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Intervista a Fabio Zontini, seconda parte

Creato il 20 luglio 2010 da Empedocle70
Intervista a Fabio Zontini, seconda parte
Quali chitarre ricordi con più affetto?

Tutte quelle che sono nate contemporaneamente ed in sintonia con un avvenimento significativo della mia vita, tutte quelle realizzate sulla base di un’idea, di una intuizione, quelle che ho finito nei giorni in cui nasceva mio figlio. Ma anche la prima in assoluto (che emozione sentirla suonare) e ovviamente l’ultima nata.
Si fa una gran parlare a volte della liuteria come una vera forma d’arte, cosa che è sicuramente vera per alcuni strumenti .. i violini di Stradivari, ad esempio, tu come liutaio, ti senti più vicino all’arte o .. all’artigianato artistico? E perché?

Io mi sento anzi sono un artigiano che mette tanto di sè negli strumenti che realizza: questo atteggiamento per cui considero il mio lavoro come un modo di esprimere me stesso mi avvicina un pò all’artista….ma non mi rende tale.
E’ molto difficile tracciare un confine netto, anzi ti dirò…forse il liutaio, proprio per l’oggetto particolare che realizza, si muove su questo confine ampliandone il significato…
La chitarra, in generale lo strumento di liuteria ha un po’ una doppia vita: quella che inizia in laboratorio tra pialle scalpelli e trucioli e quella che poi prosegue nella mani del musicista. E’ un oggetto particolare, non fine a se stesso, che va usato da altre mani d’artista per realizzarsi appieno….

Parliamo di marketing. Quanto pensi sia importante per un professionista del tuo settore? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Direi che oggi nella nostra società cosiddetta “dell’immagine” il marketing e la promozione di se stessi hanno un ruolo importante, ma non fondamentale. Aggiungerei che il mestiere del liutaio viene da lontano e chi lo sceglie è a volte poco sintonizzato su certi aspetti caratteristici della modernità quali appunto l’immagine, la promozione…. Nel nostro ambito penso che alla fine conti di più il giudizio dei musicisti rispetto a ciò che facciamo, giudizio che a volte diventa consiglio, suggerimento per altri musicisti.

So che sei stato tra i liutai italiani che nel 2008 hanno esposto i loro strumenti a Madrid, che ricordi hai di quella esperienza? Ti è stata utile?
E’ stata interessante e divertente, una bella esperienza di condivisione e di studio con altri liutai.
Abbiamo avuto modo di visionare alcuni strumenti originali di Torres, Simplicio, Arias e altri e non capita tutti i giorni, strumenti che erano esposti insieme ai nostri. Insomma è stata un’esperienza che anche sotto il profilo strettamente lavorativo ci ha arricchito. E poi ricordo con piacere una cena in particolare dove erano presenti anche il liutaio Conde, Amalia Ramirez e ovviamente tutti i liutai italiani che partecipavano all’esposizione.

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