Qualche giorno fa vi ho parlato di musica, oggi parliamo di un altro mio interessa il Cinema.
Quello che voglio proporvi oggi è un film particolare, un horror made in Italy.
Sono particolarmente legato a questo film per diverse ragione, la più importante è che il regista è bolognese come me, ed è anche grazie ai suoi film se ho la passione per il cinema e per il paranormale (quindi è merito suo se oggi la mia vita sta cambiando in meglio con al fianco una persona unica).
Non è un horror alla Dario Argento, con zombie, mostri o fantasmi. Anche se c’è un fantasma nascosto in questo film, ma solo chi lo ha visto bene sa di cosa parlo (per gli altri? Vi consiglio di guardarvelo). Il film è un viaggio terrificante alla ricerca della verità, tra amori, brividi, anguille, morti sospetti, finti paralitici e un finale che probabilmente solo Pupi Avati poteva inventarsi.
Il regista ve l’ho svelato ora sveliamo anche il titolo del film :
LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO Il restauratore Stefano, viene chiamato in una paese nei limitrofi di Comacchio, per restaurare Il quadro raffigurante il martirio di San Sebastiano opera del pittore pazzo Buono Legnani, morto suicida anni prima. Inizieranno così strane telefonate minatorie sussurrate notturne, si troverà incastrato tra la passione con la bella neo maestrina del paese e il suo amico suicida (o ammazzato?), mentre le indagini sul Legnani diventeranno per lui un ossessione, quando scoprirà delle due sorelle scomparse anni prima, che le voci di paese volevano essere la principali procacciatrici di vittime per il cosiddetto "Artista del Martirio".
Film dal costo irrisorio (120 milioni delle vecchie lire), girato in cinque settimane con una troupe di sole dodici persone : Lino Capolicchio che sadare le giuste sfumature al suo personaggio,la straordinaria performance di Gianni Cavina, indisponente, eccessivo, come poche altre volte nella sua carriera. Un copione rimasto per ben cinque anni nel cassetto, fino a quando capitò tra le mani di Maurizio Costanzo e quelle di Gianni Cavina, che lo rimaneggiarono dopo il flop che il regista bolognese subì con Bordella.
La casa dalle finestre che ridono è, insieme alle opere di Lucio Fulci, uno dei più grandi film horror che il cinema italiano ricordi. L'atmosfera di provincia è delineata da Avati (memore in questo caso dei racconti gotici uditi in gioventù.) con una calma che nella sua irrealtà già nasconde qualcosa. Gli abitanti nascondono qualcosa.
La chiesa nasconde qualcosa. E qualcosa di più nasconderà
fino alla conclusione.
Se non fosse per un artista, un pittore di agonie, che
grazie alla sua diversità ha lasciato una "traccia" indelebile di
iniquità e di omertà che avvolge il paesino della bassa padana, come la nebbia che si trova ogni inverno.
Un luogo dove
nulla sembra accadere, semplicemente perché il meccanismo di follia si è già
messo in moto e nessuno riuscirà più a fermarlo.
Fino almeno all'arrivo di
Stefano, incaricato di restaurare proprio l'inquietante affresco di Buono
Legnano, nascondiglio insospettabile per un universo parallelo corrotto, pregno
di sofferenza e di morte.


![[Rubrica: Italian Writers Wanted #12]](https://m22.paperblog.com/i/289/2897898/rubrica-italian-writers-wanted-12-L-cIVqIF-175x130.png)



