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Kill the mister – Perché in A paga sempre l’allenatore

Creato il 03 aprile 2012 da Solosport @solosport

Con il ritorno di Malesani al Genoa diventano 17 i cambi di guida tecnica nel massimo campionato: eguagliato il record della stagione 2009/’10.
Sintesi perfetta di un movimento senza progettualità che non osa guardare lontano.

Kill the mister – Perché in A paga sempre l’allenatore

Se il vostro capo cambiasse ogni mese, e così rapidamente voi doveste adattarvi a nuove mansioni, riuscireste a lavorare meglio? Oppure, se il vostro professore fosse rimpiazzato ripetutamente da supplenti, ognuno dei quali porta con sé nuovi metodi e nuovi libri di testo, riuscireste a studiare con più profitto?
Domande a cui il mondo del calcio ha dato da tempo le sue risposte: sì!
Se chiedete perché, di sicuro uscirà fuori la parola “scossa”, quella che – secondo i presidenti – portano i nuovi allenatori in ambienti depressi e condizionati da risultati negativi.

TREND L’impressione, però, è che le scosse in questione siano sempre più quelle di un debole defibrillatore, utilizzate di continuo per tenere all’erta la squadra/paziente nell’immediato, senza mai sottoporla ad esami accurati, a controlli che possano dire di più sullo stato di salute.
Così per il terzo anno consecutivo mezza Serie A ha cambiato allenatore: 10 club coinvolti in 17 sostituzioni totali, quante ce ne furono nella stagione 2009/’10, un pessimo record. Eguagliato, ma non superato (sembra che in molti abbiano dimenticato di conteggiare la panchina ad interim di Bonacina all’Atalanta in quell’annata) anche se ci sono ancora 8 giornate per fare peggio.

EUROCONFRONTO Uno sguardo all’Europa calcistica che conta di più permette di capire meglio la singolarità del caso italiano. Nella stagione in corso siamo primissimi per cambi in panchina – come detto a quota 17 – seguiti dalla Liga spagnola (12), Bundesliga (9), Premier League e Ligue 1 francese (5). Guardando all’ultimo triennio, la Serie A è sempre davanti a tutti con 48 sostituzioni, mentre in Inghilterra, nello stesso periodo, ci sono stati solo 15 cambi di tecnico, addirittura solo 12 in Francia.
Ma l’esclusiva assolutamente tutta nostra è quella del richiamo del tecnico esonerato (tre casi in questa stagione: Tesser a Novara, Ficcadenti a Cagliari e Malesani a Genova), un controsenso che evidenzia l’assoluta mancanza di idee e di lungimiranza nel momento delle scelte. Una bruttura che va a braccetto con il delicato momento economico: una “scossa” gratis praticamente!

Kill the mister – Perché in A paga sempre l’allenatore

RECORDMAN? C’è una squadra in Serie A che da sette anni consecutivi non termina il campionato senza cambiare mister. Un presidente che solo una volta nelle ultime 10 stagioni non ha esonerato l’allenatore.
Servirebbero dati d’archivio sconfinati e tempi lunghi per capire se siamo di fronte ad un record assoluto, ma di sicuro siamo fuori dall’ordinario: Serie A 2004/05, Guidolin porta il Palermo in Europa e diventa l’ultimo allenatore a sopravvivere per un intero campionato al presidente Zamparini. Lo stesso Guidolin ci riproverà nel 2006/2007, senza fortuna stavolta (esonerato a 5 turni dalla fine e richiamato alla penultima…).

RISPOSTE Provando ad uscire dalla logica della scossa – la cui valenza è di sicuro amplificata ma tuttavia non inesistente – resta da capire il vero motivo di queste scelte avventate. Al di là dei dissapori fra presidenti e tecnici, un fattore può essere l’autovalutazione che la società fa della propria rosa, spesso una sopravvalutazione: lampante l’esempio della Fiorentina, una squadra mediocre, con un fenomeno in attacco (Jovetic), qualche giovane talento (Ljajic, Nastasic) e un ex-capitano con la testa già altrove (Montolivo). Mihajlovic ha pagato alla 10.a giornata il fatto di essere nella norma, l’ambiente si è preventivamente entusiasmato per l’arrivo di un buon tecnico come Delio Rossi (“Delirio Rossi” ricordate?) ma i risultati sono peggiorati.
Ecco, a volte servirebbe maggiore umiltà. Quella che non ha avuto il Novara, capace di esonerare Tesser – il tecnico della storica doppia promozione – di far tornare a sognare Mondonico e mandarlo via poi nel giro di un mese. D’altronde il calcio, questo calcio, non è più uno sport per romantici…

Riccardo Marchese



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