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Italia: Paese di stereotipi di genere!

Da Marypinagiuliaalessiafabiana

Ho appena letto un articolo di Giornalettismo  che pubblica una ricerca sessista, spacciata per scienza, mirata a giustificare le discriminazione di genere che subiscono le donne nel mondo, con il presupposto che sono dovute a differenze biologiche tra uomo e donne e non a caso trovano molta visibilità mediatica in Italia dove gli stereotipi di genere sono molto radicati.

Mentre in Svezia (e nel mondo scandinavo) impazza la tendenza di dare ai bambini nomi e giocattoli neutri , in Italia balza alle cronache una sentenza del tribunale che vieta a due genitori di continuare a chiamare la loro figlia con il nome “Andrea” che possedeva già da 5 anni, dal momento che ne aveva cinque ma prima di allora risiedevano  in Francia. Perchè? perchè sarebbe un nome maschile (mentre negli altri Paesi è femminile).

I genitori della bimba non ci stanno e preannunciano un ricorso contro la sentenza della I sezione civile del Tribunale di Mantova che ha imposto loro di cambiare il nome della figlia di 5 anni, chiamata appunto Andrea, in Andrée, per “indicare la sessualità in modo corretto”.

I due si rivolgono alla Corte Europea, asistiti dal loro avvocato Sebastiano Riva Berni: “Ci aspettavamo questa sentenza, ma ciò non vuol dire che l’accettiamo. I miei assistiti ne fanno una questione di principio in quanto ritengono che cambiare il nome di una bambina di cinque anni possa avere delle conseguenze di natura psicologica ed essere causa di traumi. Temono che la loro piccola possa sentirsi, in un certo modo, usurpata di una porzione della propria personalità, di cui il nome che porta da cinque anni è parte integrante. Esauriti i gradi di giudizio previsti in Italia, non escludiamo la possibilità di rivolgerci alla Corte Europea”.

Ma la sentenza del tribunale è choccante:

“Secondo il tribunale, infatti, Andrea è un nome maschile e per dimostrarlo si può citare la stessa etimologia del termine, che deriva dal greco “aner” e indica inequivocabilmente le caratteristiche di virilità tipicamente maschili. La forza e la virilità identificherebbero l’uomo nella sua mascolinità contrapposto alla donna. Detto questo, chiamare Andrea una bambina significherebbe, secondo la I sezione civile del Tribunale di Mantova presieduta da Mauro Bernardi, andare contro la legge, in particolare contro i criteri contenuti nella Circolare n. 27 del 2007 emanata dal Ministero dell’Interno : “La sessualità – scrivono nella sentenza – deve essere identificata in modo corretto, secondo le tradizioni”.

Aspettatevi anche questo nel Paese dove donne e uomini vivono come se venissero da emisferi diversi! Aspettatevi che privino le vostre bambine di un nome che possedevano già perchè offende l’onore maschile, aspettatevi che creascano le vostre bambine con giocattoli rosa e le educano già da così piccole a ruoli stereotipati, aspettatevi che i tribunali entrino nelle mutande delle vostre figlie per leggiferare in modo così integralista. Siamo in Italia, Paese al 74° posto per uguaglianza tra donne e uomini.

Mary



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