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La Chiusura di Left, una Strana Storia

Creato il 05 gennaio 2015 da Pedroelrey

Left nasce nel 2006 attra­verso la tra­sfor­ma­zione edi­to­riale della pre­ce­dente Avve­ni­menti. Il suo nome, oltre al chiaro e dichia­rato rife­ri­mento poli­tico, si spiega in ori­gine come acro­nimo delle parole sim­bolo della rivo­lu­zione fran­cese, Liberté, Ega­lité, Fra­ter­nité, con l’aggiunta della T di Trasformazione.

Dal novem­bre del 2011 ha rin­no­vato gra­fica e con­te­nuti ed è uscita per due numeri in alle­gato pro­mo­zio­nale con l’Unità, per poi uscire con il gior­nale ogni sabato a par­tire dal 12 mag­gio 2012. 

Da quando l’Unità ha chiuso, il 31 luglio, la rivi­sta ha con­ti­nuato ad essere distri­buita nelle edi­cole da sola rea­liz­zando ven­dite bas­sis­sime, che ad ago­sto non hanno supe­rato le 6mila copie,  indi­ca­tore che dal rap­porto con l’Unità la rivi­sta non ha gua­da­gnato let­tori, visto che non ha con­qui­stato nes­suno degli orfani del quotidiano.

Nono­stante una reda­zione ridotta, com­po­sta da otto gior­na­li­sti, due poli­gra­fici, un ammi­ni­stra­tivo, la testata in que­stione ha accu­mu­lato circa 150mila euro di debiti in sei mesi ed è stata chiusa da un giorno all’altro.

Pub­bli­ca­zione di Left.


Pare che la moti­va­zione prin­ci­pale alla rinun­cia da parte di Mat­teo Fago di soste­nere eco­no­mi­ca­mente e rilan­ciare la testata dipen­de­rebbe da pro­ble­ma­ti­che legate a pos­si­bili con­flitti rela­tivi ai con­tri­buti pub­blici per l’editoria essendo lo stesso
parte di Nie,  la società edi­trice messa in liqui­da­zione per per­dite pari a 25 milioni di euro per il fal­li­mento de l’Unità.

Fago, che è pro­prie­ta­rio anche del domi­nio della testata il cui sito web è stato com­ple­ta­mente oscu­rato per 36 ore [per­chè?], ha inter­rotto le trat­ta­tive, in corso da mesi, per la rica­pi­ta­liz­za­zione della testata a gio­chi fatti, quando i soci della coo­pe­ra­tiva non avreb­bero mai avuto il tempo di ripia­nare i debiti per tempo, nono­stante, come riporta  Il Fatto, avesse chie­sto e otte­nuto la nomina di un con­di­ret­tore di fidu­cia,Ila­ria Bonac­corsi, sorella di Luca Bonac­corsi che aveva ten­tato la sca­lata a Libe­ra­zione, che poi ha chiuso, ed è stato diret­tore di Terra, che anche in que­sto caso ha chiuso. 

Un gruppo di per­sone che, per usare un eufe­mi­smo, non pare certo bril­lare per capa­cità mana­ge­riale e gestio­nale vista la lunga fila di fal­li­menti in ambito edi­to­riale. Non a caso, forse, a Fago è stato poi pre­fe­rito Vene­ziani per il rilan­cio de l’Unità. 

Potrebbe essere che si sia spinto ad accu­mu­lare debiti con false pro­messe con l’intento di acqui­stare poi la testata dal cura­tore fal­li­men­tare gua­da­gnan­doci rispetto al ripia­na­mento dei debiti ed avendo anche diritto agli ammor­tiz­za­tori pre­vi­sti per i nuovi assunti nella nuova società che diven­terà pro­prie­ta­ria di Left, testata senza gior­na­li­sti né debiti a quel punto. O più banal­mente potrebbe essere l’ennesima dimo­stra­zione di carenza di professionalità.

Comun­que la si veda è certo che la chiu­sura improv­visa di Left è dav­vero una strana sto­ria, dif­fi­cile cre­dere nel lieto fine nono­stante le spe­ranze dell’ex diret­tore Gio­vanni Maria Bellu.

Pub­bli­ca­zione di Gio­vanni Maria Bellu.

 


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