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Intervista a luciano valli

Creato il 29 settembre 2014 da Linda Bertasi @lindabertasi

INTERVISTA A LUCIANO VALLICiao Luciano, benvenuto nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.
 
Salve a tutti i lettori. Mi chiamo Luciano Valli, ho cinquantadue anni, una famiglia, due figli e un lavoro come manager in una ditta straniera. Vivo in Olanda ormai da decenni e la mia passione è quella di scrivere; un’attività che svolgo nel tempo libero. Quindi riesco a pubblicare in tempi molto lunghi, finora ogni cinque otto anni. Spero poter proseguire a scrivere e pubblicare fino alla vecchiaia, in quanto di idee, storie e personaggi ne ho parecchi nel cassetto. La fama non m’interessa. A me basta conservarmi e magari allargare un po’ il numero dei lettori. Vorrei invece che i miei libri fossero pubblicati anche all’estero, ma finora non ci sono riuscito. Per questa ragione svolgo anche traduzioni dall’olandese all’italiano per diverse agenzie non solo di genere commerciale ma anche legate a case editrici non specificamente letterarie. Le conoscenze nel mondo della scrittura servono, secondo me e per questo cerco di allargare le mie attività. Ah, mi dimenticavo mia moglie Agnes, che è una pittrice affermata in Olanda e finora ha creato le copertine dei miei libri. V’invito a darci un’occhiata prima di cominciare a leggere il mio nuovo romanzo...
Lo studio al Conservatorio e l’infanzia vissuta nel centro storico di Roma. Cosa ricordi di quegli anni?
Di Roma, penso, che molto di quel periodo vissuto è sintetizzato in questo incipit del mio nuovo romanzo: [...] Gianni Pappataci camminava per Via dei Cappellari, calzando le espadrillesche gli alleggerivano l’impatto con i sampietrini duri e scuri, nonostante l’ombra dei palazzi fatiscenti. La sua maglietta bianca gli carezzava la pelle, senza mostrare aloni di sudore, in quel caldo venerdì 14 Luglio 1975. La sigaretta spenta era infilata tra il minuto orecchio destro e la tempia stretta. Cercava di dimenticare i suoi problemi  di  adolescente,  ma come al solito si ritrovava tra le mura opprimenti  del quartiere in compagnia di gente romana, caciarona ai limiti dell’isteria e svogliata. Lì, all’angolo con Via del Pellegrino  era ubicato il negozio di un suo amico della comitiva appena defunto,  Silvio del Neri. I genitori di Silvio  soffrivano ogni volta che il figlio guardava loro amorevolmente negli occhi, mentre lui sorrideva sempre, mostrando i denti bianchi e sporgenti... si ricordò Gianni, notando che la bottega del Neri era chiusa e alla saracinesca c’era appeso il necrologio. Nulla sull’incidente, ma solo del lutto e del funerale previsto per il giorno dopo a San Carlo ai Catinari. A destra adocchiò l’entrata della discoteca, che non era consigliabile a nessuno  a meno che non fosse deciso a farsi derubare e prendere a calci, prima di finire con il viso sulle pietre. Per lui sarebbe stato diverso e ci sarebbe potuto entrare se lo avesse voluto  ma quel giorno non ne aveva il coraggio, nel senso che aveva ancora paura dei luoghi chiusi e dei rumori forti.
Lorella Carbone a ogni mezzogiorno, uscendo dal Liceo Virgilio, gli  rivolgeva un sorriso dolce. Una mattina di Marzo del 1973, mentre pioveva, lui aveva accettato che lei si riparasse sotto il suo ombrello; Lorella glielo aveva chiesto con una spontaneità che gli avevano fatto arrossire le guance scavate. A volte Gianni non era quello spaccone dei pomeriggi trascorsi a Piazza Farnese. All’angolo dell’alimentari, Lorella era scappata via, correndo sulle scarpine dai tacchi alti, dimenando la minigonna, con i capelli al vento e i libri sotto un braccio.
Eccone un altro ... disse Gianni, guardando Papillon chesi avviava verso Campo de’ Fiori con andatura meccanica, spinto da un motore a eroina, funzionante grazie ai soldi ricavati dalle ultime vendite; una specie di catena di montaggio di una fabbrica di droga
Gianni andava al Passetto del Biscione, quell’arco che collegava due parti del remoto Teatro di Pompeo. Lì accanto era situato il ristorante di Pancrazio Criscito, lo zio del suo più caro amico. Fulvio Criscito giocava bene al pallone tanto che ai primi di Maggio, Gianni lo aveva accompagnato a un provino della  AS.Roma, per ammirare le sue prodezze. La ragione per cui Gianni si recava a Palazzo Orsini era a dir poco allettante, ma passando accanto alla vineria di Sandra Vera, al lato destro di Campo de’ Fiori, provò un’altra intensa emozione. Guardò dentro il locale per verificare  se lei si trovava come al solito dietro il bancone a farsi ammirare dai clienti brilli e un po’ fatti... No! C’è solo suo padre a riempire i bicchieri di vino uno dopo l’altro... disse Gianni sottovoce. In fin dei conti lui se l’immaginava da luna, con i capelli mori, che non erano un’eccezione a Roma, mentre gli occchi da cerbiatta forse sì,  così sensuali che lui si stava squagliando nel mezzo della piazza e non per il caldo torrido del pomeriggio. Un paio di tette sproporzionate per la sua età e un sedere che sembrava essere stato modellato da Michelangelo, accompagnavano l’andatura di Sandra, ma anche le sue frequenti risatine sempre fuori posto.

