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L’ecomostro di alimuri

Creato il 16 gennaio 2011 da Speradisole

L’ECOMOSTRO DI ALIMURI

 

Eccolo, il più longevo ecomostro della costa sorrentina e forse del Paese. Lo scheletro di cemento di quel che doveva essere un hotel da cento stanze, 2 mila metri quadrati e 18 mila metri cubi.

Un giorno dell’agosto 2009,  gli operai si sono presentati, di buon mattino e hanno iniziato a trafficare sul rudere.

Erano lì per demolire finalmente l’ecomostro di Alimuri, l’albergo abusivo e incompiuto, che da 42 anni deturpa la costa sorrentina al confine tra Meta e Vico Equense?

Nossignore. Erano lì per avviare i lavori di ‘protezione’: un’imbracatura di reti metalliche per impedire ai bagnanti di avventurarsi sui cinque piani di solai sgretolati, pericolosi trampolini di folli tuffi, e per salvare la struttura dal costone retrostante che si sta sfaldando.

Domanda: che mercato ha un abuso edilizio che tutti vorrebbero per decenza vedere raso al suolo? Chi non è del ramo non saprebbe cosa rispondere.

E’ brutto, fatiscente e pericoloso. Perché si affaccia sul mare e così qualche incosciente si inerpica sulla struttura per azzardare un tuffo o ammirare il panorama, infrangendo l’ordinanza di divieto di transito per pericolo caduta massi e attraversando i buchi di una recinzione da pollaio.

Infatti ogni estate qualcuno si ferisce. Negli ultimi due anni tre ragazzi sono finiti in ospedale. L’ultimo all’inizio di quest’estate: ha ceduto il solaio di un balcone del secondo piano, il giovane è precipitato sugli scogli e ha rischiato di rimanere paralizzato. D’inverno le cose non vanno meglio: il luogo si popola di spacciatori e tossici.

L’invocata demolizione pareva avvicinarsi nell’estate del 2007, con la firma della convenzione promossa da Rutelli. Il costo dell’abbattimento, del ripristino del fronte mare e del costone alle spalle del manufatto, sarebbe stato così suddiviso: 600mila euro a carico del governo e della Regione, 500mila a carico dei privati che, in cambio, avrebbero ottenuto una nuova licenza, per costruire un altro hotel, di pari cubatura, a Vico Equense.

Ma le condizioni dell’accordo, inspiegabilmente, fecero  gridare allo scandalo l’opposizione di allora e si innescò una lunga procedura fatta di lettere, denunce e controdenuce, con la conseguenza che lo scheletro di cemento armato che  doveva essere demolito entro il 31 ottobre 2007 , sta ancora lì, su quel bel mare, mentre i fondi, già stanziati per la demolizione, sono stati destinati, dal ministro dell’economia, ad altro.

Un ministro, quello dell’economia, ironico e antipatico,  che per la cultura e per l’ambiente  non solo non ha riguardi, ma pare li abbia proprio in odio. Siccome nutre tante simpatie per i legaioli, forse gli basta la storia di Barbarossa,  come cultura e l’orto di casa sua, come ambiente,



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