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L’identità ucraina. Intervista a Pëtr Simonenko

Creato il 03 dicembre 2011 da Eurasia @eurasiarivista
Ucraina :::: Eliseo Bertolasi :::: 3 dicembre, 2011 :::: Email This Post   Print This Post L’identità ucraina. Intervista a Pëtr Simonenko

Pëtr Nikolàevič Simonenko è primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Ucraino. Politologo nativo di Doneck, è stato più volte candidato alla presidenza dell’Ucraìna, giungendo al ballottaggio nel 1999. Lo ha intervistato per noi Eliseo Bertolasi, antropologo che nei suoi studi si occupa della questione identitaria del popolo ucraino. Nell’intervista oltre ad esprimere il suo parere sulle questioni identitarie, con Pëtr Simonenko si sono toccati anche argomenti di più stretta attualità, come la crisi finanziaria e il conflitto in Libia. L’intervista è stata realizzata il 3 novembre scorso.

Eliseo Bertolasi: In Ucraina continua la discussione riguardo all’identità nazionale degli ucraini. Cosa significa secondo la sua opinione essere “autentici” ucraini?

Petr Simonenko: Dico subito che la questione identitaria non è prioritaria per la popolazione ucraina. Gli ucraini attualmente sentono le stesse preoccupazioni degli italiani: aumento dei prezzi, brusco calo del livello di vita, disoccupazione, assenza di efficaci politiche sociali da parte dello stato borghese.

Ma si può certamente rispondere anche alla sua domanda. Si può facilmente capire che in Ucraina esiste una certa forma di conflitto tra le regioni orientali e quelle occidentali. Suppongo che tali discorsi possano provenire dai racconti degli ucraini, che in qualità di lavoratori secondari o stagionali giungono nel vostro paese. Da voi arrivano soprattutto persone dalle regioni occidentali dell’Ucraina, quelle meno sviluppate economicamente.

Per aiutavi nella comprensione di questa nostra divisione tra Est e Ovest, potrei fare un’analogia con la differenza che sussiste in Italia tra Nord e Sud.

La parte orientale dell’Ucraina rappresenta i ¾ del territorio e della popolazione del Paese, è caratterizzata da un alto sviluppo economico, sopratutto nelle grandi città (in 5 di queste la popolazione supera il milione di abitanti) dove sono presenti enormi complessi industriali. Anche le aziende agricole sono molto sviluppate, essenzialmente basate sulle nostre incomparabili “terre nere”.

Nelle regioni occidentali la situazione è sensibilmente diversa, il loro livello di sviluppo economico è rimasto indietro rispetto alla media del Paese, oltre a ciò, anche da un punto di vista storico Ovest e Est dell’Ucraina hanno avuto dei percorsi diversi. Tuttavia, riguardo alla questione di chi in Ucraina si definisce autentico ucraino e chi no, ritengo che tale differenza non esista. Noi ci sentiamo una sola nazione pur con le nostre peculiarità regionali.

Secondo la sua opinione, quali sono le radici dell’identità ucraina? Quale ruolo ha giocato per la sua formazione la lingua, la religione? Quale relazione esiste tra l’identità ucraina e l’identità slava nella nazione ucraina?

Storicamente l’Ucraina è nata e si è sviluppata all’inizio dell’Alto Medio Evo. Esistono tre popoli slavi fratelli: ucraini, bielorussi e russi. Si differenziano a livello della lingua (ognuno ha evoluto una sua propria letteratura), della mentalità e della cultura. Allo stesso tempo questi tre popoli sono estremamente simili tra loro. Ad esempio ci sono molto meno differenze tra di loro che verso i polacchi e i bulgari; hanno in comune la stessa chiesa, quella ortodossa, condividono anche una lingua transnazionale, il russo.

Tra gli ucraini, i russi e i bielorussi c’è una chiara comprensione del loro comune destino storico e la necessità di conservare, tra di loro, un rapporto fraterno indipendentemente dal proprio paese.

All’interno dello stesso popolo ucraino è possibile distinguere gli ucraini occidentali. Tra gli abitanti delle regioni occidentali, che per molto tempo hanno vissuto sotto il dominio della Polonia e dell’Impero austo-ungarico, è visibile l’influenza della chiesa cattolica e uniata, inoltre la loro lingua si caratterizza dall’ucraino letterario per aver assimilato l’accento e una parte di termini dal polacco.

