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Karen Dalton - In My Own Time

Creato il 01 giugno 2014 da Tonypop

Karen Dalton - In My Own Time
Just Sunshine/Paramount Records PAS 6008 - 5/71
  1. Something On Your Mind
  2. When A Man Loves A Woman
  3. In My Own Dream
  4. Katie Cruel
  5. How Sweet It Is (To Be Loved By You)
  6. In A Station
  7. Take Me
  8. Same Old Man
  9. One Night Of Love
  10. Are You Leaving For The Country

Tra  i miliardi di sottogeneri musicali (spesso creati a posteriori per catalogare o per vendere di più), ne esiste uno (che forse creo io in questo momento, ma oggi vado controtendenza e mi travesto da pseudo critico musicale) che adoro : le Female HippiePsychFolk Singer.
Cantanti femminili (spesso cantautrici, ma molto spesso solo interpreti), con alle spalle storie spesso tragiche, dure o fuori dal comune, che suonano del classico Folk, ma avendo pubblicato dischi prevalentemente tra la fine dei sixties e la metà dei seventies, sono considerate pysch o hippie; cantanti  riscoperte nel nuovo millennio ed ispiratrici di tutto il folk alternative moderno.
Tra queste ricordiamo : Judee Sill, Anne Briggs, Karen Beth, Cathy Young, Kathy Smith, Brigdet St. John , Linda Perhacs ed appunto Karen Dalton.
Nata Karen J. Cariker nel 1937 a Enid Oklahoma, ha una storia difficile alle spalle : ragazza madre giovanissima, sposa il padre della sua seconda figlia, da cui prende il cognome Dalton, ma rapisce la figlia  e scappa in Colorado.
Ad Fine anni cinquanta inizio anni sessanta è  Boulder (Colorado), oltre a cantare nei locali di sera, suonando chitarra e banjo, conduce una vita proto hippie ed inizia a dedicarsi voracemente all’ alcool e alla droga.
Si trasferisce a New York al Greenwich Village all' inizio dei sixtes,ed è una dei personaggi principali della scena folk.
E' amica  di Tim Hardin, Fred Neil, Dino Valenti e Bob Dylan che nel suo libro Chronicles la definisce come la più brava di tutte, con una voce alla Billie Holiday ed un modo di suonare la chitarra alla Jimmy Reed. Incide nel 1969 il suo primo disco per la Capitol “It's So Hard to Tell Who's Going to Love You the Best” molto essenziale e rurale, dove la voce particolare appunto che rimanda a Billie Holiday (e che spesso o si ama o si odia) e chitarra e banjo sono in evidenza.
Il disco originale oggi è molto ricercato dai collezionisti.
Dopo due anni passati tra il Colorado, droga ed alcool, Michael Lang (organizzatore di Woodstock) proprietario della piccola etichetta (distribuita dalla Paramount) Just Sunshine gli fa incidere “In my own Time” , disco curato e prodotto con musicisti e sessiomen di buon livello.
Forse non è il disco che rappresenta meglio Karen Dalton, ma è un lp che  ad ogni ascolto si apprezza sempre di più, e che è invecchiato molto bene.
L' eccessiva produzione (per i canoni del genere e lo stile di Dalton) all' inizio sembra pomposa, ma  i ripetuti ascolti rendono il disco davvero piacevole, con una venatura di soul jazz che non guasta.
Prodotto dallo stesso Lang da Harvey Brooks e con le note di copertina di Fred Neil,  con session man di alto livello  tra cui Ken Pearson (già con Joplin) all' organo, lo stesso Harvey Brooks al basso (sessionman con Dylan), Dennis Whitted batteria già sessionman con Paul Butterfield ,e con brani (tutti cover, qui Karen è solo interprete), che spaziano dai Traditional a brani scritti da Butterfield , Richard Manuel (The Band) e altri ancora.
Si parte con la meravigliosa "Something on my mind" vero pezzo forte del disco, il brano è una cover di un pezzo di Dino Valenti, ed era la unica versione conosciuta fino a qualche qualche anno fa quando nel singolo del 2008 "Strange Times" i Black Keys (prima di diventare il fenomeno mondiale che sono adesso) l'hanno coverizzata.
"When a man Loves Woman" è buona esecuzione del classico di Percy Sledge, "Katie cruel" apprezzata da Dylan, è puro folk acido : banjo, violino e voce di Karen al massimo.
Il rifacimento di un brano di Holland -Dozier -Holland “How Sweet It Is (To Be Loved By You) conferma il lato soul del disco, il pezzo è ottimo, ritmico e con un bel arrangiamento, nello stesso stile è la cover di "In my own time" (Butterfied) che dà il titolo al disco.
Il lato B si apre con "In a Station" stupendo esempio di canzone Jazzy - Soul, con tanto di organo in sottofondo che la rende calda e malinconica, un incrocio tra il primo Tom Waits e Norah Jones!!!
“Take me” è leggermente sotto tono, rispetto al resto dei brani, ma è comunque un buon pezzo.
"One night of Love" è un blues elettrico molto ritmico, il traditional riarrangiato “Same Old Man” è un raga folk incredibile.
Il disco si chiude con un altro piccolo gioiellino "Are you leaving for the country" pezzo folk, con fingerpickin e ritmica acustica, scritto dal marito all' epoca di Karen, Richard Tucker, è semplicemente meraviglioso.
Il disco non ebbe grande riscontro, Karen sempre più dedita all’ abuso di alcool e droghe, partecipò ancora ad un disco degli Holy Modal Rounders "Alleged In Their Own Time "del 1975  come backin vocals.
Si traferì in California, ma la sua dipendenza dalle droghe aumento sempre di più, mori nel 1993, anche a causa dei suoi eccessi, a soli 55 anni.
Ha ispirato tutto il movimento folk del nuovo millennio.
Quotazioni : il disco originale si trova in rete a prezzi compresi tra 40 ed i 70 dollari.

Karen Dalton - In My Own Time

Foto della label della mia copia in vinile di PAS-6008


Karen Dalton -something on my mind -(sample)

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