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L’ultimo drago – Magia e draghi sui generis

Creato il 01 gennaio 2014 da Loredana Gasparri
L’ultimo drago – Magia e draghi sui generisPer il primo post del 2014, non ho avuto un minimo dubbio, né un cedimento. Doveva riguardare un drago, e così è stato. Esattamente come per il primo post del 2012, anno di apertura del blog Del Furore. Salto volontariamente gli elenchi di buoni propositi, perché si possono riassumere in uno solo: leggere di più. Come si può vedere scorrendo il blog, nella colonna sinistra compare il Reading Challenge per il 2014 di Goodreads, con la meta dei 100 libri. Ecco il mio proposito di quest’anno. Non ho centrato quello del 2013 per pochissimo, ma questo si ottiene quando si hanno forti carenze organizzative come la sottoscritta! :-D  (ottima occasione per lavorarci sopra) Tornando al libro e al drago. Cercando immagini di drago in Internet, sono inciampata letteralmente in questa copertina, semplice e accattivante nello stesso tempo. Ultimo drago? Oh, no, perché? Li hanno sterminati? Non sia mai. Devo sapere cos’è capitato. Aprendo il libro e cercando il titolo originale come faccio di solito, scopro che, in realtà, il vero argomento del suddetto è l’ultimo Ammazzadraghi (Dragonslayer). La questione assume altri contorni. Un po’ più sollevata, inizio la lettura, convinta di trovarmi davanti ad un fantasy a tinte tragiche. Niente di più lontano. La voce narrante appartiene a Jennifer Strange, sedicenne orfana che lavora come segretaria-tuttofare presso l’agenzia di maghi Kazam. Tramite la sua voce sicura ed esperta, più vecchia dei pochi anni anagrafici, veniamo introdotti in un mondo in cui i maghi usano i loro poteri per risolvere piccoli e grandi problemi quotidiani del mondo civile. Stavo per scrivere “babbano”, ma rischierei solo di confondere le idee. Ad esempio, le prime scene del romanzo coinvolgono quattro maghi tra i più potenti dell’agenzia, che Jennifer accompagna direttamente a casa del cliente, dove sono incaricati di rifare completamente tutto l’impianto idraulico. E’ un compito che di solito si affida a muratori e idraulici, ma i clienti facoltosi che non gradiscono vedersi demolire muri e sconvolgere casa e desiderano un lavoro veloce e pulito, si rivolgono alle poche agenzie di maghi ancora esistenti sul territorio dei Regni Disuniti perché se ne occupino intervenendo nei loro modi poco convenzionali. È con un po’ di tristezza che Jennifer racconta di come sono cambiate le vite e gli status sociali dei maghi dei suoi tempi: da favoriti del Re e detentori di poteri e saperi segreti, a imbianchini, idraulici, disinfestatori (e non solo di fantasmi), animatori di feste sui generis. La Magia, quella che pervade l’universo, e che fino a qualche anno prima vibrava fortissima nell’aria, si sta esaurendo, e di conseguenza anche le forze dei maghi scemano. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Dapprima lentamente, e poi a cadenza sempre più precipitosa, la vita di Jennifer Strange e delle persone che la circondano si frantuma e si ricostruisce in modo inaspettato, quasi assurdo (persino secondo i canoni di quel Regno strampalato), grazie ad un’antica profezia. Jennifer Strange diventa improvvisamente Ammazzadraghi, a sorpresa. E secondo l’evidente significato del suo nuovissimo titolo, dovrà uccidere l’Ultimo Drago, l’antico Maltcassion. Tuttavia, qualcosa non quadra. Per uccidere il drago, è necessario che quest’ultimo abbia trasgredito un patto fondamentale, stipulato centinaia d’anni prima tra la sua stirpe e quella umana. Maltcassion, tuttavia, non è mai uscito dal territorio-riserva (le Terre di Drago) in cui lui e gli altri suoi colleghi furono rinchiusi ai tempi del patto, e nemmeno ha divorato esseri umani, come da abitudini alimentari tipiche della sua razza. Qualcuno, o qualcosa, sta manipolando con forza gli eventi, in modo che Jennifer Strange usi la potentissima spada Exhorbitus (forgiata all’uopo) sulle scaglie del sornione Maltcassion. Jennifer, però, non ci sta ad essere manipolata...il suo cuore le suggerisce tutt’altro. Seguendolo, scoprirà qualcosa di inaspettato sulla propria natura, oltre al non trascurabile dettaglio che esiste un piano preciso dietro la questione “Uccidere l’Ultimo Drago”, volto alla rinascita e alla sopravvivenza di un certo mondo. Scrivo consapevole di essere ABBONDANTEMENTE di parte e poco obiettiva: io ricerco attivamente e amo tutti i libri che parlano di draghi. Non tutti meritano attenzione, ma questo colpisce per l’originalità e il senso dell’umorismo con cui tratta un argomento tipicamente fantasy, che molti scrittori del genere avrebbero reso forse in modo più tragico, più serioso. Gli autori dotati di altri punti di vista e di altre frecce nelle loro faretre, imbevono le penne di senso dell’umorismo per incarnare nei draghi alcune caratteristiche tanto umane: basti pensare al cialtrone Chrysophylax, o allo stesso Smaug, l’arrogante finito male. La magia, che di solito ha una dimensione epica, ed era un argomento anche piuttosto serio nella saga di Harry Potter, qui è ridotta di importanza, quasi svilita a semplice servizio per risolvere i noiosi problemi quotidiani. Sempre, però, con un sorriso: Fforde non mira a ricoprire di ridicolo la magia, o a sottolinearne l’inutilità. Al contrario, esorta a ritrovare l’elemento magico nelle nostre vite e in quello che ci circonda, collegandolo al sorriso, all’umorismo, alla voglia di non prendere troppo sul serio la vita stessa, perché questo atteggiamento ci farebbe rischiare l’inaridimento e la conseguente essiccazione di tutte le nostre fibre. Al posto di esseri umani completi e gioiosi, diventeremmo noiosi gusci pomposi e vuoti, con gli occhi perennemente volti a terra e le menti rimpicciolite dall’avidità. Il senso dell’assurdo che si respira in questo romanzo (e sicuramente nel suo seguito, che ho scoperto durante la lettura, La sfida di Kazam) aiuta a recuperare, paradossalmente, un senso di vita più umano, anche nella creazione di bestie del tutto contraddittorie e paradossali come la Quarkbestia, che l’autore definisce come una collezione di coltelli con le gambe, pronta a sbranare chiunque, ma dal carattere dolce e giocoso di un labrador. Sono i “Quark” della Quarkbestia disseminati qua e là che provvedono a ricordarci che non è tanto il caso di lasciarsi trascinare dal lato serioso e un po’ pedante della vita...facciamoci una sana risata, spesso e volentieri!

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