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L’ idea grafica di DataMediaHub: crescere strada facendo

Creato il 14 febbraio 2014 da Pedroelrey

A oggi gra­fi­ca­mente Data­Me­dia­Hub è ancora in fase beta. Tutto som­mato si tratta di un fatto abba­stanza nor­male visto che die­tro DMH ci sono per­sone che comun­que hanno impe­gni pro­fes­sio­nali con­so­li­dati e che vivono in posti dell’Italia molto distanti tra loro.

Chia­ra­mente esi­ste per Data­Me­dia­Hub un pro­getto gra­fico di rife­ri­mento ampia­mente discusso e con­di­viso nelle linee guida. Ma la prio­rità, dopo una lunga gesta­zione dell’idea edi­to­riale, è stata di por­tare online e di ren­dere ope­ra­tivo Data­Me­dia­Hub il più velo­ce­mente pos­si­bile anche a sca­pito di riman­dare a una seconda fase il com­pito di affi­nare sia design che le parti man­canti dell’architettura del sito.

Si tratta di fatto di una dina­mica di lavoro un poco spiaz­zante, spe­cie per chi come me ha alle spalle qual­che decina di pro­getti tra quo­ti­diani e rivi­ste su carta stam­pata, per­ché ribalta com­ple­ta­mente la dina­mica tra­di­zio­nale del “prima pre­pari tutto nella miglior forma pos­si­bile, poi si parte”. Su que­sto punto si pos­sono fare alcune con­si­de­ra­zioni interessanti.

La pro­get­ta­zione o il resty­ling gra­fico di un pro­dotto edi­to­riale desti­nato alla stampa è ope­ra­zione com­plessa e labo­riosa. Sem­pli­fi­cando molto, si tratta in primo luogo di (ri)definire i cri­teri che gui­de­ranno la gerar­chia e l’organizzazione delle noti­zie nelle pagine e di veri­fi­carne l’efficacia con i metodi di lavoro della reda­zione. In più sono neces­sa­rie sia una netta puli­zia di tutte le distor­sioni accu­mu­late nel tempo, che lo stu­dio e l’introduzione di ele­menti di novità per ren­dere evi­denti il senso del cam­bia­mento e del miglio­ra­mento. Poi (ma ripeto, stiamo sem­pli­cando) si deve affron­tare l’adattamento di tutto il lavoro con­cet­tuale e di pro­get­ta­zione al sistema edi­to­riale, nor­mal­mente pro­grammi molto effi­cienti nella gestione dei flussi di pro­du­zione ma estre­ma­mente rigidi nelle per­so­na­liz­za­zioni. Solo per dare una idea, si con­si­deri che il numero di for­mati di tito­la­zione da intro­durre nel sistema edi­to­riale (cal­co­lando tutte le varia­bili pos­si­bili, dai titoli della prima pagina fino a quelli molto spe­ci­fici per i pro­grammi della tv, o per le tabelle della borsa o il meteo) tran­quil­la­mente supera il centinaio.

Arri­vati a que­sto punto si è vicini alla prima prova di stampa, ma ne manca ancora di strada: è solo ini­ziata la fase delle veri­fi­che. Insomma per (ri)disegnare un gior­nale biso­gna met­tere in pre­ven­tivo un per­corso di almeno un anno, senza con­si­de­rare i tempi della deci­sione e, even­tual­mente, della scelta di un con­su­lente che diriga o super­vi­sioni tutto il lavoro. Il risul­tato finale poi dovrà avere un ciclo di vita di almeno 4 o 5 anni durante i quali saranno pos­si­bili solo pic­coli inter­venti per even­tuali miglio­ra­menti visto che è molto dif­fi­cile inter­ve­nire sul sistema indu­striale di pro­du­zione men­tre la mac­china è in movimento.

Ma un cam­bia­mento la cui gesta­zione dura un anno e mezzo rischia di par­to­rire qual­cosa di vec­chio, “dead on arri­val” direb­bero gli ame­ri­cani. Pro­get­tare un pro­dotto edi­tio­riale per il web invece è molto più agile per­ché si ridu­cono dra­sti­ca­mente i tempi per gli inter­venti. Non solo, ma una volta mon­tata una archi­tet­tura fun­zio­nale del sito puoi per­sino imma­gi­nare di sce­gliere la con­ti­nua tra­sfor­ma­zione come metodo costante di lavoro e di evoluzione.

Il New York Times, tanto per fare un esem­pio, negli ultimi anni ci ha resi testi­moni di una evo­lu­zione costante attra­verso mera­vi­gliosi esempi nati pro­prio dalla ricerca con­ti­nua­tiva di nuove forme di nar­ra­zione gior­na­li­stica via web. Ecco que­sto è, in gene­rale, il segno che nelle reda­zioni dovrebbe essere rece­pito con atten­zione. Il web, nell’agiltà degli stru­menti che offre, più che il pati­bolo del gior­na­li­smo tra­di­zio­nale, potrebbe diven­tare una grande oppor­tu­nità per esplo­rare nuove fron­tiere (penso al poten­ziale di svi­luppo infi­nito del Data Jour­na­lism), per rimet­tersi con­ti­nua­mente in gioco e per adot­tare il rin­no­va­mento come perno del pro­prio lavoro.

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