John Wick, la vendetta “coreografica” di Keanu Reeves – La recensione

Creato il 23 gennaio 2015 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Il giudizio di Antonio Valerio Spera

Summary:

Difficile classificare John Wick, ricondurlo ad un genere preciso. L’opera prima di Chad Stahelski e David Leitch, due personalità entrate nel cinema come stuntman performer, è infatti un mix di action, revenge movie, cinecomic, condito qua e là di ironia, imperniato su un’estetica della violenza quasi sussurrata che non vuole in nessun modo indugiare su sangue e dolore. È appunto la sua natura quasi fumettistica a non rendere per niente fastidiosi cento minuti in cui si assiste continuamente a calci, pugni, sparatorie e esplosioni. In più, per quanto il film sia indubbiamente criticabile per la quasi inesistenza di una storia, di dialoghi e di colpi di scena, questa sua atmosfera volutamente surreale e fuori da ogni schematismo lo rende inaspettatamente un piacevole gioco in cui lasciarsi trascinare.

Il trucco per appassionarsi ad una pellicola come John Wick è riuscire a coglierne quest’aspetto di puro divertissement senza avere la pretesa di assistere ad un’evoluzione narrativa di rilievo, a personaggi a tutto tondo e fuori dagli stereotipi, a dinamiche psicologiche ben approfondite. Si tratta chiaramente di un film costruito quasi esclusivamente per il piacere visivo, dove l’azione e la violenza rappresentano gli elementi di una costante coreografia di corpi. Ecco perché lo spunto del racconto – la vendetta di John Wick (Keanu Reeves), ex sicario della malavita newyorkese, nei confronti del suo vecchio “mondo” dopo l’uccisione del suo cane, ultimo regalo della moglie scomparsa – è soltanto un mero pretesto per dare vita ad un’opera imperniata sull’eleganza e sul dolore di corpi in movimento, sempre a contatto, pronti a distruggersi.

Quest’intento di Stahelski e Leitch è evidentemente dichiarato in ogni sequenza, sfuggendo dialoghi e spiegazioni narrative, accennando solamente al passato del protagonista e lasciando che sia lo stesso ritmo frenetico dell’azione a portare con sé informazioni necessarie alla comprensione del racconto. E tale dichiarazione d’intenti è espressa anche dalla scelta di Keanu Reeves per il ruolo di Wick. Un volto, quello del divo di Matrix, legato proprio dai tempi della trilogia dei fratelli Wachowski  ad un immaginario cinematografico caratterizzato dalla “danza” dei corpi (si pensi infatti a 47 Ronin e Man of Tai Chi, da lui stesso diretto).

Il mondo raccontato in John Wick dai due registi esordienti appare completamente fuori dal tempo e dalla realtà, mantenendo con quest’ultima solo un appiglio nella sua dimensione scenografica. Ed il risultato è una pellicola dall’atmosfera patinata in cui si respira chiaramente un’aria orientaleggiante e a tratti “tarantiniana”, che richiama alla mente l’estetica di John Woo, Tsui Hark o Takashi Miike. L’azione frenetica non lascia neanche un secondo lo schermo, il film procede ad un ritmo che non prevede soste, le sequenze si susseguono in un crescendo di tensione. La vendetta alla fine si compie (come prevedibile) ed il gioco di Stahelski e Leitch, pur ripetendosi, pur non presentando sorprese, funziona, prende, appassiona. Stranezze –  e magie – del cinema.

A cura di Antonio Valerio Spera per Oggialcinema.net


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :

  • Crows Explode (2014)

    Meno Miike e più parole nel terzo live action sulle mazzate scolastiche Non amo e sicuramente non conosco abbastanza il cinema di Toshiaki Toyoda per poterlo... Leggere il seguito

    Il 29 gennaio 2015 da   Silente
    CINEMA, CULTURA
  • Visitor Q

    Ci sono film che non mi sono mai sentito di consigliare a scatola chiusa. Questo non solo perché sono troppo difficili da capire o altro, ma perché credo che no... Leggere il seguito

    Il 21 dicembre 2014 da   Jeanjacques
    CINEMA, CULTURA
  • Magic in the moonlight

    Mi sto accorgendo che il tempo sta passando e, nel riguardarmi indietro, mi rendo conto di quanto il cinema abbia influenzato la mia vita. Leggere il seguito

    Il 11 dicembre 2014 da   Jeanjacques
    CINEMA, CULTURA
  • Horns

    Sapete bene che ormai uno dei tormentoni di questo blog sia che delle trasposizioni cinematografiche che vengono fatte non ho (quasi) mai letto i libri. Leggere il seguito

    Il 09 novembre 2014 da   Jeanjacques
    CINEMA, CULTURA
  • The Midnight After (2013)

    Fruit Chan vuole riassumere Lost in due ore e ambientarlo a Hong Kong. Purtroppo ci riesce.Decifrare Hong Kong e il suo cinema è cosa complessa e caleidoscopica... Leggere il seguito

    Il 06 novembre 2014 da   Silente
    CINEMA, CULTURA
  • Festival Internazionale del Film di Roma: As gods will di Takashi Miike

    Il Maestro giapponese, per la terza volta consecutiva presente al Festival Internazionale del Film di Roma, continua a sorprenderci con l'ennesimo lungometraggi... Leggere il seguito

    Il 28 ottobre 2014 da   Taxi Drivers
    CINEMA, CULTURA