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L’occhio della mente

Creato il 15 marzo 2016 da Libereditor

Con le loro grandi difficoltà a iniziare una conversazione o a stabilire un contatto con gli altri, negli ospedali per lungodegenti o nelle case di riposo, i pazienti con afasia affrontano rischi particolari. Magari beneficiano di ogni tipo di terapia, ma manca loro una dimensione sociale fondamentale, così che spesso si sentono completamente isolati e tagliati fuori. Eppure molte attività — per esempio il gioco delle carte, le uscite a fare spese, il cinema o il teatro, il ballo o lo sport — non richiedono l’uso del linguaggio, e possono essere utilizzate per trascinare o attirare i pazienti afasici in un mondo di contatti umani e di attività che sono loro familiari. A questo proposito, si usa a volte l’espressione opaca «riabilitazione sociale», ma in realtà il paziente è «richiamato alla vita»: come direbbe Dickens, recalled to life.

osldmOliver Sacks si confronta ogni giorno con sindromi e patologie neurologiche. Casi che aiutano a capire chi siamo e quali sono i nostri valori.
Si considera «un naturalista o un esploratore» del cervello e assiste a storie straordinarie che chiedono solo di essere raccontate. Parla di vicende umane vicino «al cuore oscuro dell’essere», interpreta, restituisce e condivide ciò che vede.
Sacks ci racconta di malati di Tourette, di autismo, afasia e amnesia. Narra di queste vite come si discorre di avventure e di coraggio, di resistenza e di creatività. Con acuta capacità introspettiva vive nuove vite insperate e stupefacenti. Esperienze che allargano l’immaginazione mostrandoci ciò che spesso la salute ci nasconde. E l’atto di scrivere gli dà piacere e gioia enormi. Lo porta in un altrove che lo assorbe completamente facendogli dimenticare tutto, ansie e preoccupazioni. Persino il passare del tempo.

Oliver Sacks, L’occhio della mente, traduzione di Isabella C. Blum, gli Adelphi, Adelphi 2016.


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