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La città degli alberi felici

Da Silviapare

La città degli alberi felici

Geschützte Grünanlage: spazio verde protetto

Se rinasco albero voglio rinascere tiglio a Berlino. Probabilmente starei meglio qui che in una foresta. Si sente dire spesso che i tedeschi amano il verde, ma solo vedendo gli alberi felici di questa città ci si rende conto dell'abisso che separa il berlinese medio dal troglodita medio italico che gli alberi li odia, e quindi li taglia, li mutila, li capitozza, li riduce a stuzzicadenti perché rovinano la preziosa vista dalle finestre del suo villino del geometra. O dall'amministratore comunale minus habens che fa tagliare i rami perché "cadono sulle macchine", o direttamente gli alberi perché "tolgono spazio alle macchine". E non venitemi a dire che le potature sono necessarie, perché qui non le fanno. Oppure per farle impiegano dei veri giardinieri, capaci di potare un albero senza devastarlo. Cose inaudite in Italia (e anche nell'ecologica San Francisco, dove ho l'impressione che il comune se ne sbatta allegramente della potatura degli alberi sui marciapiedi, che resta affidata agli inquilini delle case circostanti. Forse non sarà così, ma diverse volte ho visto trogloditi in versione uessei massacrare rabbiosamente l'alberello del marciapiede che gli oscurava le finestre).
La città degli alberi felici

Un'altra cosa inaudita è un posto all'università per un giovane brillante, oserei dire geniale, che in Italia vagola precario e depresso perché il suo professore non ha gli agganci giusti e poi viene a Berlino e in quattro e quattr'otto diventa direttore di un prestigiosissimo istituto scientifico.
Ecco, io l'ho sempre detto che volevo vivere a Berlino. Poco originale, lo so. Pochissimo. Qui se tiri in aria una moneta, come dice Chiara di berlino101, è più facile che ricada in testa a un italiano o a uno spagnolo che a un tedesco. E poi ovviamente i turisti americani sono dappertutto, con le loro infradito e i loro zainoni e la loro invidia che dovrebbero avere, se solo ci arrivassero, per uno stato sociale come quello tedesco.

La città degli alberi felici

Un po' di yarn bombing


Ah, a proposito, ieri con Chiara abbiamo preso un tè nella meravigliosa Tadshikische Teestube, la sala da tè tagika. E stasera a cena con Chiara e con Elle, e forse con Mr. Keats, se finisce in tempo di installare la mostra che si apre domani. L'hanno anche intervistato alla radio, ieri. Va in onda stasera.

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