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Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)

Creato il 29 dicembre 2009 da Rogues
Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Il giorno di Natale nel piccolo villaggio danese di Hjulebæk a nord di Næstved nonno Karsten, al termine del pranzo luculliano, invitava i commensali a immergersi nella tinozza d’acqua calda a 39 gradi preparata per l’occasione e posta nel giardino della splendida villa. La temperatura esterna era di circa 3 gradi e l’invito era alquanto “inconsueto” per chi come noi non aveva mai partecipato Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)a una simile esperienza. I primi a tuffarsi, dopo il concitato cambio nello spogliatoio, sono stati Edoardo, Vito e il sottoscritto seguiti a ruota da Jens, Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Karsten, Betty, Ulla, Sofie, Olivia, Pernille e il piccolo Karl Ferdinand. La tinozza attrezzata con bibite fresche e il buio esterno illuminato dalla luce fioca proveniente dalla torcia inserita nel cappellino di Karsten davano la giusta coreografia all’evento. Dopo un breve ambientamento con il corpo riscaldato dall’acqua calda seguiva un tuffo veloce nella piscina Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)d’acqua fredda e il relax finale con la nuova immersione nella tinozza che consentiva al sistema cardiovascolare di adattarsi. Mio fratello e io eravamo elettrizzati da questa esperienza e allo stesso tempo preoccupati della reazione del nostro corpo di fronte a una così singolare novità, ma alla fine il risultato è stato a dir Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)poco entusiasmante. All’interno della casa era rimasti Niels e Grete mentre Nick coperto dal suo montone cittadino assisteva a bordo tinozza da spettatore divertito. Dopo il breve passaggio finale, con i piedi nudi che Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)calpestavano la neve nel giardino, la sauna toccasana e la doccia calda completavano il rito di questo eccezionale bagno scandinavo. L’intera truppa danese-italiana, di nuovo negli abiti di Natale, si stanziava poi, lasciandosi letteralmente andare, sui divani del soggiorno di casa per intonare canti natalizi alternati a canzoni moderne o ad arie tribali africane. JensJulens ansigter (faces of a Danish Christmas) vero mattatore trascinava il gruppo con il suo tamburo cajun coadiuvato dall’accompagnamento all’ukulele da Vito e dalla deliziosa voce di Ulla.
Il pranzo di Natale danese era stato davvero emozionante con Karsten padrone di casa che, attirando l’attenzione picchiettando sul piccolo bicchiere, Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)descriveva nel dettaglio i vari piatti di portata e incitava gli invitati a bere la snaps (grappa) locale. I piccoli e suggestivi canti danesi intonati durante il pranzo regalavano al tutto un’atmosfera davvero indescrivibile. Alla fine per non essere da meno gli “italiani” intonavano una versione di “Roma nun fa la stupida stasera” in omaggio al viaggio di fine anno nella capitale di Sofie, Edoardo, Betty e Vito. A termine pranzo Ulla ed EdoardoJulens ansigter (faces of a Danish Christmas) si alternavano al pianoforte invitando al canto la piccola platea e dando all’atmosfera, già calda per la stupenda accoglienza e per l’impeccabile arredamento natalizio, il giusto tocco di perfezione.
Questo è stato il mio piccolo racconto dell’incantevole giorno di Natale.
Ora torno indietro di solo qualche ora per narrare questa esclusiva Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)vacanza iniziata a settembre con la felice adesione all’invito della famiglia di Sofie. Nei giorni precedenti la partenza verso Copenhagen la neve di Milano aveva messo tutto in discussione per via della cancellazione di molti voli e soltanto quando l’aereo della Easyjet è atterrato Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)si è potuto finalmente tirare un felice sospiro di sollievo. Ad attenderci (Vito Betty Nick e io) all’aeroporto c’erano Edoardo e un pulmino a nove posti della Ford noleggiato per l’occasione.
Mio nipote Edoardo (figlio di Betty e Vito) è da un anno a studiare (italiano, danese e musica) a Copenaghen ed è fidanzato con Sofie, conosciuta ai tempi del viaggio nel Bohuslan del 2007. L’invito di Ulla e Jens (i suoi genitori) a trascorrere il Natale in Danimarca era stato accolto con un entusiasmo e curiosità incredibili, ma nemmeno minimamente avrei potuto immaginare come poi si Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)sarebbe sviluppato e credo che difficilmente lo si potrà capire dal mio stesso racconto.
