Magazine Psicologia

La crisi del millepiedi

Da Certifiedmentalcoachitalia

<<Il millepiedi era felice, tranquillo; finché un rospo non disse per scherzo: “in che ordine procedono le tue zampe?”. Questo arrovellò a tal punto la sua mente, che il millepiedi giacque perplesso in un fossato riflettendo su come muoversi>>.

Lao Tzu

Il millepiedi siamo noi, nella vita come in gara.

Non riuscire più a ritrovare noi stessi e le nostre capacità è normale dopo anni che si fa sport.

Con il tempo insorge nello sportivo, un atteggiamento di controllo delle sue azioni in gara che ne condiziona la prestazione: in questi casi si perde di naturalezza e spontaneità e di conseguenza riduce la qualità della prestazione e il suo divertimento.

Questo però non succede solo agli sportivi ma a quasi tutti noi che veniamo contaminati da un IO esterno che si sostituisce al nostro: una specie di parassita che si impadronisce della natura di ciascuno inibendone la spontaneità.

Agiamo pensando agli altri, alla rappresentazione interna di qualche compagno di squadra, piuttosto che dell’allenatore, siamo condizionati dal giudizio altrui e finiamo per mettere inconsciamente in secondo piano noi stessi.

Questo succede perché i “consigli” degli altri modificano i nostri comportamenti, impedendoci di agire senza preoccuparci, che è la base della massima performance!

In definitiva, perdiamo fiducia in noi stessi con conseguente perdita di autostima e un brusco calo della prestazione in gara.

“Il comportamento umano è il risultato del proprio stato d’ animo e viceversa!!!”

Noi non riflettiamo su come respirare, lo facciamo perché ci viene spontaneo ed è per questo che lo facciamo così bene!

Per essere più calzanti, prendiamo la prima cosa senza valore che troviamo davanti a noi, un libro ad esempio, lanciamolo sopra la nostra testa, non occorre troppo in alto, basta che non sia più sotto il nostro diretto controllo, per poi riprenderlo fra le nostre mani.

L’azione è semplice e la sua riuscita è pressoché scontata.

Adesso prendiamo un oggetto di valore affettivo per i nostri cari, una vecchia foto dei genitori ad esempio, e facciamo la stessa azione di prima: la preoccupazione è maggiore e il brivido che sentito attraversarvi la schiena all’idea di non riuscire a riprendere al volo l’oggetto facendolo cadere in terra rappresenta in pieno quell’ Io esterno che influenza la performance.

L’azione è semplice, esattamente come quella precedente, ma la rappresentazione delle reazioni altrui e delle conseguenze vi obbliga alla sua riuscita.

Quindi?

Quindi noi vogliamo esser protagonisti della nostra vita e vogliamo agire come riteniamo opportuno senza condizionamenti frustranti esterni.

In questi casi se siamo degli sportivi, occorre lavorare sul nostro fisico, per sentirci più forti ed in questo modo prendere consapevolezza delle nostre potenzialità.

In concomitanza alle nostre qualità atletiche, dobbiamo lavorare anche su quelle cognitive, aumentando la nostra autostima e le nostre capacità mentali.

In questo modo anche il nostro stato d’animo si modificherà, sarà più produttivo ed inizierà a spingerci a migliorarci sempre più.

Con un lavoro costante sul nostro fisico, la fiducia in noi stessi aumenterà fino a farci sentire AUTONOMI.

Alla fine faremo quella che per noi e solamente per noi stessi sarà la cosa più giusta, perché crederemo nella nostra forza e nel lavoro che abbiamo svolto e le critiche saranno solo uno stimolo per migliorarci ancora di più!

” Vivo la mia vita come meglio credo,
cerco di fare sempre la cosa migliore,
se ho un dubbio chiedo,
ma rimango sempre io l’autore. “

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Gabriele Ricci


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