Stava passando lo Zoppo ed era meglio per Gianni proseguire il cammino: La sua  gamba corta deve essere stata una grande delusione... ma la povertà fa certi scherzi che non farebbero ridere neanche Sandra... pensò Gianni. [...]
  Vanti una collaborazione con la RAI per il programma televisivo “Invito al classico”. Parlacene.
Dopo aver conseguito l’esame finale al Conservatorio, qualche mese dopo, durante una festa privata a Roma, mi fu presentato il direttore C. Cattaneo dei programmi per l’estero (oggi RAI international) della RAI.  Mi disse che stava cercando un programmista regista esperto in musica classica, sinfonica e da camera, per un nuovo programma radiofonico che sarebbe andato in onda per tutto l’anno in sessanta puntate, trasmesso anche all’estero, America, dal Canada agli Stati Uniti, ma anche in Africa e Medio Oriente. Non mi lasciai sfuggire l’occasione. Fu un’ esperienza di lavoro meravigliosa, avendo fatto la conoscenza di un’ambiente fantastico, di gente cordiale, solidale e piena di esperienza in molti e diversi campi sia artistici  ma anche di altro genere. Insomma dei professionisti. Oltretutto, durante quel periodo, approfondii la conoscenza letteraria con un collega conduttore di un programma culturale dedicato alla letteratura italiana del 900’. Non poteva essere altro, dato che per un anno abbiamo condiviso lo stesso ufficio ma anchegli stessi studi radiofonici, tecnici, autori, attori e segretarie. Grazie alla Rai, in quei mesi, ho viaggiato per l’Italia, facendo la conoscenza nei vari studi radiofonici, di gente straordinaria e soprattutto competente. La RAI è un’azienda seria che fa onore all’Italia! Almeno così ho sperimentato io. Purtroppo il contratto terminò e il rinnovo sarebbe dipeso, come al solito in questo belpaese, dalla politica...
Sposato e padre di due figli, vivi attualmente in Olanda dove sei Manager Callcenter in un’azienda. Dove trovi il tempo per scrivere?
Dopo il mio trasferimento in Olanda mi misi subito a studiare la lingua nederlandese( in pratica è il fiammingo parlato anche  nelle Fiandre del Belgio) e con l’aiuto di mia moglie potei dedicarmi soprattutto alla scrittura senza tralasciare però le altre mie consuete attività. L’Olanda ispirò anche  rinomati scrittori  come George Simenon: navigava in barca per i canali che la traversano in lungo e in largo scrivendo del commisario Maigret. Grazie alla mia conoscenza dell’olandese e del computer e per necessità economiche, andai a lavorare come dipendente in un’azienda olandese, operante nel settore dei trasporti.
Tra le tue attività c’è anche quella di traduttore per diverse agenzie letterarie. In cosa differisce l’editoria estera da quella italiana?
Soprattutto nel fatto che la piccola e media editoria è quasi inesistente e quindi gli esordenti hanno poche, o quasi nulle, possibilità di pubblicare i loro dattiloscritti. Il famoso manoscritto nel cassetto. Da questo punto di vista in Italia le cose vanno meglio, almeno per questa categoria di scrittori. Anche se quello che mi irrita di più nell’editoria nostrana, è la costante polemica sull’editoria a pagamento. Secondo il mio modesto parere è inutile e dannosa e non solo per gli interessati, esordienti ed editori, ma anche per il pubblico dei lettori e per la sopravvivenza del libro in questo mondo globalizzato e virtuale. Vivendo all’estero, sto notando  negli ultimi anni dei segnali indicativi e forse capaci di sconvolgere l’editoria a livello mondiale. (Vedi Amazon books). In pratica la soluzione si sintetizzerebbe in una democratizzazione dell’editoria, agevolata dalla rivoluzione virtuale, la quale darebbe a tutti la possiblità di  pubblicare lasciando unicamente al pubblico dei lettori e ai recensori il giudizio dell’opera e dell’autore e cosa più importante secondo me me, contribuirebbe a far sparire la categoria degli editori, appunto inutile sotto diversi punti di vista. Come scriveva lo scrittore di fin de siecl olandese Louis Couperus, (di cui sto traducendo un saggio) gli editori non sono altro che dei Mefisto- editori, ( citazione dello scrittore ispirata dalla letteratura faustiana).
Esordisci nel 1997 con una raccolta di racconti brevi e, nel 2004, pubblichi il primo romanzo “Lucio - l’antico romano”. Di cosa si tratta?
‘Un romanzo satirico’ così è stato definito dalla critica, ambientato nella Roma imperiale quando un decreto di un fittivo Imperatore Callisto consente  l’importazione del vino rosso della Gallia così da scatenare una rivolta popolare, sobilata da un gruppo di vecchi e nostalgici patrizi. In questo grottesco scenario da guerra civile, s’inseriscono le vicende del plebeo Lucio, del suo padroine Severio e del filosfo Plinio, i quali insieme alle rispettive consorti, procaci e accomodanti, danno vita a una lunga serie di avventure.
Nel 2004, partecipi al Concorso Letterario ‘Il suono del  silenzio’ e ottieni il Diploma di Merito con la poesia “Il natale dei miei figli”. Cosa ricordi di questa esperienza?
Mi è stato più volte detto da critici e lettori dei miei libri che il mio stile è, spesso e volentieri, lirico, poetico specie in alcune scene narrative. Avevano ragione, in quanto amo scrivere poesie come appunto questa, secondo me ancora attuale: 
IL NATALE DEI MIEI FIGLI
Sarà un Natale arrivato in un mondo
in cui ancora domina il male
senza far tanta morale che più non vale,
minacciato dai venti di guerra
che vogliono far saltare tutta la terra;

