L’iguana non vuole

Creato il 15 novembre 2013 da Povna @povna

A questo venerdì del libro la ‘povna partecipa con un post congiunto, perché insieme alla blog-amica Cì è da questa estate che hanno progettato di fare una recensione coordinata dell’Iguana non vuole. Lo hanno deciso perché il tema della scuola e del sostegno è un tema caldo, e importante, e tosto. E proprio per questo varrebbe la pena affrontarlo con una penna, a suo avviso, diversa da quella della (facile) narrazione surreale. Insieme, lei e Cì, sperano di suscitare un dibattito. Che sia sul libro, certo (anche se per la ‘povna è soprattutto uno s-consiglio), ma soprattutto sulla scuola.

Descrivere la scuola e il mondo del sostegno con frasi da Harmony; tracciare uno spaccato che si vuole realistico (nonostante il tono visionario, i piani temporali onirico-surreali) e poi inserire dettagli di ordinaria amministrazione scolastica implausibili, se non falsi (per chi conosce), ma immoralmente verosimili, che portano solo acqua alle premesse massimaliste dell’autrice (qualche esempio: il professore neo-di ruolo sul sostegno che motiva un suo voto pavido in consiglio di classe con la presenza del Cattivo Collega Contrario nella commissione che dovrà esaminarlo – allontanando così l’attenzione dal vero problema che la scuola ha con i docenti neo-assunti, vale a dire che non c’è comitato che ti ascolti, e nessuno boccia mai, all’anno di prova; oppure, ancora: un consiglio di classe che discute di integrazione del disabile al quale partecipano anche gli alunni, che ascoltano le diverse opinioni sul ragazzo da parte dei docenti – come se non esistesse la “privacy”; e poi si alzano, e supplicano di non far perdere loro questa occasione di integrazione per tutti, anema, core e volemose bene); citare lo pseudo-Brecht del torto in esergo, e poi pure nei ringraziamenti; evocare la Ortese e la sua Napoli, e poi sprecarla lì; ostentare Holden e le sue anatre, perché comunque, nei romanzi di scuola, si vuole così. Sognare l’apocalisse del Minotauro (verrà la morte, avrà gli occhi dell’Iguana, e la scuola sarà travolta) e poi finire con la lacrimuccia. Probabilmente nessuno di questi elementi, preso da solo, sarebbe sufficiente per motivare la bocciatura del romanzo. Tutti insieme, uniti al tono compiaciuto, ai luoghi comuni (che tratteggiano una rivoluzione assai più reazionaria nella sostanza), al mal celato vittimismo, fanno (alla lettura, ma soprattutto alla scuola pubblica) peccato mortale.


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