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"La bellezza e la fatica" di IVANO NANNI

Creato il 15 marzo 2014 da Caffeletterariolugo
Sull'incontro di mercoledì 12 marzo con la scrittrice Silvia Avallone che ha presentato il suo romanzo "Marina Bellezza" edito da Rizzoli.
È un principio sacrosanto quello di far valere la propria cittadinanza culturale e immettere nel circuito asfittico del pignoramento della felicità una nuova volontà di riscatto, una determinazione che si configura come una battaglia epica per l'autoaffermazione. Non sprecare la bellezza, a iniziare dalla propria, sembra dire la protagonista di questo romanzo. Nel libro della Avallone una medesima precarietà appartiene ai due protagonisti che la declinano però in modi differenti. Marina aderendo a un modello che strizza l'occhio alla scorciatoia per il successo, e Andrea che invece prende la via aspra della fatica ripercorrendo a ritroso la via dei propri avi buttando alle ortiche un presente che si preannuncia operoso e stabile sulle orme del padre. Una vita quella di Marina giocata sull'equilibrio instabile  dei tacchi a spillo, e la vita di Andrea che ricalca quella quasi monacale di un eremita folle che vuole scoprire di nuovo il sapore della terra. Entrambe le vie sembrano atti di accusa a una politica distratta che ha previsto la precarietà come modus vivendi delle generazioni giovani, modi ai quali essi cercano di rispondere con la forza delle idee o del corpo. Messi davanti a scelte forzate, per i giovani le vie che si aprono portano spesso oltre confine. E per quelli che rimangano si prospettano ricerche sempre più astruse non prive di umiliazioni, oppure invenzioni estreme ma non insensate come quelle di Andrea, che vuole diventare allevatore rifiutando lo schema di affermazione stereotipata, oppure l'invenzione di Marina che poi invenzione non è, ma  consapevolezza della sua procacità provocante, della sua solare bellezza, che la induce a una sfrontatezza che può essere il ticket per il successo o per il ritorno al cortile di casa. Entrambi si giocano letteralmente la loro possibilità contro un destino chiuso fatto di proposte nulle o peggio ancora indecenti. Nessun tipo di precarietà va sottovalutata, sembra affermare questo racconto, anzi ogni instabilità contiene in sé il germe di una pienezza nuova, una possibilità che per Andrea è un ritorno al passato e  per Marina un ritorno al futuro in quanto, per entrambi, la vera lotta è contro un presente che rifiutano. Non vogliono sprecarsi nell'inferno della provincia, di questo sono certi, agguantano perciò con istintiva animalità lo stretto passaggio che conduce al purgatorio dell'apprendistato, diverso e uguale per entrambi che non garantisce nulla, il successo o l'insuccesso non è tutto nelle nostre mani, ma che forse aumenta il sapore e il colore della speranza almeno per loro, per Andrea e Marina, che nonostante tutto si amano e rispondono al terrore di questi tempi con la sfrontatezza delle decisioni repentine. di Ivano Nanni


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