Copenaghen aveva appena smesso gli abiti di circostanza, per via della conferenza delle Nazioni Unite sul clima appena conclusa, per indossare quelli tradizionali del Natale. Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)L’Admiral Hotel è stata un’ottima scelta (di Vito) sia per l’indiscussa qualità che per locazione nella zona del porto vecchio di Nyhavn. Il tempo rapido per la sistemazione dei bagagli nelle stanze e via di camminata verso il ristorante prenotatoci da Jens per la cena della vigilia. Per arrivarci abbiamo percorso l’intero Strøget, il caratteristico corso pedonale che attraversa il centro. Lo Stroget è la strada più “in” di Copenhagen dJulens ansigter (faces of a Danish Christmas)ove piccoli negozi si alternano alle boutique più famose e dove il design danese (che adoro … lo stereo a muro che apre le sue antine di vetro con il semplice passaggio della mano della Bang & Olufsen del 1991 è ancora oggi pezzo forte del mio soggiorno di casa) trionfa nel suo stile tradizionale e moderno al tempo stesso evidenziato dall’indiscussa semplicità. La cena all’Heroford Village è stata ottima aperta con il glogg tipico (eccellente versione di vin brulè speziato) e con l’antipasto di morbido e abbondante salmone danese. Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)A seguire poi il piatto forte composto da anatra arrosto e arrosto di maiale serviti con patate lesse, crauti rossi, prugne e mele. A chiudere il dolce danese tradizionale di Natale a base di riso, Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)panna e vaniglia mescolati con mandorle tritate e salsa calda di ciliegia.
L’abbondante colazione a buffet del mattino in hotel e la breve sosta alla “Sirenetta” aprivano il nostro giorno di Natale. Con la leggera pioggia che batteva sul pulmino insieme alle musiche natalizie del cd preparato per Natale abbiamo raggiunto Næstved, la città della famiglia di Sofie. Ad attenderci c’erano Ulla, Jens, Olivia e il simpatico cagnolino Aya (batuffolo bianco quasi come fosse un peluche). Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)La loro accoglienza è stata semplicemente fantastica e insieme, dopo il girotondo cantato attorno al bellissimo albero (vero), abbiamo scartato i pacchetti di Natale (talmente tanti che sembravano usciti da un pozzo senza fine) mentre assaggiavamo i dolci preparati dalla famiglia.
Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)La casa di Ulla e Jens è veramente molto bella, esattamente vicina al mio gusto, con tanto di parquet di legno naturale, luci soffuse calde, imposte bianche, ampie vetrate e con un grande sotterraneo dove c’è addirittura uno studio di registrazione perché i due Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)genitori oltre a insegnare a scuola musica (canto e percussioni) sono musicisti che fanno concerti tutto l’anno con il loro gruppo chiamato Ulla Abdullas Cocobongoband ( http://www.cocobongo.dk/ ).
Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Dopo l’apertura dei regali, via tutti insieme (che fortuna avere avuto il pulmino a nove posti … eravamo proprio in nove … oltre a Aya) verso la casa dei genitori di Ulla dove ad attenderci c’erano naturalmente loro Grete e Karsten, oltre a Pernile (sorella di Ulla), il marito Niels e il loro piccolo Karl Ferdinand. Anche qui l’accoglienza è stata sorprendente, sembrava quasi ci conoscessimo da sempre. Ci si trova subito a proprio agio a dispetto della lingua.
Per fortuna c’è sempre stato Edoardo ineccepibile traduttore trilingue. Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Trascorrere con loro il giorno di Natale, il giorno della famiglia, il giorno dello stare insieme è stata una cosa fantastica. Con il passare del tempo tutto sembrava così naturale. Il rientro di sera in hotel, percorrendo col “nostro” pulmino i 90 km. che ci separavano da Copenaghen, ha permesso a tutti noi di pensare, riparlare, ricantare tutto quello che avevamo provato in questo incredibile giorno di Natale.