l’umanità non ha trovato ancora la pace e la speranza tace,
la neve non cade neanche a Natale in Olanda
dove un tempo era candida come il viso della mia amata
decorato da un bianco sorriso;

solo i miei figli s’illudono ancora
aspettando la mezzanotte di quel nuovo giorno di speranze
che forse si sono inesorabilmente rotte;

Gesù non è nato a Natale
come afferma il Papa, papale papale
invece nascono le feste e i pacchi di regali
che al contrario di Lui non sono reali;

sarebbe meglio non festeggiarlo
ma di questo ai miei figli non parlo,
proverò ad amarlo pensando a loro
aggiungendomi a quel coro
vestito e decorato di note
che almeno a Gesù son devote.

Nel 2006, pubblichi il thriller “La casa dei sogni sul canale”. Daccene un assaggio.
Un tema di attualità oggi in occidente. Dal capitolo ‘Quel benedetto sussidio’:  
[...] Accanto al ristorante egiziano c’era un locale gestito da un club di tifosi dell’Ajax. Io  ci entravo sporadicamente per bere una birra, senza però rivelare le miei simpatie per la squadra rivale del Feyenoord. Se lo avessi saputo non sarei stato accettato, come non erano accettati i nordafricani che abitavano il quartiere: principalmente arabi, in magioranza marocchina. Tutti giovani fino ai trent’anni e giovanissimi di sedici, diciassette anni. La maggior parte figli di immigrati della prima generazione, oggi in pensione. Quei figli non avevano seguito la tradizione dei padri e rifiutavano d’integrarsi nella società dove viveano... al contrario, erano rimasti legati ai loro paesi di origine e soprattutto ai molti dogmi della religione musulmana. Erano cresciuti in mezzo a due culture opposte: quella araba e musulmana dominante nella famiglia e quela olandese, semicristiana e postmoderna, presente fuori il portone di casa... [...]
E, nel 2013, esce il romanzo storico “Come perla dentro una conchiglia”. Cosa troveranno i lettori al suo interno?
Nell’Olanda della seconda meta’ del XVII due famiglie di commercianti si confrontano sia a livello professionale che religioso e personale. Sullo sfondo delle vicissitudini storiche (Regno di Re Guglielmo d’Oranje e la guerra contro la Francia, nonché le sommosse indipendentiste interne) si svolge il complicato intreccio di vicende della famiglia di Ruggero Villafranca, un siciliano figlio di rivoluzionario che ha trovato nella bella e bionda Amalia Mejiers la salvezza dalla povertà e dal regime del Vicerè Aniello de Guzman.
Il loro fiorente commercio con l’oriente di spezie e profumi tramite le navi della Compagnia delle Indie di cui il padre di Amalia è stato comandante e membro del Consiglio, fa gola e invidia alla famiglia rivale, di cui fa parte la giovane libertina Jacobine, madre di due bambini nati dal suo matrimonio con un ufficiale francese, Louis Colbert, che morirà ucciso per volere di de Guzman per un ricatto nei suoi confronti. IL Colbert è un doppio nemico per così dire degli Olandesi: primo perché francese, secondo perché figlio di Ugonotti.
Un carico di bergamotti proveniente dalla Sicilia è la vera fortuna per Ruggero, poiché è capace di estrarne un essenza della quale vanno pazze molte donne in città sia per le qualità terapeutiche che per alcuni effetti afrodisiaci. Al contempo si scatena una lunga serie di eventi e di collegamenti con la patria di origine del Villafranca che ne faranno riaffiorare il passato travagliato, ma che lo mettono a confronto con il presente dell’isola, ancora martoriato dal regime molto autoritario del Vicerè.
Attraverso una serie di rocambolesche avventure nelle quali vengono interessati anche altri membri della famiglia quali il fratello di Jacobine, Gerrit, e il figlio di Ruggero, Jan Piet, e che porteranno anche all’incontro con una banda di Pirati orientali, si arriverà alla fine a sconfiggere e uccidere il Vicerè e a riportare la giustizia nelle due famiglie. Amalia, infine, ritrova la felicità dopo una lunga burrasca proprio a causa di Jacobine, che si scoprirà essere sua sorellastra, uscendo altresì dalla lunga depressione che l’aveva colpita dopo la morte della madre. 

