L'Uomo d'Acciaio (Zack Snyder, 2013)

Creato il 18 giugno 2013 da Sommobuta @sommobuta
No, ma davvero per questa recensione di Man of Steel, il reboot cinematografico di Superman, volete la sinossi perchè non conoscete la storia?
Seriamente?
Ok, eccovela.
Tranquilli, non ci sono spoiler nell'articolo.
Il nucleo di Krypton è instabile e Jor El, eminente scienziato, è convinto che il pianeta esploderà nel giro di poco tempo. L’unica soluzione possibile per salvare i kryptoniani è quella di trasferirsi su un altro pianeta, ma dato che i membri dell’Alto Consiglio non sono d’accordo e che il Generale Zod sta compiendo un colpo di stato, Jor El decide di salvare suo figlio appena nato, inviandolo sulla Terra…
Il problema dell’annuncio di certi film è quello dell’aspettativa, spesso ingigantita da trailer che sembrano rendere il film più bello e interessante di quanto poi non sia in realtà.
Il grandissimo problema di Man of Steel (o L’uomo d’acciaio, fate voi) di Snyder è proprio questo: prometteva bene. Troppo bene.
E invece è “solo” un blockbusterone che non aggiunge né toglie nulla alla mitologia del personaggio “Superman”.

The Man of Steel!
E dire che le intuizioni di partenza erano quelle giuste.
Quando ho scritto l’articolo su Superman: Terra Uno, speravo ardentemente che Goyer e Nolan (a cui era stata affidata la storia) avessero pescato a piene mani dal capolavoro di Straczynski.
Cosa che in parte è pure avvenuta.
Il Superman di questa pellicola, Clark Kent, almeno nella prima parte e attraverso i flashback che ci mostrano il suo passato, è un vero e proprio emarginato. È un alieno che non ha la più pallida idea di cosa ci faccia sulla Terra, né perché abbia dei poteri tanto smisurati che gli consentirebbero di compiere meraviglie.
Meraviglie che non può mostrare per non essere discriminato e per non suscitare paura nei confronti di un’umanità che non lo accetterebbe perché non capirebbe.
Se tutta la pellicola (o buona parte di essa) fosse stata incentrata sul viaggio (interiore e non solo) dell’eroe alla scoperta di sé stesso, L’Uomo d’Acciaio sarebbe stato un capolavoro.
Cosa che non è.

Il nuovo film di Superman DOVEVA essere questo
Perché il viaggio di Superman è posticcio, fasullo. Quasi “forzato”.
Perché c’è questo bambolotto con un carisma pari a zero che va in giro per il mondo cercando “qualcosa”, che nonsisabenecome trova “qualcosa” e che alla fine diventa “qualcosa”.
Solo per esigenza di trama.
Se Nolan e Goyer avessero avuto lo stesso coraggio di osare come hanno fatto in Batman Begins (dove Batman è solo il termine ultimo del viaggio evoluzionistico di Bruce Wayne – e anzi, ne è la naturale “evoluzione”), Man of Steel si sarebbe distinto dal “film di Superman”, quello di Donner.
E quando tra qualche anno, si sarebbe parlato del film di Superman (così come accade con quelli di Batman quando si chiede: “Ma stiamo parlando di quelli di Burton o di Nolan?”) avremmo potuto domandare: “Parliamo del film di Donner o di Snyder?”
Invece ci troviamo di fronte al “solito” film sui supereroi.

'O pescatore nun s' 'a scord' 'a mamma!
Quindi L’Uomo d’Acciao è così brutto, pessimo o addirittura “offensivo” (come ha sentenziato “il salvatore della patria di Dylan Dog*”)?
No.
È un film divertente.
Che intrattiene, come ho detto poco più sopra, e lo fa alla grande.
I primi venti minuti su Krypton sono un pugnettone, un “raspone a due mani” vero e proprio.
Alcune porzioni di flashback su Clark Kent bambino sono azzeccatissime (la scena a scuola è da applausi).
E la seconda parte del film, quella smaccatamente action dove Superman “spacca i culi” è da urlo. È quella che ogni fan di Superman (mi correggo, ogni lettore di fumetti) desiderava vedere su di uno schermo cinematografico da tipo sempre. È quello che ci si aspetta quando in campo scendono forze in gioco in grado di sprigionare una potenza devastante.
E le battaglie a Smallville e a Metropolis hanno una potenza devastante, come mai si era vista prima in un cinecomic.

Questo è un grande Zod
Il problema dei radical chic di staceppa, il problema di molti che sentenziano dall’alto del loro scranno con l’indice sollevato perché “loro sanno” (e qui ripeto quello che ho scritto all’epoca del Cavaliere Oscuro – Il Ritorno) è che hanno perso il semplice gusto di sedersi in sala e godersi lo spettacolo.
È ovvio che Nolan, Goyer e Snyder sono un’unghia al confronto di gente come Donner, Puzo, Bentman e dei due Newman;
è normale, quasi lapalissiano che Russel Crowe non è e non ha la presenza di Marlon Brando, e che Kevin Kostner non è empatico come Glen Ford;
per non parlare di Henry Cavill che non è Christopher Reeve (ma stiamo ancora a pensare a queste puttanate?).
Ma non per questo bisogna sempre fare i bastian contrari perché “qui una volta era tutta campagna”.

Anche qui, una volta, era tutta campagna...
Perchè è vero Cavill non è Reeve, ma nonostante tutto fa il suo lavoro;
perchè Crowe è un Jor El convincente, così come Kostner è un babbo Kent comprensivo;
perchè la gentaglia del Daily Planet è fondamentalmente "inutile", ma è stata presentata per fare in modo che nel (sicuro) secondo film ci siano delle figure di riferimento;
perchè la colonna sonora di John Williams è leggendaria, ma quella di Hans Zimmer è molto, molto potente;
perchè magari lo script di Nolan e Goyer non sarà indimenticabile, ma alcuni personaggi (come Zod) e alcune scene (come quella del primo volo di Superman) sono già indimenticabili.
Il vero problema sapete qual è?
Che anche chi dice di odiare Superman, in realtà lo ammira.
Non solo perché il personaggio ormai fa parte della leggenda, della mitologia (sono sicuro che quando pensate al termine “supereroe” pensate a Superman prima degli altri o subito dopo il vostro eroe preferito); ma perché è un personaggio praticamente irraggiungibile e inamovibile, come lo sono, per l’appunto, i miti.
E da un mito ci si aspetta sempre il meglio del meglio del meglio.
Perciò, quando i miti non vengono trattati nel modo eccelso in cui ci aspettiamo (come accade in Man of Steel, o come accadde con Superman Returns – onesta pellicola, a mio parere; non superba o indimenticabile, ma onesta), ci sentiamo traditi.
Ed essere traditi dal supereroe per eccellenza ci lascia un piccolo senso di vuoto e delusione.

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*Perché osannare Mater Morbi come il Dylan Dog più bello, il più figo, il più intelligente, il più shockante, il più favoloso degli ultimi 150 anni quando il volume medio dei Dylan Dog degli ultimi 150 anni è QUESTA MERDA vuol dire vincere facile per abbandono dell’avversario sul campo da gioco.
Insomma, significa esaltare la normalità a grandezza perchè il target di riferimento è la mediocrità.

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