L’incubo Etiopia sulle acque del Nilo

Creato il 13 aprile 2014 da Gianluca Pocceschi @geopolitiqui

L’Egitto è un dono del Nilo e il Nilo è un dono dell’Egitto e come Presidente della repubblica, vi confermo che tutte le opzioni sono sul tappeto.

Mohammed Morsi Presidente (deposto) dell’Egitto – 10 giugno 2013.

L’ansia del “Fratello Musulmano” Morsi era dovuto all’incubo degli incubi quello di rimanere senza acqua a causa della costruzione ad opera dell’Etiopia della super diga Reinassaince sul Nilo Blu.

La spavalderia egiziana e la sua egemonia sul fiume dopo secoli di dominio sembrano arrivate al tramonto. La crisi economica e politica dell’Egitto stanno riducendo questo protagonista regionale a mero paese rivierasco del grande fiume.

Lontani sono i tempi un cui Nasser definiva i termini di ripartizione assicurandosi insieme al Sudan l’esclusivo sfruttamento su suoi 84 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno. Niente a quell’epoca , era il 1954, fu riservato all’Etiopia nonostante che dal suo territorio passasse l’80% delle acqua del Nilo.

Dopo secoli di umiliazioni, vista la difficile situazione economica e politica dell’Egitto, Addis Abeba prepara la “crudele” vendetta.

L’Etiopia con grandi successi diplomatici in maniera lenta e costante erode l’egemonia egiziana sul bacino idrografico del Nilo come una sorta di “omicidio” per dissanguamento.

La creazione nel 2010 dell’Accordo quadro di cooperazione nuovo Nilo con Burundi, Kenya, Uganda, Ruanda e Tanzania, a cui dovrebbe aggiungersi il neo  – Stato del Sud Sudan, è stato il primo passo.

Questo forum intergovernativo è incaricato di trovare soluzioni pratiche e elaborare progetti comuni di sfruttamento ignorando i diritti storici di paesi come l’Egitto non firmatari di questo accordo quadro.

Per i finanziamenti dei progetti sul Nilo ha bussato alla Cina, per non essere in obbligo verso le istituzioni internazionali e verso gli Stati Uniti che potrebbero spingerla ad un accordo d’insieme con l’Egitto per lo sfruttamento delle acque.

Consapevole però che delle istituzioni internazionale (Banca Mondiale, Nazioni Unite e Unione Africana) non può farne a meno, Addis Abeba non si è tirata indietro nell’intervenire nella guerra civile in Somalia impedendo ai movimenti islamisti di formare uno Stato islamico alle porte del Mar Rosso.

L’intensa attività su molteplici binari ha un solo scopo. Non inimicarsi nessuno per costruire la diga Renaissance.

Questa grande opera ha un nome volutamente evocativo perché segna la Rinascita dell’Etiopia come potenza regionale. La diga darà elettricità e acqua per irrigare i campi ma soprattutto produrrà un’Etiopia forte, in grado di giocare un ruolo geopolitico in tre zone d’influenza: Mar Rosso, Bacino del Nilo e Africa dell’Est .

L’attivismo e i successi internazionali dell’Etiopia non rendono onore al feudalesimo moderno della sua situazione interna  dove 80 milioni di persone vivono praticamente senza cellulari. Solo il 25% della popolazione ne è in possesso contro la media africana del 70%.

L’accesso a internet è carissimo e praticamente non esiste. Poco più del 2,5% della popolazione etiope ha un utenza sulla rete contro il 40% del vicino Kenya.

Sogni e incubi del continente africano…


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