L’illusionismo mediatico di Mario Monti e la demonizzazione incostituzionale delle inesistenti “estreme”

Creato il 23 gennaio 2013 da Cremonademocratica @paolozignani

Mario Monti ha assunto l’impropria posizione di giudice, mettendosi al di sopra di chi compete con cui e avrebbe diritto di esporre le proprie proposte con pari opportunità di essere ascoltato e compreso dagli aventi diritto di voto.

Mario Monti

Così il presidente del consiglio demonizza “le estreme”. Ma che cosa significa “estreme”? “Destra” e “sinistra” derivano dalle posizioni che alcuni partiti hanno preso, sedendosi da una parte o dall’altra, nel Parlamento francese, dopo la rivoluzione. Tutti i partiti in realtà sono sullo stesso piano: l’effetto ottico di porre lungo un segmento tutte le forze politiche è un banale artificio retorico, che grazie alla potenza persuasiva dei massmedia e alle valanghe di menzogne che hanno fatto credere agli italiani però ha un certo effetto. L’estremista è pericoloso anche se fa semplicemente proposte diverse, che meriterebbero un confronto, non una benedizione o una maledizione. Ma per ottenere questo risultato – cioè confrontare le varie proposte in campo – occorrono parti terze. E sono rare. Lucia Annunziata non impedisce a Sallusti di insultare Ingroia, Mario Monti a Ballarò ritiene di essere superiore per natura, per diritto divino o non si sa per che cosa, a chiunque competa con lui. Tutto questo piace a Bersani? Lo tollera? Allora continuiamo a parlare di “tripla desistenza” Berlusconi-Bersani-Monti allo scopo di tartassarci mediante il Fiscal compact, lasciare in pace i Depardieu e gli Arnoult italiani e obbedire alle richieste dei poteri economici francesi e tedeschi, che devono fare Pil in Italia, visto che salvano la stessa Italia non condannandola come la Grecia. Ingroia e Vendola propongono alternative? Non li si ascolti neppure. L’Italia DEVE essere venduta a quei signori europei che hanno fatto per tempo i loro conti. Noi no, ingannati dai soliti illusionisti di turno. Questo blog continua a credere che non si debbano praticare discriminazioni di carattere politico (art. 3 della Costituzione).

Segue l’articolo che appare sul sito del Messaggero.

ROMA – Mario Monti torna alla strategia dell’equidistanza. Né con Berlusconi, né con Bersani. Stufo di essere sospettato di puntare a fare la stampella del possibile governo di centrosinistra,il professore spara ad alzo zero contro la coalizione guidata da Pier Luigi Bersani. E per farlo cita Beppe Grillo: «Ho una cosa in comune con Grillo, la profonda sfiducia nella capacità della coalizione guidata da Bersani e della coalizione guidata da Berlusconi di governare l’Italia». Ancora più duro, puntando l’indice contro la sinistra: «Non ho la fantasia di Bersani di immaginare di poter svolgere un’attività di governo con Vendola e Camusso».

Un uno-due durissimo sferrato in tarda serata dagli schermi di Ballarò. A Giovanni Floris che gli chiede conto dell’operato del suo esecutivo, Monti risponde: «Dopo quello che ho visto qui, dopo aver sentito Alfano distorcere la realtà, dopo aver ascoltato Vendola e Camusso, sono ancora più convinto della bontà della mia scelta di salire in politica. Io non ne trarrò alcun vantaggio, anzi. Ma non me la sono sentita di lasciare gli italiani, dopo tutti i sacrifici che hanno fatto per non finire come la Grecia, in mano a Berlusconi che va a braccetto della Lega e alla sinistra in cui Bersani è il volto simpatico, ma è in mano a una coalizione che vede l’Italia come un’isola completamente slegata dal contesto internazionale e non come una penisola legata all’Europa».

MAI CON VENDOLA
Giusto il tempo di dare una stoccata ad Alfano: «Fa lo spiritoso, ma non è così vivace quando lo vedo con il suo capo…». Di dare il ben servito a Berlusconi: «Se vince tanto di capello, ma nel disastro ci stiamo noi italiani». E Monti esclude (quasi categoricamente) l’ipotesi di sostenere un governo di centrosinistra: «Non credo mi troverò a governare con Vendola. La coalizione di cui faccio parte, che spero vinca, parteciperà a governi solo se questi avranno un chiaro orientamento riformatore e Vendola non ci sembra risponda a requisiti di cui lavoratori e disoccupati hanno bisogno per il rilancio dell’Italia».

In mattinata il premier è stato intervistato da Barbara Palombelli su Radio2. E ha detto che l’Italia non può considerarsi in salvo dalla crisi finanziaria. «Tutto dipende da cosa succederà alle elezioni». E comunque «sarebbe un peccato se la politica tradizionale tornasse a prevalere». Insomma, il professore è tornato a suggerire la sua “indispensabilità”. Difendendo però il Pd dagli attacchi del Cavaliere: «Apprezzo lo sforzo di questo partito di modernizzarsi. Ecco perché ha torto Berlusconi a dire che c’è un pericolo comunista: il Pd ha una storia comunista dalla quale si è andato gradualmente affrancando. Mentre la storia di Berlusconi, che doveva essere una rivoluzione liberale, non è stata né rivoluzionaria, né liberale».

PD E PDL NON INNOVATIVI
Ciò detto, Monti ha stroncato sia il Pd che il Pdl offrendo l’antipasto di quanto dirà in serata a Ballarò. «Forze politiche così condizionate dalle estreme non credo possano fare politiche radicalmente innovative. E se sono salito in politica è perché ho visto il Pdl riavvicinarsi alla Lega con un’impostazione pericolosamente populista e critica nei confronti dell’Europa, e il Pd legarsi con Vendola per non avere avversari a sinistra».


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