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Italy: Love it or leave it

Creato il 14 gennaio 2012 da Lo Sciame Inquieto
Italy: Love it or leave it Luca Ragazzi e Gustav Hofer sono letteralmente adorabili.
Il primo è un vero “romano de Roma”, che dei romani ha quella specie di atteggiamento un po’ blasé rispetto alla vita che ne fa la principale forza e anche la principale debolezza; Luca però è un romano della Roma bene, quindi raffinato, colto, consapevole. Insomma, un intellettuale dall’aria rilassata: un mix di straordinario impatto.
Gustav è altoatesino. E, come molti altoatesini, pur vivendo a Roma e parlando italiano ormai da moltissimi anni, continua ad avere un forte accento tedesco. Vestito sempre piuttosto casual, col capello un po’ lungo, è però molto rigidino e intransigente nelle sue idee e nel suo modo di essere. Insomma, un pignolo affascinante: un mix anche questo micidiale.
Luca e Gustav sono una coppia. Ben assortita non c’è dubbio. Ci hanno raccontato la loro bellissima storia e la loro difficoltà ad essere gay in un contesto come quello italiano nel loro primo documentario Improvvisamente, l’inverno scorso, un’opera leggera e profonda al tempo stesso che ha giustamente avuto un grande successo.
Ora Luca e Gustav devono cambiare casa e questa situazione che non si sono scelti li porta a chiedersi se non sia il caso di trasferirsi all’estero, nello specifico a Berlino dove hanno molti amici e dove Gustav sarebbe anche favorito con la lingua. Luca non è convinto.
Così, con una Fiat Cinquecento (quelle originali), che cambia colore e targa ad ogni tappa del loro viaggio, attraversano l’Italia in lungo e in largo per capire se sono più forti i motivi per restare in Italia o quelli per lasciarla. Vi ricordate la trasmissione di Fazio e Saviano, Vieni via con me, in particolare tutti i duetti in cui gli stessi presentatori o i loro ospiti elencavano i motivi per restare o per andare? Ebbene, in Italy: Love it or leave it Luca e Gustav fanno la stessa cosa con l’uso delle immagini e delle bellissime animazioni che spesso esprimono molto di più delle parole.
Il loro docu-trip – come recita la locandina del film – li porterà a vedere molti posti (dal Piemonte al Lago di Como, dalle colline toscane alla Sicilia, dalle campagne della Calabria al centro di Milano, dal mare pugliese alle spiagge di Rimini) e a incontrare molte persone più o meno famose (dagli ex-dipendenti della Bialetti all’operaia della catena di montaggio della Fiat, dagli immigrati di Rosarno all’imprenditore siciliano sotto scorta perché minacciato dalla mafia, da Andrea Camilleri a Nichi Vendola, dal filippino della villa di George Clooney all’attrice napoletana che ha portato in scena il tema dell’immondizia, da Oskar Petrini ai sostenitori di Berlusconi di fronte al palazzo di giustizia di Milano).
Ne viene fuori un ritratto impietoso dell’Italia, un paese di una bellezza struggente, con una storia passata di straordinaria ricchezza, con una cucina di grande qualità che tutti ci invidiano, ma martoriato dalla totale incapacità di affrontare i problemi che derivano dalla complessità del presente o che affondano le proprie radici nella sua storia passata, il tutto alimentato dalla generale decadenza della qualità del tessuto sociale.
Peccato che il racconto nel suo insieme risulti poco incisivo, in un certo senso un po’ banale per chi in questi ultimi due anni ha vissuto in questo paese e ne ha seguito le vicende. Sembra quasi di assistere a un riassunto dei telegiornali del 2009-2010, senza che emergano veramente elementi di novità sostanziale. Forse ci aspetteremmo una soluzione che non c'è.
Da questo film non si esce ottimisti, visto che – senza rivelarvi quale sarà alla fine la scelta di Luca e Gustav – è chiaro che chi decide di restare in questo paese – senza voler entrare nei suoi meccanismi deteriori - lo fa avendo due possibili opzioni: o il menefreghismo più totale, il disinteresse per quello che gli succede intorno, nel tentativo egoistico di preservare la propria esistenza tranquilla, ovvero una strada costantemente in salita, una fatica che non ha mai fine, la necessità – come dice Vendola – di “scalare le montagne”, anche per ciò che sarebbe dovuto e scontato.
Gli esempi italiani positivi che Luca riesce a presentare a Gustav sono esempi di straordinario coraggio di persone ordinarie che hanno deciso di non rassegnarsi ad accettare le cose come sono, ma per questo vivono vite difficili. Non sarebbe forse meglio un paese in cui non c’è bisogno di diventare eroi per vivere da onesti cittadini e fare una vita normale in una società civile e in città vivibili?
Secondo Luca e Gustav non c’è sostanzialmente alternativa tra le due opzioni summenzionate. O almeno forse è questo il messaggio che vogliono portare al di fuori dei nostri confini nazionali, cui il film sembra in realtà primariamente rivolto.
Finito il film Luca e Gustav un po’ ci mancano. Ci sembra di conoscerli da sempre, vorremmo spiegarglielo noi perché rimanere o perché partire alla volta di Berlino. Sì, perché sono persone come noi (in realtà, non esattamente a giudicare da dove vanno a vivere!) e che potrebbe capitare di incontrare, come è successo a me, che – qualche giorno dopo la visione del loro primo documentario – ho incontrato Luca per strada a cavallo della sua bicicletta e ho pensato che avrei potuto persino dirgli ciao.

Voto: 3,5/5


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