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istantanee da Acco. L'arrivo.

Da Aliceharottolospecchio
Scendo dal treno insonnolita.
La stazione è piena di soldati seduti per terra appoggiati allo zaino che aspettano la coincidenza per tornare a casa: tanto cibo ,una bella doccia, sonno in un letto pulito, uscite con gli amici e la ragazza e poi di nuovo in ballo.
Non prendo mai il treno qui perciò quando vedo che tutti preparano il biglietto non capisco perchè, in viaggio non me l'hanno neanche controllato.
Mentre la corrente mi spinge verso l'uscita vedo la gente tirare fuori il biglietto e infilarlo in una fessura aprendo così il cancello e permettendogli di uscire.
Oddio e il mio dov'è? E' impossibile trovarlo nella mia borsa entropica. Eccolo finalmente.
Ed eccomi fuori, sono ufficialmente arrivata ad Acco, la città delle Repubbliche Marinare .
Taxi! Gridano gli autisti  ma siccome  io gli rispondo in ebraico loro neanche mi guardano.
Mi avvio a piedi, ho più di un'ora di tempo.
La città nuova è squallida ma ci sono degli odori che acuiscono il mio appetito e piterie, sciuarme, bevande fresche sono le uniche cose che mi attirano in questo momento.
Cerco un posto un po' accogliente ma i ristoranti sembrano tutti dei chioschi ingranditi: krauti bianchi e rossi, sottaceti, tehina, humus, pomodori e cetrioli a cubetti, peperoncini piccantissimi mi guardano stufi mentre le sciuarme continuano a sudare indifferenti nel grasso.
Decido di entrare -Da Avi- dove le insalate sembrano un po' più vispe e la sciuarma  sfrigola.
Vengo servita da uno con la sigaretta in bocca (scopro poi che é Avi in persona) che mi sbatte nel piatto un po' di tutto .
Buona questa sciuarma vero?  Mi chiede una mosca dall'alto del suo mucchio di krauti.
Le rispondo ingollando l'ultimo sorso di Coca Cola.
Poi pago e me ne vado.

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