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Io sono ciò che sono

Creato il 30 dicembre 2010 da Dallomoantonella

Io sono ciò che sono

Ciao  a tutti,  amici carissimi.

Siete già spaparanzati  nelle vostre belle case  ben addobbate per le feste?  vi immagino  già tutti pronti con le bottiglie di spumante  in mano,  se non nelle vostre mani,  di sicuro in quelle del vicino, e già sento i botti, i frastuoni, il grande gioioso chiasso  che  non ci lascerà riposare  fino a notte fonda…

2010  addio,  largo al nuovo anno, al nuovo decennio, a tutte le incognite   preziose  che conterrà.

Sempre continuando  il nostro  chiacchierare  cortese,   sento di potere  abbracciarvi  con lo sguardo  e di potere  registrare   i vostri pensieri  più consueti e più probabili,  quelli  che  ci tocca  di  rispolverare in queste occasioni antiche  e sempre  attese  con   curiosità  ed interesse.

Per prima cosa  auguri dunque al mondo.

Che possa  chiudere in bellezza, che possa dimenticare per un attimo le cose che non vanno,  che possa  serenamente  per una notte  arrestarsi  nella sua  abituale  frenesia   per  potere  pensare  solo e finalmente a se stesso. Cogliere l’attimo fuggente.

Lo so che mentre  che il mondo opulento   o normale  si permette questo lusso, c’è una fetta di  universo  che  troverebbe  magico   quello che noi riterremmo  banale.  Lo so.  Non serve ricordarlo, non serve sottolinearlo, anzi,  è talmente  risaputa questa cosa  che  chi  se ne prende veramente  a cuore  ha già fatto qualcosa per  questo  pezzo  di  paese eterno  sfortunato  e  scandaloso.

L’ha fatto senza metterne fuori i manifesti, l’ha fatto  con  generosità ed autenticità; l’ha fatto e basta.

Al mondo  cosidetto normale, invece, io mi  rivolgo  con  calma   per potere  comprendere  meglio  le vostre e le nostre  aspettative più segrete  quanto più  comprensibili.

Ciò che mi viene d’aggiungere  a quanto già detto,  è che  non sempre,  persino   noi  fortunati, vorremmo  fare quello che arriviamo a fare, non sempre vorremmo dire quello che arriviamo a dire, e spesso vorremmo svegliarci anche noi,  come quegl’altri,  in un altro paese, magari con un’altra famiglia, magari con un’altro lavoro…

Questo succede  quando  forze avverse ci hanno  persistentemente  contrastato;  non è  un luogo comune,  non è becerismo.

L’umanità normale  non  è  portata  al sacrificio.

Se ne guarda bene,  lo osserva da lontano,   se ne tiene in disparte.

L’umanità  speciale  con il sacrificio convive;  convive a tal punto che ne diventa l’immagine, l’icona, l’incarnazione.

Poi  succede che qualcosa cambia;  non chiedetemi che cosa  cambia di preciso.

Sostanzialmente cambiano le condizioni,  cambiano gli equilibri, cambiano  i rapporti, e tutto quello che era stato dato per immutabile diventa improvvisamente  mobile,  non solo mobile,  persino  paludoso, scivoloso, irrefrenabile, incontenibile…

Come presenze  senza più una propria volontà  ci lasciamo assorbire  da questa forza  invincibile  che come un uragano tutto sembra spazzare via.

Il nostro senso di responsabilità ci dice che  dobbiamo essere prudenti, che dobbiamo essere giusti, che dobbiamo essere equi nell’organizzare  i nuovi scenari  che sembrano profilarsi all’orizzonte.

E’  questo che io vi auguro e mi auguro per l’anno nuovo.

Che noi si sappia  acquisire e  coltivare    l’arte dell’equilibrio   della  nuova chiarezza,  clarità  condivisa  e  dichiarata,  che possa fugare il dubbio  e le incomprensioni,  affinchè non ne vengano  in eredità nuovi vinti e nuovi vincitori,    ma solo nuovi uomini  più consapevoli, più giusti, più forti, e perchè no,  più felici o più   adeguatamente  determinati  alla felicità.

Comprendere i propri errori per non più ripeterli; comprendere il proprio presente  per trovare l’energia di  accettarlo; progettare  il proprio futuro per avere il   respiro del tempo e nel tempo.

Torno  a ripetere il titolo di questo blog:  cuore, tempo, mente.

Il cuore  ci fa sentire la vita  ma se fosse abbandonato a stesso   senza  la mente che lo controlla  ed il tempo  che lo  contiene  potrebbe diventare  una  fiamma devastatrice e distruttiva.

Il tempo  è quello spazio   che noi ci costruiamo o ci organizziamo più o meno  liberamente  ma che  senza  il cuore  e che senza  la mente  non avrebbe alcun senso, alcuno scopo, alcuna origine ed alcuna  destinazione.

La mente   è la lucidità del nostro agire,  è  la comprensione  del nostro fare e del nostro ricevere,  ma che senza il cuore  che la rende personale e nostra, e che senza il tempo  che la rende  contestualizzata  e mobile,  in continua trasformazione,   sarebbe un sapere senza  costrutto, senza  utilità,  senza  armonia con il creato.

Che tutti noi  si possa dire: “Io sono ciò che sono  e vivo  la mia vita  che mi è stata data  da vivere.   Non posso fare altro. Non voglio fare altro. Non devo fare altro.”

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