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Jo Walton: What Makes This Book so Great

Creato il 08 febbraio 2014 da Martinaframmartino

Jo Walton: What Makes This Book so GreatUltima tappa, almeno per ora, su Jo Walton. Vi ho già spiegato perché ho letto il suo Un altro mondo (http://librolandia.wordpress.com/2014/02/01/jo-walton-un-altro-mondo/) e anche cosa ne penso senza farvi spoiler (http://librolandia.wordpress.com/2014/02/02/jo-walton-un-altro-mondo-la-recensione/).

Credo che uno dei motivi per cui Un altro mondo piace così tanto, e non solo a me, è perché parla dei libri che amiamo. Non solo per quello, la scrittura della Walton sa essere lirica e l’introspezione psicologica della ragazzina è notevole. In più c’è una storia molto particolare, a cavallo fra il fantastico e la nostra realtà, che sa tenere desto l’interesse del lettore.

I libri meritano comunque una citazione a parte. Nel Nome della rosa Umberto Eco fa scoprire al suo protagonista, Adso da Melk, che i libri parlano fra loro. Secondo me fanno anche altre cose che in pubblico non posso riferire mentre io non li sto guardando: io so di non averne comprati così tanti perciò l’unica ipotesi ragionevole che mi viene in mente è che si riproducano da soli. Comunque sono dei gran chiacchieroni, lo vedete anche voi quanto io salti da un libro all’altro nei miei articoli per il blog, ed è tutta colpa loro. Su FantasyMagazine sono più rigorosa, mi attengo maggiormente al filo del discorso, ma qui mi sto orientando sempre più su un’altra strada.

Jo Walton: What Makes This Book so Great
Se non mi è sfuggito nulla il primo libro che la Walton cita è Jane di Lantern Hill di L.M. Montgomery, ma gli autori non sono evidenziati e non sempre nel romanzo ci sono i titoli delle opere lette da Morwenna. E ha senso che io li citi tutti a mia volta? Ci sono opere fantasy come Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, di fantascienza come I Dragonieri di Pern di Anne McCaffrey, o mainstream come Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Judith Kerr. C’è una crescita fatta con i libri, perché anche i libri aiutano a crescere. Magari quando rileggo Un altro mondo mi faccio un elenco dei libri citati e vedo cosa posso leggere fra quelli che ancora mi mancano, e sono tanti.

La Walton comunque è cresciuta fra i libri, e continua a parlarne. Avete presente la mia rilettura delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin? Ho iniziato a farla (a scriverne, per rileggere avrei riletto comunque) dopo aver visto le varie serie sulle riletture del blog di Tor Books. Io ho letto solo la rilettura dell’ultimo romanzo di Robert Jordan, prima non potevo farlo perché non ero in pari con le edizioni americane e avrei subito spoiler, e sto leggendo la prima lettura delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, entrambe curate da Leigh Butler. Ce ne sono altre, alcune che non mi interessano, come quelle relative a Stephen King, Steven Erikson o Joe Abercrombie, altre che non leggo per mere questioni di tempo, e mi spiace molto, come è il caso delle riletture di Patrick Rothfuss e soprattutto di La via dei re di Brandon Sanderson. La Walton sta curando la rilettura di Rothfuss, quasi quasi dovrei fare un salto indietro e recuperare tutti i suoi vecchi articoli. Per chi è interessato segnalo che si trovano qui: http://www.tor.com/features/series/patrick-rothfuss-reread.

Jo Walton: What Makes This Book so Great
La Walton ha da poco pubblicato un libro intitolato What Makes This Book so Great, testo che suppongo non sarà mai tradotto, perciò ho iniziato a fare un pensierino all’acquisto in inglese. Però a breve esce l’edizione economica di River of Stars di Guy Gavriel Kay in inglese, e io tendo a non sovrapporre mai la lettura di due libri in lingua. L’indice del libro lo potete trovare qui: http://www.barnesandnoble.com/sample/read/9780765331939.

Si tratta di una selezione degli articoli scritti da Jo nel corso degli anni per tor. com. Perché allora dovrei comprare un libro su qualcosa che è disponibile on line? Perché odio leggere al computer vi piace come risposta? Perché sento che questo è uno di quei libri su cui prenderei un bel po’ di appunti e per prendere appunti io ho bisogno di avere in mano la mia matita e non di piazzarmi davanti a una tastiera vi piace di più? Davvero, gli appunti io li prendo a mano, non so prenderli al computer, e in compenso so scrivere solo al computer. Faccio troppe correzioni, troppi rimandi, troppe inversioni di paragrafi, per poter scrivere a mano qualcosa di lungo e complesso e non perdermi io stessa nel foglio e in tutte le sue frecce. Quando andavo al Liceo io sapevo che dovevo assolutamente finire il mio tema in tempo in modo da riuscire a trascriverlo in bella copia. La professoressa era disposta anche a correggere la brutta copia, se noi non facevamo in tempo a trascrivere, ma io sapevo che non potevo consegnare la mia perché lei non sarebbe mai riuscita a capire i miei rimandi e i miei simboli.