Ma noi siamo comunisti, non pensiamo che tale differenza possa essere la base di un conflitto interno nella nazione ucraina tra ucraini orientali e occidentali. È inammissibile dividere la società, limitare i diritti e la libertà delle persone in nome dei regionalismi o dei principi linguistici.

Al contrario, la società deve riunirsi in base alla parità delle concessioni regionalistiche e delle lingue. In relazione a ciò, il Partito Comunista è molto attivo per mantenere a livello nazionale la presenza delle due lingue storiche sorelle: non solo l’ucraino ma anche il russo. Inoltre, noi ci battiamo contro il tentativo da parte del potere degli oligarchi di dividere il popolo. Vorrebbero questa divisione in nome del cinico principio: “dividi e impera”.

Quale ruolo ha giocato la storia nella formazione dell’attuale popolo ucraino?

Per lunghi periodi storici russi, ucraini e bielorussi hanno vissuto nello stesso paese: alle origini nella Kievskaja Rus’ poi nell’Impero russo e nell’Unione Sovietica. Questa esperienza di convivenza congiunta si è rivelata favorevole sin dall’inizio, infatti tutti i successi del popolo ucraino sono stati raggiunti nell’ambito dell’unione dei tre paesi. Rendo noto che in questi paesi gli ucraini hanno sempre svolto un ruolo guida, hanno occupato alte posizioni nell’amministrazione, nella gerarchia militare, nelle scienze e nella cultura. Per esempio: dei sette segretari generali del PCUS dell’URSS due erano ucraini: Nikita Chruščëv e Leonid Brežnev.

I territori dell’Ucraina occidentale entrarono invece a far parte di un paese slavo orientale solo nel 1939; per tale ragione la popolazione di queste regioni ha vissuto una storia contrassegnata, in alcune delle sue fasi, da grandi sofferenze e sacrifici. L’Ucraina occidentale era infatti sottoposta all’amministrazione di paesi stranieri per i quali gli ucraini erano semplicemente cittadini di seconda classe, “servi”. Diversamente, per gli ucraini delle regioni centrali e orientali le valutazioni relative alla propria storia sono più favorevoli.

La questione principale di tale differenza non risiede però nella mentalità o nei ricordi storici, ma nel diverso sviluppo economico delle rispettive regioni. Le regioni sud-orientali (Donbass, Char’kov, Dnepropetrovsk, Zaparodž’e, Odessa) già alla fine del XIX presentavano un intenso sviluppo industriale. Le regioni occidentali, invece, avviarono il loro sviluppo industriale appena dopo la fine della seconda Guerra Mondiale e per tale ragione oggi appaiono più depresse. Ai tempi dell’URSS questo dislivello di sviluppo economico venne rapidamente pareggiato, come allo stesso modo, vennero meno i problemi legati alle questioni identitarie della popolazione. Questioni che si stanno però ripresentando nell’Ucraina di oggi, dove sta maturando un conflitto sociale e di classe: tra il lavoro e il capitale, tra il potere degli oligarchi e la miseria delle persone semplici, indipendentemente dalle regioni di residenza, che siano quelle orientali o occidentali.

La storia, in modo particolare durante il periodo sovietico, ha portato gli ucraini a vivere in una sola nazione. Creare artificiosamente o gonfiare contrapposizioni e conflitti all’interno del Paese, è solo un atto criminale davanti al popolo.

Qual è l’importanza dell’eredità sovietica nella vita dell’Ucraina contemporanea?

Principalmente consiste nella potenzialità economica dell’Ucraina, nella sua cultura, nella sua sfera sociale, tutti elementi che hanno preso forma nel periodo sovietico.

Il settore idroenergetico, quello dell’ingegneria aerospaziale, quello metalmeccanico, l’alto sviluppo della ricerca e delle scienze, i moderni complessi agro-industriali… tutto ciò è una diretta eredità della potenza dell’URSS. In quel periodo l’Ucraina divenne un paese con competenze globali. Il suo alto livello di istruzione e formazione hanno addirittura guidato l’URSS. Inoltre prese vita un sistema culturale ben organizzato a livello nazionale: teatro, cinema, case editrici, collettivi popolari.

