ci sono giorni in cui, fumando una sigaretta sul cesso, si prendono decisioni importanti. Riflettevo sul botta e risposta avuto qualche giorno fa con un'autrice "edita", che con un prolisso giro di parole criticava chi pubblica pareri negativi sui libri. Quando le ho fatto notare che non c'è nulla di più spontaneo e genuino di un "questo libro mi fa cagare", dimostrandole con un link a una mia vecchia recensione che gli autori hanno l'abitudine a prender troppo sul personale i giudizi sulle loro opere, la risposta è stata un non ritengo gli autopubblicati degni di una recensione.
Non ho nulla di personale contro di lei, non ho idea di cosa scriva (mi è bastato un booktrailer per farmi desistere dall'interessarmene) e so che il suo è un pensiero condiviso da molti. Dopotutto, ognuno in casa sua fa ciò che vuole.
Ora, detto tra noi, non mi ritengo certo un paladino dell'autopubblicazione. Per molti sono una sorta di troll, per altri uno che ha cercato di farsi largo a spallate urlando per ritagliarsi un po' di visibilità tra i millemila blog letterari. Posso solo affermare di non avere la puzza sotto il naso, di leggere il Pinco Pallino autopubblicato con lo stesso rispetto e la stessa attenzione che presterei a uno Scrittore edito da Adelphi.
Quella che leggerete tra qualche giorno sarà la mia ultima recensione di un libro. I motivi sono tre, semplici semplici:
- se stronco un autopubblicato, non faccio altro che alimentare l'ego (già smisurato) di quelle quattro facce di merda che popolano il limbo di cui parlavo nel post precedente;
- ci sono già tantissimi blog che recensiscono libri, certamente con più competenza del sottoscritto;
- il libro che sto per recensire è il più brutto di sempre e dubito che qualcuno riuscirà mai a scriverne uno peggiore.
E buonanotte.