Il mattino di Santo Stefano il meteo ci ha regalato un cieloJulens ansigter (faces of a Danish Christmas) bellissimo e scorci colorati di Copenhagen. Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Con Edoardo da Cicerone ci siamo avventurati nella visita del vecchio porto (Nyhavn) con le sue case coloratissime, del centro cittadino con la piazza del Municipio “Rathaus” addobbata con tanto di grande albero di Natale e con la statua di Hans Christian Andersen a fare quasi da “custode”. Via di nuovo verso Næstved dove Ulla, Jens, Sofie e Olivia ci aspettavano con altri ospiti. Ma prima ancora un salto per un saluto a casa di Helle, l’altra sorella di Ulla, a Rønnebæk che ci aspettava insieme al marito Peter, ai loro tre figli Freja, VilladsJulens ansigter (faces of a Danish Christmas) e Lauge e al loro cagnolino Lucca. Un’altra bellissima casa con ampie vetrate e l’accoglienza sempre calda con tanto di pane fumante fatto inJulens ansigter (faces of a Danish Christmas) casa appena sfornato per l’occasione. Il tempo di andare a comprare il burro salato commissionato dalla famiglia di Sofie ed eccoci pronti per un altro magnifico pranzo questa volta a casa di Ulla e Jens. Gli altri commensali questa volta erano parenti dalla parte di Jens. C’erano sua figlia Katrine col fidanzato Teis, la sorella di Lotte col marito Bent, l’altra sorella Mette con i figli Kristian, Kristoffer e Claes, Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)la moglie di quest’ultimo Patricia e la loro figlioletta tutto pepe Mila. Il pranzo abbondante e squisito, quasi una gustosa replica del giorno precedente, comprendeva tra gli altri antipasti di aringa in varie versioni, il salmone, il patè di fegato con funghi, le uova sode, il Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)burro salato, il pane nero e bianco e i “nostri” salumi e formaggi portati per l’evento natalizio. Il “dopo pranzo”, a pomeriggio inoltrato, si è succeduto con canti e giochi di Natale con Jens che coinvolgeva tutti come solo lui sa fare. Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Verso sera gran parte della nuova truppa (a pranzo eravamo in 19) si è inoltrata nella foresta cittadina per raggiungere la piazza centrale di Næstved dove tutti insieme, in un lungo girotondo attorno al grande albero, abbiamo intonato il classico canto danese di Natale “Juletræet med sin pynt”. Sulla via del ritorno brevi soste dall’esterno ad alcuni vicini di casa di Ulla e Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)Jens dove a richiesta abbiamo cantato il nostro pezzo forte di origine africana (insegnatoci da Jens).
Sembrava di far parte del cast di un film. Nel frattempo all’interno della casa il Nick conversava amabilmente (non riusciamo a capire come abbia fatto visto che sa solo l’italiano e il pugliese) con gli altri ospiti danesi che avevano preferito risposarsi. Prima del rientro nelle stanze all’Hotel Kirstine prenotato per la notte a Næstved, Vito Betty Edoardo e io ci siamo rifugiati in un pub per bere qualcosa di fresco e conversare ancora sulla giornata trascorsa. Purtroppo la vacanza era al termine e dopo la colazione del mattino seguente siamo andati con Ulla Jeans e Sofie ad assistere a una parte della messa cantata nella chiesa adiacente la scuola dove studia Olivia. La loro messa è più coinvolgente delle nostra (anche perché ci siamo persi il sermone) e la loro religione più aperta al mondo Julens ansigter (faces of a Danish Christmas)moderno.
Il rientro a casa di Ulla e Jens per i saluti finali, con qualche lacrima di commozione e la foto finale con autoscatto, ha sancito il Natale trascorso. Emozioni continue ne hanno decretano la bellezza. Nel viaggio di ritorno si sono aggiunti anche Sofie ed Edoardo che come detto passeranno con Betty e Vito l’ultimo giorno dell’anno a Roma.
.Un grazie particolare di cuore (mange tak) a Ulla Jeans Sofie e Olivia che con la loro adorabile gentilezza cortesia accoglienza hanno reso così unico e speciale questo Natale,
ma anche un grazie enorme a Edoardo per i miracoli verbali compiuti nell’intero soggiorno con le traduzioni (danese, inglese, italiano) in simultanea dei vari commenti dei partecipanti.
E’ stato un Natale indimenticabile e una vacanza straordinaria.
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Post’s song : “Love is all” performed by Spandau Ballet
Post's Christmas song : "Juletræet med sin pynt"
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Periodo del viaggio : dicembre 2009

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