“La chant de la Styrene”

Creato il 07 aprile 2014 da Marga

Per i tre anni di questo blog, voglio dedicare a tutti quelli che mi seguono o che semplicementte passano da queste parti una canzone. Naturalmente non è una canzone di quelle che si percepiscono come sottofondo nei supermercati o dal dentista, anzi non è neppure una canzone è: “La chant de la Styrene”

Ancora  unpodichimica, ma questa volta in veste davvero speciale. Seguitemi.

Siamo in Francia alla fine degli anni ’50. La  Pechiney, Società Chimica ed Elettrometallurgica francese, incarica un giovane regista, Alain Resnais ( il grande maestro morto recentemente!) di girare un cortometraggio sulle meraviglie della plastica. Reisnais realizza un piccolo capolavoro con le musiche di Pierre Barbaud, l’inventore della musica algoritmica e il testo  di Raymond Queneau. Nel 1958 esce quindi il documentario,   “La chant de la Styrene”, dal titolo del poema in versi alessandrini, scritto da Queneau che  fa da commento al filmato.

Immagino che  Queneau, appena sentito il nome stirene, abbia impiegato un nanosecondo a fare l’associazione stirene – sirene- Omero. E proprio al canto delle sirene  (libro XII dell’Odissea) si ispirano  i versi dello scrittore francese.

Oggi probabilmente non sarebbero le  sirene ad associarsi alla parola stirene,  ma quelli erano altri tempi e lui comunque era Queneau.

Gli anni 1957/58 furono anni cruciali per l’evoluzione delle tecnologie delle materie plastiche. Se in Francia si cantava il polistirene, in italia iniziava la produzione del polipropilene e precisamente al 14 maggio 1957 risalgono i documenti che provano il collaudo del polipropilene isotattico a Ferrara.  Sì, proprio il polimero che ha dato vita al Moplen e al primo e unico Nobel per la chimica assegnato a un italiano , Giulio Natta. Il Nobel fu assegnato nel 1963 ( l’anno scorso era il cinquantesimo) e mi sembra interessante riportare  un frammento delle motivazioni che portarono all’assegnazione del Nobel al nostro scienziato. Il prof Fredga si rivolse a Natta dicendo

«In natura esistono molte macromolecole “costruite” in modo regolare e controllato, basti pensare alla cellulosa o al caoutchouc. Fino ad oggi noi tutti consideravamo che questo fosse un monopolio esclusivo della Natura dato che tali macromolecole sono realizzate con l’aiuto di enzimi. Il Prof. Natta ha infranto questo monopolio».

Quello era il passato:  in Italia oggi non si parla più di chimica (entità demoniaca),  di plastica, di scienza e di Natta o almeno, non in quei termini.

Ma torniamo alla nostra “Canzone dello stirene”: nel 1985 venne tradotta da Italo Calvino diventando “La canzone del polistirene”.

Ancora una volta il committente fu una società chimica: fu infatti  la Montedison a sponsorizzare l’opera.

Il 7 giugno 1985 l’editore  Vanni Scheiweiller chiese la collaborazione di Calvino per la produzione di un’edizione fuori commercio della traduzione de “La chant de la Styrene”  di Queneau corredata da un’acquaforte originale di Fausto Morlotti.

Calvino accettò l’ incarico di tradurre  l’opera  e, trovando difficoltà nell’interpretazione di diversi termini tecnici (9 per la precisione) si rivolse a Primo Levi, scrittore e   chimico, per averne un aiuto.  Non contento delle risposte avute, chiese lumi anche al suo editore Vanni Scheiweiller. (Popinga).

Eccovi ora il risultato del difficile lavoro di traduzione (Calvino morì nel settembre del 1985, poco tempo dopo la consegna del lavoro all’editore.)

