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L’amore può essere una malattia

Da Renzo Zambello

L’amore può essere una malattiaAvete mai sentito l’espressione essere malati d’amore o innamorati dell’amore? più o meno hanno lo stesso significato e sono due concetti molto più reali di quanto non si creda. Inizio dall’innamoramento. Si indica di solito una persona che cerca in tutti modi di trovare un partner. Diventa quasi un’ossessione perché il desiderio di provare certi sentimenti è più importante di tutto, anche della persona amata. Ci si illude di essere innamorati, per la necessità di sentirsi vivi e parte di qualcosa. È tipico degli adolescenti o delle persone un po’ immature, ma non è nulla di grave, mentre essere malati d’amore è molto più serio.

Avviene dopo la fine di una storia importante e capita di sentire questo dolore così forte da crederlo insopportabile e, soprattutto, insuperabile. Ma non è così. Può sembrare assurdo e tremendo, ma nella natura dell’uomo c’è l’istinto di sopravvivenza e prima o poi riusciamo a convivere anche con la più atroce delle perdite.

 Secondo Donatella Marazziti, docente di psichiatria all’Università di Pisa, ci vogliono due anni, ma alla fine l’equilibrio perduto viene ripristinato. È lo stesso periodo di tempo necessario perché la delusione sia superata a livello psicologico. Un passaggio che può essere vissuto per una separazione, ma anche per un lutto.

 Dopo una trauma di questo genere si può passare alla fase dell’innamoramento: ci si sente immediatamente attratti da una nuova persona, con cui però instaura un rapporto sereno e duraturo. È più un momento di consolazione. Bisogna stare attenti a non trasformarlo in qualcosa di ossessivo, la paura di perderle il compagno, anche se in fondo non ne siamo davvero convinti.

 Si diventa pedanti e ripetitivi. Si sfoga sul partner la frustrazione della delusione precedente e ovviamente si tende a far naufragare anche questa storia, che si soffoca giorno dopo giorno con paure e angosce senza senso.

 C’è un limite però che non bisogna mai superare ed è quando il sentimento diventa così doloroso da essere insopportabile, ma soprattutto se non si riesce più ad avere una vita normale. Se gli altri affetti o il lavoro vengono compromessi da questa tempesta di emozioni. In questi casi, è fondamentale intervenire.

 Si inizia a vivere una vita di manie e senza il partner sempre accanto è come essere privati di una parte fisica di noi stessi. Un incubo, anche per la persona che ci ama. È bene intraprendere un percorso di psicoterapia che può aiutare a capire i motivi che fanno vivere un rapporto d’amore in modo patologico.

da: http://coppia.pourfemme.it     

Commento del Dott. Zambello

I due anni a cui  fa riferimento la Professoressa Maraziti, sono il tempo massimo, borderline,  oltre il quale si entra in quello che clinicamente viene definito “lutto patologico”.  In realtà, già secondo Freud, i tempi per poter elaborare fisiologicamente un lutto sono  circa sei mesi. Purtroppo, non é raro trovare persone che anche dopo, cinque, sei, dieci anni e oltre ancora sono “ammalati di amore”. Cosa succede? perché?  Credo che lo schema teorico  che meglio ci aiuta a capire questo,  sia la teoria della Klein.  E’ lei che ci aveva spiegato che il bambino, naturalmente, nei primi mesi di vita é “fuso-confuso” con la mamma,  in una situazione che lei aveva definito “narcisistica”. Il bambino non distingue sé dalla mamma, è un tutt’uno con lei. Seguirà una fase che  la Klein  aveva chiamato “oggettuale”, dove il bambino inizia a percepire la madre come  ”un oggetto” fuori di sé. Due persone che si innamorano, recuperano, inconsciamente dentro di loro la possibilità di rivivere qui momenti “magici” dove erano un tutt’uno con l’altro,  un “paradiso terrestre”. Però, se sono  sufficientemente strutturati, se sono stati capaci di passare alla  fase oggettuale,  utilizzeranno questi momenti come soddisfazione personale e come slancio creativo  ma,  saranno   capaci a modularli nel tempo e a  rinunciarvi, volutamente o per necessità come  ad esempio nella separazione. E’ chiaro che se uno ha parti Sé che sono ancora strutturate in quella fase “primaria”,  narcisistica, quella del “fuso e confuso”, non sarà mai capace di recuperarsi come un sé indipendente dall’altro, ad elaborare il lutto.

Questo meccanismo di dipendenza patologica dall’altro  é alla base di tutte le dipendenze: droga, sesso, gioco, alcol.. etc La psicoterapia può aiutare a superare questi meccanismi primari, antichi che possono diventare patologici ma non su una base comportamentale, razionale ma, necessariamente, psicodinamica.


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