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Intervista a mariana fujerof

Creato il 05 gennaio 2015 da Linda Bertasi @lindabertasi

INTERVISTA A MARIANA FUJEROFCiao Mariana, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.
Ciao Linda, grazie dell’invito! Ti confesso che sono emozionata, non sono abituata a ‘raccontarmi’… Di primo acchito forse posso sembrare una persona un po’ distaccata dalla realtà. A un’osservazione più attenta, però, si evince un certo senso pratico e un attaccamento alla ritualità del quotidiano; ritualità intesa come il tentativo di creare stabilità e sicurezza, diciamo pure ‘prevedibilità benefica’… tutte cose che mi sono mancate nella mia prima infanzia. Allo stesso tempo ho un comportamento piuttosto anticonvenzionale, in quanto non mi lascio influenzare da tendenze e mode passeggere: amo l’autodisciplina e l’indipendenza d’idee. Per concludere, credo di essere una persona piuttosto generosa, austera ma solo con me stessa, affidabile e devota a chi amo.
Vivi attualmente all’estero. Di te mi hanno colpito moltissimo le fotografie artistiche immersa nel verde. Ne deduco un grande amore per la natura. È così?
Hai indovinato. Ti propongo questa mia immagine in cui, benché i tratti del volto possano sembrare poco nitidi, mi sento fedelmente riprodotta perché fusa con la natura circostante, quasi fossimo una cosa sola. È la fotografia che preferisco e l’autore dello scatto si chiama Frank. Noi offendiamo spesso la natura, mentre lei continua incessantemente a prendersi cura di noi. Le sono profondamente riconoscente.
Di te si sa molto poco, solo quanto vuoi permettere di ‘vedere’ ed è una cosa che mi affascina moltissimo. Della tua infanzia ci lasci queste parole: Le persone che si prendevano cura di me erano, per chi le vedeva soltanto dall’esterno, forse un poco eccentriche. Lui, poeta e novelliere, con la macchina da scrivere nera dai tasti consumati —una Remington— che troneggiava perennemente sul tavolo e ticchettava in quasi tutte le ore del giorno. Lei, appassionata lettrice e poliglotta, dallo sguardo malinconico che un tempo era stato di un azzurro vivo…’ Quanto di loro c’è nei tuoi scritti?
Loro sono le mie radici amorevoli. Che il tronco s’inspessisca o i rami si allunghino, oppure che le foglie da verdeggianti si tramutino in ali dai colori struggenti prima di spiccare il volo, è sempre grazie alle stesse radici che il tutto si compie. Loro sono sempre con me,
accanto a me in un continuo colloquio interiore che si riversa poi nella scrittura.
Tra le tue passioni spicca anche la danza. Parlacene.
Quando il dolore si fissa sin dai suoi esordi nel corpo, la parola diventa muta e priva di evocazione. Solo attraverso il movimento si scavano i solchi per far defluire la sofferenza stagnante. Danzavo per non morire, contravvenendo all’implicito desiderio di chi non sopportava che io respirassi ancora. Il movimento danzato ha creato coreografie che hanno dato alla mia anima la bramata armonia.
Come si è accesa in te la scintilla della scrittura?
Su un antico tavolo di noce troneggiava perennemente quella macchina da scrivere coi tasti consumati al punto che non era quasi più possibile leggervi le lettere. Quel pezzo da museo era circondato da libri e vocabolari ingialliti, pile di fogli di appunti, lettere e manoscritti, calamai e penne da intingere affiancate da più moderne stilografiche a pompetta, penne a sfera quasi sempre scariche e matite nere che mi divertivo a temperare. Tutt’intorno aleggiava l’odore dei nastri impregnati d’inchiostro, del quale conservo ancora un ricordo molto vivido. Questi erano alcuni dei ‘giocattoli’ che hanno allietato gli anni migliori della mia infanzia, trascorsi accanto a due persone straordinarie e per certi versi anche un po’ stravaganti che hanno reso quella loro stranissima casa un microcosmo di creatività.
Più che una via di fuga, la scrittura era un modo per supplire alla carenza di comunicazione e di affettività che aveva caratterizzato il retroscena precedente della primissima parte della mia esistenza.

Nel 2013 pubblichi il romanzo “Il veleno nell’anima”. Cosa troveranno i tuoi lettori al suo interno?
Il libro parla di amore. Dell’amore però che non giunge a compimento, dell’amore negato, dell’amore sostituito dalla brama, dal narcisismo proprio e dalla brutalità. L’origine di questo amore avvelenato è una madre che affida alla propria prole una dannazione che la porterà alla distruzione, all’annientamento. Il lettore potrà rivedere in questo libro frammenti del proprio dolore nel tentativo di distaccarsene e superarlo.
http://www.blomming.com/mm/ShopButterflyEdizioni/items/il-veleno-nellanima
Qual è stato l’imput per questo romanzo?
Si è trattato di un’impellenza, come di un inchiostro rovente che partoriva storie. Tale mi sono sentita, dilaniata da pulsioni e da conflitti. Che non si sia trattato di liberazione dopo averla scritta mi è parso subito chiaro, ma anche quando un urlo non esprime parola, libera. La ‘nascita’ è stata preceduta da ripetuti aborti, ognuno con le sue lacerazioni e promesse deluse.
Quale messaggio hai voluto trasmettere ai lettori?
Sono stata io, questa volta, scrivendo, a offrirmi ai lettori. Ero io in attesa nei loro confronti; in attesa di una loro comprensione, di una loro attenzione, in attesa di essere ‘vista’. Chi scrive non sempre ha qualcosa da dare, bensì molte più cose da prendere.
Questo romanzo è nato dal dolore e dalla consapevolezza del non essere amati. Ad alcuni è data la sventura di nascere da genitori che si rifanno sui propri figli investendoli di disgrazia e cattiverie. Ecco, questa storia doveva essere la testimonianza della sofferenza umana fra le rispettabili mura domestiche.

Nel tuo libro dichiari: ‘una storia di crudeltà, amore e pazzia in una famiglia borghese del primo Novecento’. Perché hai deciso di trattare il ‘vizio’?


Perché a volte il vizio può essere lo specchio di una verità recondita. Ed è proprio in quell’incrocio trafficato del vizio che lasciamo circolare cattiveria, crudeltà data e subita, amore rivendicato e negato, piacere lenitivo o sostitutivo di lacrime.
Non c’è in me pretesa di giudizio o di condanna travestite da moralismo e perbenismo, bensì forte è l’esigenza mia di carpire le forme nascoste della malvagità e povertà dell’indole umana.

Ultimamente il tuo romanzo è uscito anche in versione digitale e sta scalando le classifiche. Qual è il tuo rapporto con l’ebook?


Mi sono avventurata, insieme al mio editore, per irte vie, pur di raggiungere il lettore. Per la bellezza di tale incontro ogni esperienza è benaugurale. L’eBook mi sta dando molte soddisfazioni, insperate!
Hai qualche altro progetto in cantiere di cui vuoi metterci a parte?
Il mio cantiere è talmente grande che a volte lo confondo con il mondo tutto, come il mondo degli artisti e dei bambini. Il lettore può aspettarsi decisamente nuove sorprese!
È stato un grandissimo piacere ospitarti nel mio blog, sei un’autrice meravigliosa e una persona adorabile. In bocca al lupo per il tuo futuro, sono certa sarà roseo.

Grazie a te, Linda, per la gentilezza e per le domande che mi hai rivolto. Quanto alla lupa che ci protegge… lunga vita a lei!


Per seguire Mariana  IL VELENO NELL'ANIMA



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