Jo Walton: What Makes This Book so Great
Nella presentazione del testo della Walton Patrick Nielsen Hayden ha scritto che questi non sono testi di critica analitica. Sono cose molto più personali, inviti a riflessioni a partire dagli spunti forniti dai libri. Non sempre servono analisi critiche. E a volte i libri parlano in modi diversi da quelli previsti dall’autore. Lo sapete che su L’uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung io ho preso appunti di fantasy? Ce n’è anche qualcuno di arte (se è per questo pure sulla Bibbia ho appunti di arte), ma quanto ho letto Jung ero orientata sul fantasy ed è questo quel che cercavo, anche se ero aperta ad altri suggerimenti. Alcuni articoli della Walton li potete trovare qui: http://www.tor.com/tags/What%20Makes%20This%20Book%20So%20Great. La maggior parte non sono collegati a questo link, questi sono solo quelli riediti dopo che la Walton ha realizzato What Makes This Book so Great. Per trovare gli altri dovete cliccare sul nome dell’autrice in coda a uno degli articoli. Vi avviso però, sono quaranta pagine da 20 articoli l’una, quindi una lettura integrale si prospetta un po’ lunga.

Jo Walton: What Makes This Book so Great
L’articolo su George R.R. Martin parla della brama che lei ha di leggerlo, di come il desiderio di portare avanti quella storia superi ogni altra cosa e del fatto che per avere questo effetto un libro non deve necessariamente essere un capolavoro, ma più semplicemente (?) risuonare per noi. Per spiegare meglio il concetto fa anche un paio di esempi, citando libri importanti che non le donano questa necessità di continuare la lettura indipendentemente da tutto il resto, mentre riescono a farlo altri che oggettivamente sono di livello inferiore ma che in qualche modo l’hanno completamente catturata.

Conosco le sensazioni di cui parla, le conosco molto bene. Quando scrivo una recensione cerco di razionalizzare, di spiegare perché un libro è valido (o perché non lo è, ma se quella che sto scrivendo è una stroncatura è ovvio che non sono stata colta dalla fame di lettura), ma non posso spiegare perché mi sembra di avere un uncino che mi trascina dallo stomaco, o perché posso passare in pochi secondi da un respiro affannato al riso o al pianto o anche a tutte e tre le cose contemporaneamente, o perché a volte debba smettere di leggere perché ho bisogno di rifiatare. Rifiato abbracciandomi il libro, pronta a tuffarmi di nuovo al suo interno, ma a volte mi devo fermare proprio perché la lettura è così intensa. Un accenno di cosa significhi per me il bisogno di leggere si trova nella prima parte di quest’articolo e nei commenti che ho postato sotto: http://librolandia.wordpress.com/2013/01/22/tarmon-gaidon/. Sono emozioni legate all’ultimo romanzo della Ruota del Tempo di Robert Jordan, curiosamente proprio la storia che la Walton cita esplicitamente come importante ma priva, per lei, della capacità di donarle il bisogno impellente di leggere. Rispetto i suoi gusti come sono certa che lei rispetterebbe i miei, se solo sapesse che io esisto. E vado avanti a leggerla, perché è sempre un piacere e perché fornisce davvero spunti di riflessione interessanti.

Per esempio, ha spiegato di amare le serie perché, quando qualcosa le piace, ne vuole sempre di più, e una serie è un ottimo sistema per poter stare in un determinato mondo, a volte anche insieme a determinati personaggi, più a lungo. E poi inizia a parlare di serie, dalle quali giustamente esclude Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien. Ritrovarmi quel libro citato qui, in questo modo, mi ricorda che ho due articoli importanti non pubblicati. Dovrei proprio decidermi a sistemare quei dettagli che devono ancora andare a posto e pubblicarli, peccato che tenda sempre a prendermi più impegni di quanti riesca a gestirne. Ma, parlando di serie, ne esistono di diversi tipi. Pensateci, pensiamoci, se volete leggete l’articolo della Walton, e se vi piace quel che scrivo io sperate che riesca a trovare il tempo per finire i miei testi incompiuti. Intanto, visto che per ora (e per un solo messaggio) ho impiegato fin troppo tempo, vi lascio con l’articolo della Walton e con la raccomandazione di leggere almeno il suo Un altro mondo: http://www.tor.com/blogs/2014/01/what-makes-this-book-so-great-so-what-sort-of-series-do-you-like.



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