L'uccisione di Daniza è una sconfitta per tutti

Creato il 11 settembre 2014 da Paomaggi @paomaggi

La storia di Daniza si è conclusa nel peggiore dei modi possibili: uccisa da una over dose di anestetico.

Il rilascio nel 2000

Ci sveglia dall'incantesimo di mielose trasmissioni televisive in cui si raccontano storie ecoanimaliste catapultandoci tragicamente in una realtà in cui non riusciamo nemmeno a sedare un'orsa. E' una vergogna per il Parco, è una vergogna per il Trentino, è una vergogna per il ministro che se l'era cavata con "va assolutamente catturata", è una vergogna per tutti noi.
Daniza  all'età di 5 anni è stata prelevata dai boschi della Slovenia e introdotta in Trentino, nel maggio del 2000 nell'ambito del progetto Live Ursus. Nel nome il programma: la reintroduzione dell'orso in una zona dove era storicamente presente ma che verso la fine degli anni Novanta pericolosamente a rischio di estinzione. Il luogo il Parco Naturale dell'Adamello Brenta che, nel proprio logo ha proprio una sagoma di orso. Insomma tutto prometteva bene.
All’arrivo in Trentino, nel maggio del 2000, Daniza pesava 100 kg. Si è adattata al nuovo ambiente di vita molto bene: nei primi 10 anni di vita nel nuovo territorio è diventata mamma di ben 11 cuccioli. Ha avuto i piccoli per la prima volta nel 2004 e poi ogni 2 anni è stata osservata sempre insieme a 2 o 3 orsetti. Le sue figlie sono diventate mamme a loro volta mentre alcuni dei suoi figli sono diventati “famosi”: un maschio, a 6 anni, ha camminato fino al Friuli-Venezia Giulia ed una femmina, avendo preso la cattiva abitudine di avvicinarsi troppo ai centri abitati, è stata catturata e rinchiusa in un’area faunistica.
La fiaba s'è interrotta nell'agosto scorso quando un cercatore di funghi un pò indisciplinato, è stato ferito nei boschi di Pinzolo da mamma orsa mentre era con i suoi due piccoli.
Daniza avvertita la presenza dell’uomo che si era riparato dietro un albero per osservare la cucciolata, gli si è avventata contro e lo ha graffiato alla schiena e al ginocchio mordendolo infine ad uno scarpone. Da lì un'ordinanza di cattura dell'orsa firmata dal vicepresidente della Provincia autonoma di Trento in cui si specifica che «il ricorso alla soluzione dell’abbattimento rimane come ipotesi estrema qualora l’animale, durante l’operazione di cattura, dovesse provocare un imminente, grave e non altrimenti evitabile pericolo per gli operatori e per terzi».
Infine la notizia, triste, tragica: Dazica "è morta durante la cattura, forse per una dose eccessiva di anestetico.
Crudeltà, incapacità, imperizia o incidente, saranno gli esperti a dirlo.
Daniza è stata uccisa e i suoi piccoli dovranno cavarsela da soli in un mondo che per tutelarne la vita ha ucciso loro la madre.
L'incidente e il peregrinare per i boschi di mamma orsa con i suoi piccoli in seguito al ferimento del cercatore di funghi aveva nel frattempo anche rinfocolato la polemica politica di Lega Nord e Forza Italia favorevoli ad eliminare gli orsi dal territorio.
La Lega Nord Trentino ha infatti presentato un’interrogazione in cui chiede, «un’azione ferrea di prevenzione totale dei pericoli». La Lega auspica inoltre «soluzioni definitive, come succede in paesi limitrofi». «La ricaduta sull’immagine del Trentino nel resto del paese, nel bel mezzo del Ferragosto con la massima presenza di turisti, dopo l’aggressione dell’orso ad una persona, vanifica tutti gli investimenti fatti su un territorio definito sicuro e compatibile con l’attività turistica nelle nostre valli e nei nostri boschi» alla quale ha fatto eco in una nota il consigliere provinciale di Forza Italia Giacomo Bezzi.
La Lac (Lega per l'abolizione della caccia) sostiene invece come l’incidente di Pinzolo sia dovuto soprattutto all’inesperienza del cercatore di funghi che «non sapeva evidentemente che si è trovato nella peggiore situazione in cui incontrare un plantigrado, l’unica realmente pericolosa: incontrare una mamma con i cuccioli» spiega la delegata regionale della Lega abolizione caccia (Lac), Caterina Rosa Marino che sottolinea come nelle linee guida redatte dal Parco Adamello Brenta, si legga: «se ti imbatti in un mio cucciolo, non avvicinarti per osservarlo da vicino, ma allontanati con cautela, ritornando sui tuoi passi».
Paolo Maggi


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