Intervista: Max Brooks spiega i morti viventi nell'archeologia

Da Zombie Knowledge Base

Accompagniamo il tradizionale Zombie Shots pasquale per presentarvi in esclusiva la traduzione di un' intervista a Max Brooks fatta dalla rivista Archaeology nella quale il famoso scrittore spiega in che modo gli Zombie hanno lasciato il segno nel corso della storia antica ed regala qualche consiglio utile agli archeologi a caccia di Zombie. Buona lettura, dopo il salto ovviamente...

Studi recenti suggeriscono che le statue dell'Isola di Pasqua furono realizzate per commemorare uno Zombie Outbreak preistorico

D: Esistono molti miti sui non morti. In poche parole, cos'è uno Zombie e qual è l'origine del termine?

R: Esistono diverse definizioni di Zombie, dal dio dei serpenti dell'Africa occidentale a una vittima di Voodoo nelle Indie Occidentali. In realtà, qui stiamo parlando di un cadavere umano rianimato che cerca di divorare la carne dei vivi.


D: È possibile scoprire tramite l'archeologia segni di attacchi di Zombie?

R: Sono sempre molto difficili da scovare. Le ossa dei morti viventi sono fisicamente identiche a quelle dei morti normali. Un archeologo che cerca le prove dell'esistenza di Zombie dovrebbe cercare cadaveri che sono stati decapitati o a cui è stato danneggiato il cervello. Come sappiamo, questi sono gli unici due modi per fermare un morto vivente. Ovviamente, un teschio spappolato non è per forza un segnale inequivocabile. Se possibile, gli studiosi dovrebbero approfondire le strategie di combattimento usate contro gli Zombie. Se la decapitazione o il danneggiamento al cervello non rientrano nel modus operandi, allora il trauma cranico potrebbe essere fuorviante.


D: E cosa ci può dire dei fenomeni di zombismo tra i nostri antenati ominidi? È possibile che l'Homo erectus o addirittura l'Australopiteco abbiamo dovuto affrontare lo spettro dei morti viventi? Se così fosse stato, gli Zombie potrebbero essere ritenuti responsabili dell'estinzione di alcune specie ominidi?

R: La teoria dell'Influenza evolutiva dei non morti vanta molti sostenitori all'interno della comunità paleoantropologica. Louis Leakey ha menzionato questa ipotesi nella sua opera innovativa Lucy Fights a Ghoul. Ad ogni modo, per verificare la teoria si dovrebbero clonare i nostri antenati pre-umani e infettarli con il virus degli Zombie. Va da sé che sarebbe finanziariamente e politicamente una procedura costosa e le difficoltà tecniche sarebbero insormontabili. Recentemente, un ricercatore sudcoreano ha affermato di aver clonato e infettato un Australopiteco, creando così un ominide non morto. In realtà, l'esperimento si è subito rivelato essere una bufala.
La figura rappresentata ne "La lancia dell'uomo morto" all'interno delle grotte di Lascaux (Francia) è una delle più enigmatiche dell'arte paleolitica. È come se l'uomo rappresentato fosse uno Zombie. Una cosa più difficile da interpretare è l'anatra sul bastone


D: Come si spiega il lunghissimo gap temporale che intercorre tra l'episodio di Katanda 60.000 anni fa nell'Africa subsahariana e il successivo episodio di Zombismo documentato risalente al 3000 D.C. nell'Egitto predinastico?

R: La risposta è ancora un mistero, ma sempre più esperti ritengono che il lungo gap tra gli attacchi degli Zombie sia piuttosto dovuto a un'incapacità di decifrare la documentazione archeologica. Una recente spedizione in Iraq ha rilevato di aver scoperto una tavoletta cuneiforme con l'iscrizione in sumero della parola Zombie. In verità, altri hanno tradotto il termine in questione con "rapa".


D: Che impatto ha avuto sugli Zombie la nascita delle città-stato in Mesopotamia e di altre culle della civilizzazione, come ad esempio la Civiltà della valle dell'Indio o del fiume Gange?

R: La nascita della civilizzazione è stata sia una benedizione sia una maledizione. Benché abbia fornito alle potenziali vittime la capacità di organizzarsi e combattere la minaccia non morta, ha anche offerto su un piatto d'argento un numero maggiore di potenziali vittime.


