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La felicità è un sistema complesso

Creato il 24 novembre 2015 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
La felicità è un sistema complessoplay video
  • Anno: 2015
  • Durata: 117'
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Gianni Zanasi
  • Data di uscita: 26-November-2015

Sinossi: Il lavoro di Enrico Giusti è inusuale e come lui stesso ammette difficile da spiegare, un lavoro molto personale che si è creato e che sa fare molto bene, costringe gli imprenditori fallimentari a vendere la propria azienda prima che sia troppo tardi e li asseconda alla fuga. Così salva le aziende dalla chiusura e per quanto possibile migliaia di posti di lavoro. Talvolta però limita solo i danni, si impegna per far si che vengano ridotte al minimo le conseguenze della crisi. Purtroppo non lavoro da solo, ma per una società che lucra sulle acquisizioni dei grandi gruppi. Agisce in buona fede  con l’intento di salvare più posti di lavoro possibili ma di fatto combatte la classe dirigente servendo altra classe dirigente. Enrico è solo, malinconico, la sua vita è il suo stesso lavoro, fardello di un passato che lo tormenta. Una sera dopo aver intascato la cessione dell’ennesimo imprenditore in fuga, un evento improvviso rompe la sua routine. Si ritrova in casa un ospite inaspettato, Avinoam, una giovane ragazza israeliana, la fidanzatina abbandonata dal fratello minore Nicola, ennesimo personaggio troppo propenso a fuggire e incapace di affrontare la realtà.

Recensione: La fuga è il tema ricorrente del film di Gianni Zanasi, La felicità è un sistema complesso, più che una commedia agrodolce, potremmo definirla una commedia amara, condita da diverse sequenze ben scritte, di un’ironia brillante e che strappano più di qualche risata. Il soggetto  è certamente interessante, anche se ad un certo punto si perdono un po’ le redini, ed il registro espressivo offre una rappresentazione della crisi tutt’altro che scontata. La regia elegante ed un montaggio sonoro mai banale asservito ad un cospicuo utilizzo delle musiche(a cura di Niccolò Contessa) scandiscono il ritmo del film, dando all’opera una caratura di tutto rispetto.

La felicità è un sistema complesso e non è di casa nella pellicola di Zanasi, ciò che aleggia costantemente nel sottofondo del film è un’aurea spietata che non strizza per niente l’occhio alla classe dirigente, il vero problema di questa società, come ribadirà Enrico nel corso del film, dove i poveri pagano sempre ed i ricchi fuggono col malloppo.

Il film racconta con disincanto un mondo dove le leggi del mercato globale non scendono a compromessi con l’umanità del singolo. Enrico lo sa, ha fatto i conti troppo presto con la realtà, si è chiuso nel suo guscio svuotato da una fuga, quella del padre, che ha segnato irreparabilmente la sua vita. Colmo di sensi di colpa, ferito da una vergogna che non gli appartiene direttamente, propizia il suo riscatto personale non privo di controsensi. Valerio Mastandrea mette in scena in modo convincente un personaggio sottratto e misurato, il suo Enrico è il principale artefice del disincanto. Il suo lavoro è una missione da compiere, ma ancor più una pena da scontare per bilanciare il rimprovero che fa ai fantasmi del suo passato.

Se nella storia c’è un momento di salvezza, un tratto di felicità e riscatto, lo si trova nel concetto di fare squadra, nel farsi forza nei momenti difficili, con la comparsa dei giovani Lievi, orfani ereditieri che vogliono salvare l’azienda di famiglia da una delocalizzazione annunciata in seguito alla tragica dipartita dei loro genitori. I due ragazzi e la giovane Avinoam compongono un gruppo genuino e sincero al quale Enrico può aggrapparsi per ritrovare se stesso e placare i suoi tormenti. Il giovane Lievi probabilmente è quello che avrebbe voluto essere Enrico ma che oramai non può più essere, attraverso di essi potrebbe ripercorrere il suo riscatto ma ormai per lui è troppo tardi.

La giovane israeliana (bella e simpatica scoperta questa Hadas Yaron), vera mina vagante del film, forse è l’unica che ritrova il suo senso e con un gesto coraggioso compie e fa compiere una crescita personale a chi gli sta accanto, cosa che non riescono a fare tutti gli altri personaggi che continuano nel percorso autodistruttivo definito dal profitto e dalle logiche di mercato. L’azienda, le multinazionali, gli affari e chi ne fa le veci sono gli spietati vincitori perdenti della storia. Lo stesso Enrico anche se agisce con l’intento di fare del bene, si schiera dalla parte del male, dalla parte di quella classe dirigente per la quale nutre rancore.

La felicità è un sistema complesso è il film del “se potevi fare qualcosa non l’hai fatto”, il film dell’incompiuto e della fuga, “sognare stanca” dirà Giuseppe Battiston ad un certo punto del film, eppure è l’unica cosa che rimane al povero Enrico per fuggire dall’amara e cruda realtà.

Lorenzo Ceotto

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