L’Europa come obiettivo e come opportunità

Creato il 29 maggio 2014 da Casarrubea

Matteo-Renzi

La vittoria di Renzi nelle elezioni europee di domenica non ha nulla di ordinario. Non era mai successo, infatti, che i partiti politici, subissero uno spostamento di consensi così alto come quello che ha registrato il PD e che l’arcipelago dei vecchi governi fosse mandato in frantumi in tutte le sue periferie. La debacle ha colpito anche partiti tradizionalmente forti, come il PdL-Forza Italia, i populismi chiassosi delle piazze e della rabbia senza direzione politica, mentre hanno fatto capolino sulla scena partiti che hanno saputo leggere la crisi nostrana, sia a destra come il NCD, sia a sinistra come il partito di Alexis Tsipras.
La prima domanda da porsi è dunque questa: cosa rappresentano i risultati elettorali in Italia? Non ci sono altre risposte che questa: una forte spinta verso un processo di riforme e di cambiamento che riesca a risolvere la crisi che attanaglia il mondo del lavoro con tutti i suoi dati drammatici e di prospettiva. Ciò significa che in queste europee gli italiani hanno creduto nella scommessa di Renzi e hanno in qualche modo premiato Alfano e la lista Tsipras per i loro elementi di supporto positivo a un mutamento degli atteggiamenti istituzionali europei. Hanno espressso in modo inequivocabile la volontà di un cambiamento di rotta rispetto alla mortificante azione di restrizioni contro i ceti medio-bassi volute dal neoliberismo della Merkel. Se Renzi riuscirà, con il suo piccolo esercito a giocare una buona partita con i suoi potenziali alleati di Bruxelles, a cominciare da Martin Schultz, le cose allora potrebbero cambiare, a partire dalle riforme economiche e da una saggia politica sull’immigrazione. In questo senso Tsipras propone un cambiamento profondo: riduzione delle spese militari; tassazione delle transazioni finanziarie e dei beni di lusso; difesa del diritto all’istruzione, alla sanità e all’ambiente. Cioè un’inversione della politica della Troika.
A questo punto a Renzi non conviene isolarsi, ma trovare ogni consenso possibile. Non solo quello dei socialisti europei, ma anche e soprattutto delle forze autenticamente europeiste, come quelle raccolte anche per l’Italia dalle liste Tsipras, con cui Renzi dovrà fare i conti se non vuole avviare la diaspora del Pd, come effetto indotto da una malaugurata continuità politica nei vari Paesi dell’Europa.

GC


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