D: Libri come Armi, acciaio e malattie di Jered Diamond ignorano completamente l'impatto che gli Zombie hanno sullo sviluppo umano. Nessuno ha la minima idea di quanto i non-morti abbiano influenzato la storia?

R: Il nuovo libro 1490 (scritto dal comandante del sottomarino russo Kadavar Devouravich) presuppone che i morti viventi siano arrivati nel Nuovo Mondo prima di Colombo e che siano stati responsabili dello sterminio di numerose società indigene precolombiane. Secondo l'autore, dei marinai infetti provenienti dall'Europa furono gettati in mare dall'equipaggio per portarli a riva lungo la costa del Nuovo Mondo. Il libro è ancora molto controverso.

Indizi all'interno della scrittura Rongorongo dell'Isola di Pasqua non ancora decifrata, che include caratteri chiaramente ispirati ai non-morti

D: C'è stata qualche società antica che è riuscita a contenere gli attacchi degli Zombie?

R: L'Impero romano era molto organizzato. Il fatto che si usasse semplicemente "XXXVII" per fare riferimento alle loro tattiche di contenimento degli Zombie dimostra come le legioni fossero molto pratiche nell'affrontare questo problema (1).


D: Prove letterarie di un antico Zombismo possono essere inaffidabili. In particolare, mi sto riferendo alle relazioni sugli Zombie sulla costa africana da parte di Annone Cartaginese risalenti a circa il 500 A.C.. Questi scritti sono alquanto sospetti. In che modo gli archeologi possono apportare novità che aumentino o correggano la credibilità di queste fonti?

R: Purtroppo molto autori, ieri come oggi, si preoccupano solo di vender libri. I racconti di Annone potrebbero essere stati gonfiati da lui stesso, dal suo editore, o anche da traduttori successivi. L'archeologia moderna, in gran parte disinteressata ai profitti, ci fornisce una visione imparziale sulla storia degli Zombie.


D: Quando si sta scavando un possibile sito archeologico Zombie, quali precauzioni devono essere adottate per proteggere le persone che si occupano dello scavo?

R: Bisogna essere estremamente cauti quando si scava delle tombe sigillate. La mancanza di ossigeno potrebbe aver ritardato la velocità di decomposizione di un non-morto. Gli ambienti artici e subartici sono le zone più pericolose un demone rianimato potrebbe disgelarsi anche dopo secoli di imprigionamento sotto zero. Ecco un'altra ragione per temere il riscaldamento globale.


D: La documentazione archeologica può spiegarci qualche questione relativa agli Zombie? Cosa ci possono insegnare i nostri antenati circa l'incontro ed essenzialmente la sconfitta della minaccia non-morta?

R: La lezione principale che proviene dai nostri antenati è il consiglio di rimanere sempre vigili e coraggiosi. Dobbiamo cercare di emulare gli antichi Romani. Con calma ed efficienza dobbiamo trattare gli Zombie come se fossero semplicemente un punto di un programma ordinario. Il panico è il miglior alleato degli Zombie e può creare più danni che le orribili creature stesse. L'obiettivo è di essere preparati, non spaventarsi, usare la propria testa e mozzare la loro.


Nota (1): da Manuale per sopravvivere agli Zombie (Max Brooks, ed.italiana Einaudi 2006)

Attacchi documentati - 121 d.C. Fanum Cocidi, Caledonia (Scozia)

[...] L'imperatore Adriano ordinò che tutte le informazioni relative all'attacco fossero raccolte in un'unica storia completa. Oltre a fornire spiegazioni dettagliate sul comportamento degli zombi e istruzioni precise su come eliminarli, il manuale raccomandava la superiorità numerica "per fronteggiare l'inevitabile panico tra la popolazione". Di questo documento, noto semplicemente come "XXXVII Ordinanza Militare", fu distribuita una copia ad ogni legione in tutto l'impero. Ecco perché nelle regioni sotto il dominio romano gli attacchi zombi non raggiunsero mai più proporzioni consistenti né furono più riportati in modo dettagliato. [...]

[Fonte: Archaeology]


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