«Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sole», così scrive J.W. Goethe al suo primo risveglio in Agrigento il 24 aprile 1817. Vi era giunto la sera prima dopo aver visitato nelle precedenti settimane Palermo, Alcamo, Segesta e Castelvetrano, compiendo un itinerario insolito che per i turisti dell’epoca, amatori dell’antichità, prevedeva normalmente anche Trapani, Marsala, Mazara del Vallo e Selinunte;
ma Goethe e Kniep, il pittore paesaggista che accompagnò il poeta

Goethe ebbe però modo di trascorrere diversi giorni nella città di Agrigento, esplorando il centro e i suoi dintorni, lasciandosi incantare dai templi e imparando ad apprezzare anche gli «aspetti più pittoreschi» del luogo. Mentore di questo soggiorno fu Johann Hermann von Riedesel, autore della Reise durch Sizilien und Grossgriechenland: Goethe spiega di custodire questo libriccino come un breviario o un talismano e dichiara di apprezzare del suo autore il «calmo proponimento, la certezza dello scopo, strumenti nitidi e idonei, preparazione e conoscenza».
Il soggiorno ad Agrigento fu caratterizzato anche da un’insolita


Il 17 maggio del 1787, una volta giunto a Napoli, in una lettera a Herder, Goethe sintetizzò così la sua esperienza siciliana: «L’aver sempre aderito in stretto contatto al reale mi ha dato un’incredibile scioltezza nell’esprimermi, per così dire, a prima vista su ogni cosa, e mi sento veramente felice che nel mio animo sia rimasta un’idea tanto chiara, completa e pura della grande, bella, impareggiabile Sicilia».
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Le citazioni di Goethe qui riportate sono tratte dal volume Viaggio in Italia di J.W. Goethe, pubblicato da Mondadori (1997)




