Il centrocampista del Napoli, Jorginho, racconta in una lunga intervista al Corriere dello Sport la sua storia calcistica fin da quando era un bambino. Eccone uno stralcio significativo: “Inizio a muovere i primi passi calcistici a tredici anni, in una scuola calcio vicino casa gestita da due procuratori italiani e due brasiliani. Eravamo una cinquantina di ragazzi, ma io volevo i miei genitori che mi hanno convinto a credere in questo sogno. Se non fosse stato per loro non ce l’avrei fatta. Poi a quindici anni arrivai a Verona, un posto nuovo per me. Non era facile stare lontano da casa, mi davano anche la paghetta di venti euro settimanali. Ho vissuto i mesi più difficili della mia vita. Ho conosciuto tre persone che avrei piacere venissero citate: Nicola Fittà, che ora è il mio mental coach; Corrado Alban e il portiere del Verona, Rafael. Non potrò mai dimenticare ciò che hanno fatto per me, standomi al fianco, portandomi tra i loro figli, dandomi il sostegno necessario. Lei sa, venti euro sono il nulla, ci compri niente, non quello che vorresti, pur non avendo grosse pretese. E poi l’affetto, la possibilità di non avvertire la solitudine. Ero ancora un bambino, io. Ma cominciai a ragionare da grande”.
