Ma è proprio così che dovrebbe essere: surreale. Inconcepibile. Ridicolo. Perchè il solo fatto di ritenerlo tale dimostra di per sé la nostra libertà. Morire per aver cercato di far sorridere, semplicemente, non ha senso. Non lo ha se parli di politici, se alludi ad una società intera, e neanche se l'oggetto è religioso. Poi puoi condividerne o meno i contenuti, considerarli persino esagerati o irrispettosi, ma a me fa schifo l'idea di vivere in un mondo in cui devi aver paura di quello che scrivi, disegni o dici. In cui l'ideologia di altri può mettere fine ad una vita – una vita, cavolo! - mentre cammini per strada, prendi un aereo o vai a lavoro. Che poi è retorico, lo so. Probabilmente banale. Ma a me, in questi due giorni, accendere il computer o la tv ha davvero messo il magone.
“Tra poco più di una settimana vado a Parigi. Oddioooo, a Parigi!”. Mi sono accorta che, tra tutte le sensazioni del mondo, dentro di me c'era anche il panico. Non è giusto. Perchè se provi panico hanno vinto loro. Mi fa arrabbiare, come mi fa arrabbiare l'idea che qualcuno possa preoccuparsi perchè la mia prossima destinazione è una civilizzata capitale europea, a un solo confine di distanza da qui. E allora festeggerò il mio compleanno in ritardo, con un viaggio, come previsto e come doveva essere. Mi godrò della buona musica dal vivo. Farò turismo. Berrò del vino. E mi divertirò. Perchè non è mancanza di rispetto, ma il solo modo che mi viene in mente per onorare le vittime di quella assurda strage.