Il romanzo si apre su una scena prettamente storica per passare subito dopo ad un ambiente cittadino, privato, personale, della vera vicenda narrata. La storia, quella con la Esse maiuscola rimane sullo sfondo come una eco sempre presente.
Dopo una lunga descrizione dell’ambiente e dell’ambientazione, quasi come una guida turistica, vengono sciorinati gli antefatti più salienti della vita di Ruggero il Siculo e della moglie Amalia, i veri protagonisti del romanzo, assieme a Jacobine e la sua famiglia.
Solo al decimo capitolo circa ci si confronta con la vicenda, narrata con molti particolari, tanti dei quali forse ancora un po’ fuori tempo tipo le lampade ad olio o la depressione vista con gli occhi moderni.
Il nocciolo della storia si concretizza nella relazione clandestina tra Ruggero e Jacobine che trova il suo pari in quella tra Caterina, la madre di Amalia e il “padre” di Jacobine. In entrambe è la parte femminile a soccombere fisicamente come sacrificio per un “delitto” o una colpa coscientemente commessi contro le leggi morali.
Poi c’è la ricerca della verità sulla morte di Caterina, indagine privata condotta da Ruggero con il valido supporto del figlio Jan Piet, laureando in giurisprudenza. Accanto a questa c’è anche la ricerca di Francois, figlio di Jacobine, dei suoi nonni paterni che alla fine li adotteranno raggiungendoli ad Amsterdam e salvandosi così , con successo, dal regime francese, essendo ugonotti.
Infine i legami con la Sicilia, il rivivere l’incontro con la moglie a Stromboli in compagnia dell’amante scappando dall’ingiustizia e da accuse gravi.
E non dimentichiamo i commerci fiorenti che arricchiscono però solo i malfattori, i briganti e… i commercianti furbetti.
Il finale è da manuale con la lotta tra il bene e il male che via via si è andata acuendo e dove, naturalmente trionfa il bene con tutte le sue sfaccettature.
La tematica libertaria e l’ambientazione storica possono attrarre un pubblico avvezzo anche ai libri di avventura, oltre a quello che segue il filone prettamente storico.
Adatto ad una fascia di età che va dai 14 agli 85 superando di gran lunga le pulp e le fiction-fantasy o gli horror cari ai 35-45enni, se immerso nel giusto quadro della situazione, potrebbe riallacciarsi a filoni ottocenteschi che sono poi risultati un evergreen.

http://www.ibs.it/code/9788860925657/valli-luciano/come-perla-dentro.html
Come nasce l’idea per questo romanzo?
Da una vicenda vissuta in prima persona che si trova, adattata al protagonista Ruggero, nei primi capitoli del romanzo.
Quale tematiche affronti in “Come perla dentro una conchiglia”?
Storice, religiose, filosofiche ed essitenziali.
Hai altri progetti di cui vuoi metterci a parte?
 
Come accennavo all’inizio, sto scrivendo un romanzo ambientato negli anni ’70 nel cuore di Roma, dove il protagonista è un adolescente della borghesia romana allo sbando sia nella vita che nel quartiere dove risiede, soprattutto nei vicoli e piazze frequentati  dalla gente comune ma anche dai delinquenti, dai caramba, dai comunisti, dagli autonomi e dai fascisti... insomma, erano gli anni di piombo!
E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo!
Per seguire Luciano   LUCIANO VALLI

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