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L’ipocrisia d’Europa, la confusione degli antagonisti

Creato il 02 ottobre 2014 da Albertocapece

vertice Bce a NapoliDraghi ha avuto l’ignobile sfacciataggine di aver scelto Napoli per il vertice della Bce,  l’orrenda ipocrisia di simulare una vicinanza alle piaghe più evidenti creata proprio dai dettami dell’austerità e dallo sbaraccamento di dirtiti e welfare, solo in apparenza economici, ma di fatto politici. E naturalmente, com’è giusto che sia, c’è una manifestazione delle forze antagoniste subito ritualmente esorcizzata,  per la possibile presenza di black bloc e di  violenti, con il sottinteso non esplicito, ma visibile che ogni contestazione al potere è di per sé violenza.

Tuttavia non abbiamo solo l’ipocrisia di chi va a casa delle proprie vittime, simulando compartecipazione, ma anche quella di chi giustamente protesta, senza però avere il coraggio di prendersela con l’obiettivo vero , ma con il dito che lo indica. Ancora oggi  nell’antagonismo italiano  esiste una remora fondamentale a riconoscere nell’euro la radice del male economico del Paese e si attacca la Banca centrale europea come se le assurde politiche austeritarie fossero attribuibili in gran parte ad essa e non al trattato di Maastricht  che ha fondato la moneta unica perché fosse uno strumento di regresso sociale come gli economisti  neo liberisti ammettono apertamente. Come se l’euro fosse un’invenzione della Bce e non viceversa.

Così Alfonso De vita esponente di spicco della rete dei movimenti campani parla della  “sofferenza che noi tutto stiamo subendo per colpa della troika e della complicità dei governi”, mentre l’ex cattivo maestro Toni Negri lancia l’appello:  «La Bce è una bella macchina, una Ferrari, corre forte, ma  hanno difficoltà a far marciare la cosa e ce lo fanno pagare. E la fanno pagare soprattutto a Napoli, Valencia, Atene. Oggi facciamo solo rumore, botte forti in piazza, tutti quanti insieme». Da questo si evince che qualcuno ha messo acqua nel serbatoio della Ferrari – Bce che col carburante giusto potrebbe volare. Purtroppo però c’è un unico carburante adatto a questa meravigliosa macchina e sono gli euro i quali costringono solo alla marcia indietro. Siamo di fronte a un antagonismo generoso, ma cieco, nel quale fanno aggio sulla realtà e sull’analisi, i feticci residuali del tempo che fu.

Se questi sono gli antagonisti più accesi figuriamoci cosa possiamo aspettarci dalle posizioni più moderate o dai sindacati. Emiliano Brancaccio parla di paradosso:  “i più accesi contestatori della Bce sembrano i più avversi all’ipotesi di un’uscita dall’euro. E’ il retaggio di una cultura europeista e globalista molto ingenua, che a sinistra ha fatto proseliti ma che non ha per nulla favorito la solidarietà internazionale tra i lavoratori. Si tende a ragionare come se l’euro fosse un destino ineluttabile. Cosa che non è.” E fa notare ciò che dice sia la teoria che l’esperienza: l’azione di una banca centrale non può mai bastare ad uscire da una crisi. Figurarsi cosa potrebbe fare una falsa banca centrale con grandi limiti strutturali, ancor più ristretti da quelli politici. Dunque la protesta è forte, ma elusiva.

E’ del tutto evidente che rimanendo in questa zona grigia non c’è futuro per gli antagonismi e men che meno per le sinistre che infatti vanno man mano scomparendo non tanto a causa della litigiosità interna quando per  palese incapacità di rinnovare le analisi almeno da parte delle elite residuali che si fermano sempre davanti al feticcio. Così avverrà che l’inevitabile deflagrazione del sistema euro sarà tutta gestita con criteri di destra, ammesso che l’ossessione e la fretta di eliminare i diritti del lavoro da parte dei mandanti europei e degli esecutori nostrani non anticipi proprio questa prospettiva.


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