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La caduta degli “dei”, la sfacciataggine degli “eroi”

Creato il 27 febbraio 2014 da Conflittiestrategie

Ancora con la vecchia storia dei dittatori sconfitti e le ricchezze accumulate alle spalle del popolo. Vi ricordate quando fu abbattuto Saddam Hussein? Il satrapo aveva rubinetterie, cessi e maniglie delle porte in oro, oltre a palazzi di tremila stanze l’uno, un centinaio di sosia in carne umana, 35 concubine in simil pelle, 280 massaggiatrici automatiche ed una stanza degli orrori per eseguire i riti di sangue dell’antica Babilonia. Falso, ma non importa, calpestare il tiranno che cade è il mestiere più antico del mondo. Vae victis. La caduta degli “Dei”, la tracotanza degli “eroi”. Milosevic? Aveva i denti a 24 carati essendo serbo e quindi un po’ zingaro, anche se il suo sorriso non ha mai mentito, al contrario dei nostri guerrieri umanitari sempre all’opera dove America chiama che riuscirono ad inventarsi di sana pianta una pulizia etnica a danno dei Kosovari, poi smentita dall’OSCE. Gheddafi, oltre alla solita cassa piena di tesori dei corsari beduini che rubano al prossimo per arricchire i congiunti più prossimi, le tende in seta pregiata cosparse di diamanti, i cammelli sellati in argento sterling, le collane di canini sradicati agli avversari e le amazzoni crude si era anche procurato una stanza degli abusi sessuali con strumenti di sevizia sconosciuti persino a Jack lo squartatore e al conte Von Masoch. Stupro mundi.

Il potere perverte tutti quelli che non sono uniti all’Occidente. Infatti, come non sottolineare la sobrietà degli sceicchi del Golfo sodali di Obama e di Hollande, la morigeratezza dei loro costumi e consumi, o come non ammirare l’umanità di certi leader africani, alleati dell’Occidente, che per amor della specie hanno rinunciato al cannibalismo per darsi alla comunità internazionale e al suo istinto di pace a sazietà? Meglio il caviale di un polpaccio al sangue. Dimmi con chi vai e ti dirò quanto sei buono e giusto. Adesso tocca a Yanukovic, autocrate incallito che ha strozzato i mansueti oligarchi e nazisti ucraini, questi sensibilissimi amici del popolo. La sua villa Presidenziale era uno schiaffo alla miseria generale. Tuttavia, la reggia in cui viveva non era sua ma messa nella disponibilità delle alte cariche dello Stato e di chiunque altro potesse permettersela, essendo stata prima di proprietà pubblica ed ora in mano a società private che la cedono a chi paga. Fu venduta nel 2007 quando al potere c’era il duo Timoshenko-Juscenko, binomio a modo dell’élite pro-atlantica che ha liquidato il patrimonio di un intero Paese.

Chi accuserebbe mai il Presidente Napolitano per gli sfarzi del Quirinale? Ma Yanukovic è un nemico delle masse, almeno così hanno stabilito le migliori cancellerie mondiali e i nostri inverecondi giornali. Quindi inizi pure la caccia all’uomo, anzi al maiale, il cui stile di vita smodato è indice certo di depravazione e immoralità. Già che ci siamo mandiamolo all’Aja dove giustizia sarà sfatta. Entrerà vivo e uscirà morto, come Milosevic. I tribunali internazionali, dal 1945 in poi, sono sempre stati luoghi di parzialità ed ingiustizia.

Così mentre i russi sono costretti a distribuire passaporti in Crimea per evitare il peggio, gli statunitensi continuano a distribuire patenti di democraticità a gruppi d’impresentabili che si lasciano manovrare a piacimento di Obama. Il Cremlino dovrebbe però rompere gli indugi dato che le provocazioni stanno raggiungendo anche la parte orientale dell’Ucraina a maggioranza russofona. Ieri i tatari, minoranza islamica alla quale oltre alla r manca anche una rotella (credono forse di essere guidati dal temibile Gengis Khan e di rappresentare un’orda mongola?) hanno cercato di creare disordini a Sinferopoli in accordo col nuovo (s)governo di Kiev, al grido di Allah è grande. Perché pensano che Putin sia piccolo?  Per ora sono stati respinti ma sarebbe meglio evitare ulteriori focolai di rivolta dove Washington gradirebbe gettare altra benzina per infiammare tutta la regione. A questo punto, meglio la secessione lampo delle zone sotto l’influenza russa che un altro disastro come quello della Capitale. In tempi in cui le ribellioni popolari sono diventate becere reazioni e le masse si lasciano strumentalizzare ed incantare più che in passato,  l’arrivo dei carri armati sulle piazze è l’unico vero atto rivoluzionario. Proprio come nel ’56 in Ungheria, nel 68 in Cecoslovacchia e nel ’89 in Cina.  Il rumore del cannone annuncerà la fine delle primavera/falsa.


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