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La condanna a morte attraverso il gioco

Creato il 07 aprile 2010 da Dylandave

La condanna a morte attraverso il gioco

- Gamer – 2010 – ♥♥ e 1\2 -

di

Mark Neveldine &  Brian Taylor

C’è ancora la pena di morte negli Stati Uniti, anche nel futuro immaginario ed estremamente tecnologico di Gamer. Ma i condannati a morte non sono semplicemente rinchiusi nel loro specifico “braccio” ma sono forzatamente sottoposti ad esporsi ai piaceri dei ragazzini più ricchi che attraverso un gioco ( e un futuristico cip impiantato nel cervello) li “gestiscono” in un violento gioco sparatutto nel quale sono a rischio di vita. Questo è il futuro. O perlomeno è la riflessione che i due registi Neveldine e Taylor vorrebbero sottoporre agli spettatori in merito all’ utilizzo  della tecnologia per scopi quantomeno eccessivi. La loro regia però invece di andare contro il senso del loro messaggio non fa che rafforzare questa tendenza ipertecnologica che anche nel cinema spesso trova il suo sfogo. Ecco allora che abbiamo un montaggio iperveloce e sequenze che abbinano le musiche ad immagini da videoclip capaci soprattutto di intrattenere lo spettatore che però non avrà il tempo di riflettere perchè continuamente bombardato da scene d’ azione. Il risultato è che quindi l’ occhio dello spettatore è maggiormente attratto dalla velocità con i quali si snodano gli avvenimenti ( il film dura soltanto novanta minuti), più che chiedersi dove internet e la crescente attrazione giovanile verso il mondo delle realtà virtuali ci porterà se non presa con la dovuta moderazione e l’ utilità che di certo questo straordinario mezzo di comunicazione possiede. Tutto questo preoccupandosi molto meno della violenza che in Gamer è sempre in bella mostra e non ha di certo nessun freno. I personaggi sono tutti decisamente non approfonditi e specialmente coloro che stanno dietro i protagonisti del gioco, interpretati da  Gerard Butler e il suo antagonista Michael C. Hall, finiscono per essere decisamente degli stereotipi dell’ immaginario americano. Non è un caso quindi che dietro il personaggio di campione ci sia un ragazzino diciassettenne, ricco di cui si ignora il perchè molta gente si sia interessata alla sua sorte ma del quale noi spettatori poi conosciamo ben pochi elementi, e dietro una appetibile donna ci sia dietro il consueto ciccione sporco e unto che è costretto a deambulare su una carrozzina a motore. Decisamente tutte lacune sceneggiative che avrebbero dovuto destare maggiormente l’ attenzione dei due registi attenti forse più a portare a casa la pagnotta dell’ intrattenimento che quella della riflessione. Peraltro notevoli sono anche i riferimenti a precedenti film che hanno trattato l’ argomento in maniera piuttosto simile (chi non ricorda L’ Implacabile degli anni ‘80 con Arnold Schwarzenegger che all’ epoca tentava di evitare la pena di morte partecipando ad un gioco mortale). Al contrario il personaggio del villain interpretato da Michael C. Hall ( famoso per l’ interpretazione in Dexter) è forse quello che maggiormente funziona, capace di dar vita a un genio senza scrupoli del mercato dei videogame che pur di manipolare migliaia di persone si dimostra del tutto incurante delle vite umane. Un perfetto manipolatore potente del futuro insomma. Forse non troppo lontano da quelle ideologie di potere e controllo che molti ricchi di oggi già hanno o vorrebbero avere sulla popolazione. Il risultato finale è decisamente godibile anche se un pubblico intelligente si accorgerà ben presto dell’ atteggiamento un pò furbetto che Taylor e Neveldine di certo hanno avuto nel dar vita a questo film.

La condanna a morte attraverso il gioco

( Il giocatore e il condannato a morte)
La condanna a morte attraverso il gioco
( Il condannato a morte e il burattinaio ricco)

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