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l'america di Wray

Creato il 24 ottobre 2013 da Omar
l'america di Wray Pubblicato in patria e poi da noi qualche anno fa, La lingua di Canaan s'impernia sulla storica figura di Thaddeus Morelle detto il Redentore, inquietante ed enigmatico personaggio che nel profondo south degli USA liberava gli schiavi e poi li rivendeva, promettendo loro una parte del denaro ottenuto per assicurargli una comoda fuga verso il Nord. «Un negro veniva venduto anche tre o quattro volte, poi, per evitare il rischio di essere scoperti, si eliminava l’unico testimone, vale a dire il negro stesso, gettandone il corpo nel Mississippi»John Wray definisce attraverso questo letale commercio (servendosi di una narrazione a ritroso, che parte dalla fine della vicenda sino all'inevitabile scena madre) il volto di una Nazione colta sulla soglia di una esiziale Guerra Civile, si sposta tra i protagonisti della storia come avvalendosi di una cinecamera, muovendosi a scatti, costruendo una lingua che ruota attorno a uomini di nome Virgil Ball, Clem Gilchrist, il Colonnello, Asa Trist, Kennedy, Delamare. Lo stile è pregnante, denso, forse troppo lavorato.
l'america di Wray Nella sua foga narrativa l'autore coagula e impasta colori, suoni, dialoghi. E la trama (fatti realmente accaduti, resoconti di cronaca documentati e riletti in chiave evidentemente mccarthyana o, forse ancor meglio, attraverso il prisma di Melville) finisce per sopperire, fagocitata dallo esercizio di stile funambolico. «Questa nazione fu fondata sulla fede - sulla pura e semplice credulità - proprio come la Francia è stata fondata sullo scetticismo. No, mio caro, l’illuminismo non fa per noi». Eppure il periodo narrato, le vicende srotolate, sono oggettivamente degni d'interesse. E se la bravura dell'autore non avesse deciso di gonfiare il petto in un perenne tentativo di sbalordimento, oggi parleremmo di questo romanzo senza dubbio come di un capolavoro. Traduzione maestra by Tommaso Pincio
John Wray
La lingua di Canaan (Ed. Gea Schirò)

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