La canzone del polistirene

“Tempo, ferma la forma! Canta il tuo carme, plastica!
Chi sei? Di te rivelami Lari, penati, fasti!
Di che sei fatta? Spiegami le rare tue virtù!
Dal prodotto finito risaliamo su su
Ai primordi remoti, rivivendo in un lampo
Le tue gesta gloriose! In principio, lo stampo.
Vi sta racchiusa l’anima; del lor grembo in balìa
Nascerà il recipiente, o altro oggetto che sia.
Ma lo stampo a sua volta lo racchiude una pressa
Da cui viene la pasta iniettata e compressa,
Metodo che su ogn’altro ha il vantaggio innegabile
Di produrre l’oggetto finito e commerciabile.
Lo stampo costa caro; questo è un inconveniente,
Ma lo si può affittare, anche da un concorrente.
Altro sistema in uso permette di formare
Oggetti sotto vuoto, per cui basta aspirare.
Già prima il materiale, tiepido, pronto all’uso
Viene compresso contro una filiera: “estruso”,
Ossia spinto all’ugello per forza di pistone;
Lo scalderà il cilindro al punto di fusione.
E’ lì che fa il suo ingresso nel bollente crogiolo
Il rapido, il vivace, il bel polistirolo.
Lo sciame granuloso sul setaccio si spinge,
Formicola felice del color che lo tinge.
Prima di farsi granulo, somigliava a un vibrante
Spaghetto variopinto: chiaro, scuro, cangiante.
Una filiera trae, dall’estruso finito,
Gli spaghi che una vite senza fine aggomitola.
E l’agglutinazione come si fa ad averla?
Con perle variopinte: un colore ogni perla.
Ma colorate come? Diventerà uno solo
Il pigmento omogeneo dentro il polistirolo.
Prima certo bisogna asciugarlo per bene
il rotante prodotto, dico il polistirene,
il nostro neonato, il giovane polimero
Del sempilice stirene, ma nient’affatto effimero.
“Polimerizzazione” designa, già lo sai,
il modo d’ottenere più elevati che mai
Pesi molecolari; non hai che far girare
Un reattore idoneo: mi sembra elementare
Come perle on collana, legate l’una in cima
All’altra, tu incateni le molecole…E prima?
Lo stirene non era che un liquido incolore
Coi suoi scatti esplosivi e un sensibile odore
Oseervatelo bene: non perdete le rare
Occasioni che s’offrono di vedere e imparare.
E’ dall’etilbenzene, se lo surriscaldate
Che stirene otterrete, anche in più tonnellate.
Lo si estraeva un tempo dal benzoino, strano
Figlio dello storace, arbuso indonesiano.
Così, di arte in arte, pian piano si risale
Dai canali dell’arido deserto inospitale
Verso i prodotti primi, la materia assoluta
Che scorreva infinita, segreta, sconosciuta.
Lavando e distillando quella materia prima,
-Esercizi di stile meglio in prosa che in rima-
L’etilibenzene scoppia per sua virtù esplosiva
Se la temperatura a un certo grado arriva.
L’etilibenzene il quale, com’è noto, proviene
Dall’incontro d’un liquido che sarebbe il benzene
Mischiato all’etilene che è un semplice vapore.
Etilene e benzene hanno per genitore
O carbone o petrolio oppure entrambi insieme.
Per fare l’uno e l’altro, l’altro e l’uno van bene.
Potremmo ripartire su questa nuova pista
Cercando come e quando l’uno e l’altro esistano.
Dimmi, petrolio, è vero che provieni dai pesci?
E’ da buie foreste, carbone, che tu esci?
E’ il plancton la matrice dei nostri idrocarburi?
Questioni controverse…Natali arcani e oscuri…
Comunque è sempre in fumo che la storia finisce.
Finchè non viene il chimico, ci pensa su e capisce
Il metodo per rendere solide e malleabili
Le nubi e farne oggetti resistenti e lavabili.
In materiali nuovi quegli oscuri residui
Eccoli trasformati. Non v’è chi non li invidii
Tra le ignote risorse che attendono un destino
Di riciclaggio, impiego e prezzo di listino.

Della strenna Motedison, ne furono stampate 99 copie numerate e 3000 con  una versione ridotta dell’acquaforte originale di Morlotti. La cartella conteneva anche le due lettere di Calvino, a Primo Levi e a Vanni Scheiweiller.


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