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La buca

Creato il 03 gennaio 2015 da Ussy77 @xunpugnodifilm

50321Grottesca favola dal sapore vintage e italico

Opera seconda, senza l’apporto di Franco Maresco, di Daniele Ciprì, La buca denota un passo indietro rispetto al precedente e brillante È stato il figlio. Difatti la commedia stile retrò con protagonisti Castellitto e Papaleo non convince del tutto e si rivela uno sterile omaggio alla classica commedia degli equivoci e truffaldina all’italiana.

Armando ha scontato incolpevolmente una pena lunga trent’anni, mentre Oscar è un avvocato misantropo che prova ad arricchirsi inscenando truffe. I due si incontrano casualmente in un bar e Oscar vede in Armando, e nel suo caso, una ghiotta opportunità di ricchezza.

Appare svogliata la costruzione narrativa de La buca, una pellicola che si pone come obiettivo quello di far rivivere agli spettatori seduti in sala le vicende delle commedie anni ‘60, non riuscendoci fino in fondo. Difatti i suoi personaggi atipici, figli di un’altro tempo, eppure così profondamente legati agli usi e costumi dell’Italia di oggi, si rivelano per quello che sono realmente: due stilizzate macchiette. Perché Oscar (azzeccagarbugli ossessivo e perennemente in cerca del pollo da spennare) e Armando (povero disgraziato appena uscito di galera per un delitto non commesso) sono due figure figlie del compromesso moderno, dell’arte dell’arrangiarsi. Tuttavia queste accezioni principalmente negative vengono solo lievemente criticate e ribaltate in favore di uno sguardo più malinconico e affettuoso: Oscar e Armando sono due perdenti che, senza malizia,  chiedono alla vita di essere assecondati nelle loro ambizioni. È sulla delineazione di questi due personaggi poco ordinari che si concentra la macchina da presa del regista, che si consegna al fiabesco, al vintage senza remore, ma che nello stesso momento lo rifugge. Perché Ciprì costruisce location all’insegna dell’astrazione, ponendo i suoi due anti-eroi in un tempo indeterminato e in un luogo imprecisato. Quindi spazio alla fantasia (grottesca, sentimentale, surreale) che però non raggiunge il cuore dello spettatore.

A metà strada tra la commedia di Zavattini e il gustoso e vivace scambio di battute alla Wilder, La buca non trova la sua precisa identità. Difatti la vicenda (semplice e abbastanza lineare) non è quella delle grandi occasioni ed è necessario porre l’accento sul contesto, su un’ambientazione che deve necessariamente essere trainante e accattivante. Ed è qui che si nota l’accuratezza fotografica di Ciprì, la sua capacità di presentare in modo evocativo qualsiasi profilo e di essere in grado di rendere credibile qualsiasi storia, anche se questa è ambientata in un limbo temporale. Tuttavia se la pellicola si regge in piedi deve ringraziare soprattutto le solide interpretazioni di Castellitto (energico e vitale) e Papaleo (perfetto nel ricoprire il ruolo del malinconico disgraziato), la strana coppia che si arrangia dentro e fuori l’aula di un tribunale, che si aiuta a vicenda e che goffamente e in modo scanzonato trova la scappatoia sempre e comunque. Tanto in Italia vige il compromesso.

Uscita al cinema: 25 settembre 2014

Voto: **1/2


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