Tornando alle questioni identitarie posso affermare che fu proprio durante gli anni del periodo sovietico che l’Ucraina ricevette un tale impulso verso lo sviluppo. Nella cornice dei programmi di cooperazione economica e scientifica con l’URSS, l’Ucraina arrivò ad avere un ruolo di fucina nel campo delle scienze e della tecnica, e di base per la realizzazione di grandi complessi industriali: nell’elettronica, nella produzione missilistica e nella cantieristica navale.. Verso l’Ucraina arrivarono i migliori specialisti, scienziati, lavoratori specializzati da tutta l’URSS. Legittimamente, sono rimasti qui come dimora permanente. Si può dire che l’identità ucraina ricevette, in quegli anni, un innesto complementare di ingegno, un afflusso di sangue fresco. Dovendo quindi definire la nazione ucraina potrei usare queste parole: “le menti migliori”. L’Ucraina nel periodo sovietico ottenne lo status di potenza economica e di sviluppo, posizionandosi sulla stessa linea dei paesi guida dell’Europa.

Cito questo dato: nel periodo sovietico l’ONU collocò l’Ucraina ai primi posti nel mondo per indice di sviluppo umano. Questo indice prendeva in considerazione tre dati importanti: durata della vita, livello d’istruzione e parte del PIL. Quando finì l’URSS finì anche questo periodo, in Ucraina s’instaurò il capitalismo, fu allora che si formarono le nostre attuali elite che iniziarono a vivere in maniera parassitaria sui residui della potenza economica sovietica. Sempre su indicazione dell’ONU, ora l’Ucraina è al 69° posto.

Lei non teme che una politica ucraina in direzione dell’Europa e dell’integrazione europea possa portare ad un ridimensionamento della indipendenza dell’Ucraina?

Certamente! I comunisti ucraini quotidianamente parlano di questo pericolo, di questa minaccia. L’indipendenza del nostro paese è gia sottoposta a grandi incertezze per l’eccessiva influenza che subisce da parte dell’Europa, degli USA, e da vari organismi internazionali, primo tra tutti il FMI. Nel contesto dell’URSS, l’Ucraina era molto più libera e indipendente di oggi, anche se a quei tempi possedeva meno attributi formali d’indipendenza.

Le corporazioni transnazionali hanno trascinato l’Ucraina nei loro loschi affari. Il FMI imprigiona il nostro paese con la concessione di crediti che ci portano in condizioni d’incompatibilità per l’esercizio di un’autentica sovranità.

Gli USA e l’UE con il pretesto di “difendere la democrazia” si arrogano il diritto d’interferire apertamente anche negli affari della politica interna ucraina.

In modo particolare, il FMI e altre corporazioni transnazionali cercano di costringere il nostro paese alla svendita della propria terra agricola a favore dei loro interessi. Se ciò dovesse verificarsi, allora l’Ucraina avrà di fatto perso la propria sovranità politica. Non può esistere un paese libero e sovrano, nel quale la sua principale ricchezza, nel nostro caso “la terra”, non appartenga più né al suo popolo né al suo stato. Con la terra non si mercanteggia!

Senza dubbio l’Ucraina è parte di un più ampio contesto europeo e mondiale di popoli e paesi. Noi ci sentiamo compartecipi nell’integrazione e nella cooperazione mondiale. Ma solo a condizione che sia un’integrazione di diversi partner e non ciò che oggi ci impongono le corporazioni transnazionali e gli organismi internazionali per compiacere agli interessi degli USA e ai vertici dell’UE.

Qual’è il suo parere sulle condizioni della crisi in Europa? L’economia europea si trova sempre di più nelle mani degli speculatori finanziari, il risultato si manifesta nella bancarotta d’interi paesi, come l’Italia.

L’economia mondiale si trova nelle mani di oligarchi senza scrupoli che mirano soltanto ad aumentare i loro super profitti. Il progetto del fallimento della bolla liberal-speculativa di Wall Street, è solo uno dei tanti episodi di quel sistema criminale nei confronti dei popoli, che segue solo i principi del capitalismo mondiale. Contemporaneamente la crisi attuale è un sintomo palese dell’avvicinarsi del crollo del sistema capitalistico di produzione e di ridistribuzione.

