L’eutanasia legale? Poi è impossibile limitarla

Creato il 16 maggio 2014 da Uccronline

L’eutanasia è stata legalizzata la prima volta spingendo sui “casi estremi”, i malati terminali. Una volta inclinato il piano, inevitabilmente è destinato ad aumentare la pendenza: si è infatti passati ad accettarla per i malati non terminali, poi per gli anziani, poi per i bambini malati, poi per le sofferenze solo psicologiche (come solitudine, noia di vivere).

Fino ad arrivare ad oggi dove nella clinica svizzera “Dignitas” è stato concesso il suicidio assistito ad un’insegnante inglese, single e senza figli, che non riusciva ad adattarsi alla tecnologia e non comprendeva i tempi moderni. Interessante il commento de “Il Sussidario”, che ha parlato di una società disumana, che di fronte ad un chiaro grido di aiuto, come quello di questa donna, che dice “vorrei morire”, risponde “ti aiuto ad ucciderti”, anziché domandarsi dove ha fallito.

La soluzione non è ucciderci tra noi, ma ««ai malati serve che qualcuno li ami, non che li uccida». A dirlo è Jane Campbell, vittima di atrofia muscolare spinale diagnosticata quando aveva 11 mesi di vita. Perché «la pena peggiore per un malato è la mancanza di qualcuno che ti vuole al mondo così come sei, non la malattia». Se si è circondati da nessuno o da persone per le quali sei un peso, è ovvio il pensiero di toglierti da parte. Il quale aumenterebbe di potenza con una legge che facilitasse il suicidio assistito. Questa cultura «istiga i deboli al suicidio. Arriveranno a sentirsi in colpa per il fatto di esistere, di costare tempo e denaro. Ma noi vogliamo davvero vivere in un mondo di solitudine e disperazione, un mondo privo di compassione?».

«La bugia», ha spiegato in un’intervista, «sta nell’idea che dipendere sia una cosa terribile. Le persone spesso si fermano all’apparenza e per esempio quando guardano me non vedono quello che io sono. Mi riducono a una donna in carrozzina che scrive con un dito e che si nutre con la peg. Se solo avessero il coraggio di guardare oltre vedrebbero che sono una donna felice». Grazie soprattutto al suo intervento, nel 2009 la legge intesa a sostenere i viaggi dei malati terminali verso paesi che praticano l’eutanasia è stata respinta con 194 voti a 141.

La redazione


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