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Io leggo,tu guardi,egli ascolta....

Creato il 19 gennaio 2011 da Marianna06

   ENZO BARNABA’ / IL VENTRE  DEL  PITONE /pagg.192, EMI- Bologna

 

Scrive Serge Latouche nella prefazione di questo libro:”Il mercato colonizza lo Stato molto più di quanto quest’ultimo colonizzi il mercato”.

Infatti, in Africa, l’invasione dei media  internazionali, dalla radio alla televisione, da internet ai telefoni cellulari, ha effetti  estremamente corrosivi sui legami sociali.

Colonizzando l’immaginario si trasforma la povertà modernizzata in autentica miseria, che spinge poi uomini e donne a migrare verso l’indefinito, l’incerto, convinti invece di trovare, fuori del loro mondo, il paradiso in terra e quindi poter  appagare i propri sogni.

E questo ovviamente riguarda soprattutto i giovani come Cunégonde, la protagonista del romanzo di Enzo Barnabà.

A Cunégonde, nel suo percorso, non andrà troppo male ma ci sono ferite che difficilmente si rimarginano anche per lei e traumi che non si dimenticano mai.

L’autore è un francesista con la passione dell’Africa e, per motivi professionali,  inoltre un grande conoscitore della realtà africana.

In particolare della Costa d’Avorio.

 

OSVALDE  LEWAT  HALLADE / UN AFFAIRE  DES NEGRES/- CAMERUN 2007-

 

Considerando le notizie che pervengono dall’Africa, che raccontano quasi sempre di  una certa assenza di democrazia in parecchi  Paesi ,anche oggi che è finito il colonialismo ed abbiamo l’Africa delle indipendenze, vale la pena di guardare, per farci un’idea, il documentario “Un affaire de nègres” di Osvalde Lewat Hallade, regista camerunese, girato nel lontano 2007 ma segnalato con una menzione particolare, nel 2009, al Festival del cinema africano di Verona.

Il film racconta le azioni illecite compiute da un’unità speciale delle forze dell’ordine camerunese, unità voluta, a partire  dal 2000 ,dallo stesso Presidente, Paul Biya.

Lo scopo vero sarebbe stato quello di combattere il banditismo invece, sotto le grinfie degli sgherri, finivano e finiscono centinaia di persone innocenti.

Persone di cui non si sa più nulla.

Le azioni poi, in genere, sono motivate da rancori e/o vendette personali.

Le testimonianze e i ricordi dei familiari delle vittime vengono raccontate nel documentario da una avvocatessa, che ne ha preso in tribunale le difese.

Importante è soprattutto il punto di vista della regista, che non accusa esclusivamente la classe dirigente e i politici locali, bensì la popolazione, che si dimostra incapace di saper scegliere responsabilmente i propri governanti.

Un lavoro, insomma,  che merita attenzione.

 

NI NA SIMONE  / UN USIGNOLO TRA TALENTO E  DOLORI / Etichette Bethlehem-Colpix-Philips-RCA.Varie(’78-’93 )

 

Nativa del North Carolina, la Simone  proviene da una famiglia numerosa ma povera.

A soli sette anni suona  già il piano e l’organo nell’oratorio della sua chiesa.

Dotata di un eccezionale talento è la sua stessa comunità, che provvede economicamente a farle completare gli studi in campo musicale.

Nata nel 1933, risente tuttavia molto del clima di pregiudizio razziale degli  anni ’40 negli USA.

Dopo una serie di vicissitudini, in parte conclusesi anche a lieto fine,debutta con il suo primo album nel 1958. E vende subito  un milione di dischi.

Alterna gospel, jazz e blues e sempre con eccezionale bravura, facendosi apprezzare incondizionatamente dal grande pubblico, che la segue e l’applaude. Intanto dal 1963 in avanti  firma anche dei contratti discografici interessanti con la Philips, la nota casa discografica, che in quegli anni andava per la maggiore.

Lascia l’America alla fine degli anni ’60, accusando tanto l’FBI quanto la CIA di non essersi mai seriamente occupate del problema del razzismo, per lei chiodo fisso, viste le costanti sue frequentazioni con Malcom X e Martin Luther King.

Gira il mondo dalle Barbados alla Liberia,all’Egitto, alla Turchia , per poi fermarsi in Francia.

L’allontanamento dagli USA condiziona però  un po’ il suo successo sopratutto in termini di vendita.

Ma quando  Chanel usa “My baby just cares for me” per un annuncio televisivo, il successo le arride nuovamente e diviene un’icona del jazz anche  per le generazioni degli anni ’80.

Difficilissima la sua vita privata, specie nei rapporti con gli uomini, muore nel 2003.

Resta però la sua leggenda, che ancora oggi  è continuamente alimentata dai numerosi ammiratori  in diverse parti del mondo.

 

   A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

Africa
 


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