Volgete l’attenzione ai risultati di quei paesi di orientamento socialista e comunista, o di quei paesi che pur avendo un’economia di mercato hanno un forte orientamento sociale, nei quali è stato dato un maggior sostegno allo sviluppo delle imprese piuttosto che alla speculazione finanziaria. Cina, Vietnam, Brasile Russia, Bielorussia sopravvivono alla crisi molto meglio dei paesi europei e degli USA.

Un’importante caratteristica del momento attuale è il rapido aumento del livello di protesta tra le masse popolari, le quali hanno già sufficientemente compreso che a pagare i costi della crisi non dovrebbe spettare a loro, la classe operaia, ma allo stesso capitale speculativo che l’ha prodotta. Ha creato la crisi, ora deve saldarne i debiti.

Rivolgo un’attenzione particolare ai fatti della Grecia dove il popolo ha obbligato il governo ad emanare un referendum riguardo ai rapporti con il FMI. È stata una richiesta assolutamente legale e democratica che ha scatenato il panico in borsa, tra gli oligarchi e le marionette del potere. Il FMI e i dirigenti europei hanno addirittura dichiarato con clamore: “Non è troppa la democrazia che il popolo vuole per se?”. Questa reazione ha mostrato concretamente che preferiscono tacere sul fatto che la crisi si è sviluppata dal sistema capitalistico, che nella crisi fanno la propria fortuna gli oligarchi e che vorrebbero far pagare la crisi alle persone comuni, costrette dai loro governi borghesi.

Dico a tutti noi che dovremmo imparare dal popolo greco: l’organizzazione, la militanza e in primo luogo la consapevolezza di quali sono i nostri interessi.

Si! Certo! Il popolo italiano ha una ricca esperienza di lotta per i suoi diritti, e di azioni congiunte. Anche questi dettagli ci aiutano a capire il fenomeno della nazione ucraina: l’attuale generazione di ucraini è cresciuta in un contesto di confortante socialismo in circostanze di autentico potere del popolo. Ora però deve recuperare, ma sarà possibile soltanto attraverso un corso accelerato di lotta di classe.

Io sono convinto che nella lotta contro il capitalismo mondiale i lavoratori d’Italia e d’Ucraina potrebbero levarsi saldamente spalla contro spalla nella stessa parte della barricata. La vittoria del socialismo è un fatto certo.

Non le pare che la guerra per le risorse sotto copertura di “lotta per la democrazia” possa essere considerata una nuova forma di colonialismo occidentale?

Noi siamo completamente d’accordo con questa valutazione della situazione attuale.

Effettivamente il neocolonialismo occidentale sta portando avanti una feroce e spietata guerra per le risorse sotto copertura dello slogan “democratizzazione”. Nello stesso tempo per condurre queste guerre sono state realizzate delle nuove tecnologie, spesso anche senza il contributo diretto delle forze armate, ma solamente in presenza del sostegno determinato dalla pressione d’informazioni esterne, dal massiccio utilizzo dei mezzi borghesi di comunicazione di massa, e da diverse organizzazioni della società civile.

La guerra in Libia è il più limpido esempio di aggressione straniera contro uno stato sovrano, condotta principalmente da mano esterne.

L’Ucraina va costantemente in collisione con esempi di pressione diplomatica caratterizzati da un doppio livello: di moralità e di politica estera degli USA e dell’Europa. Un chiaro esempio è stata l’aggressione camuffata, da parte del capitale occidentale contro l’Ucraina nella “rivoluzione arancione”, nel corso della quale un gruppo oligarchico è stato semplicemente sostituito da un altro più orientato verso gli USA e l’Europa.

I comunisti, di conseguenza, si oppongono fermamente a tutte le manifestazioni di questo neocolonialismo. Noi sosteniamo che il vero contenuto della richiesta di “maggior democrazia” sia molto distante da un’autentica democrazia.

Noi siamo convinti che alla fine, questa aggressione possa favorire, nei vari paesi del mondo, il completo passaggio di potere dalle mani del capitale alle mani dei lavoratori. Solo in questo caso si potrà affermare che le relazioni internazionali si basano sulla fraterna e reciprocamente vantaggiosa collaborazione tra gli stati e non sulle guerre per le risorse e il capitale.

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