Magazine Diario personale

La Grande Monnezza

Da Big @matteoaiello

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini,
Matte vi odia.

C’è un film che sta riportando l’Italia nel gotha del cinema che conta.
Un film che ha vinto un Golden Globe e che è stato candidato ai prossimi Oscar come miglior film straniero.
Sto parlando, ovviamente, de’ La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e altra gente, tra cui Carlo Verdone e la Ferilli.
Non so quanti di voi l’hanno visto. Penso tanti dato che almeno a Firenze, oltre agli infortuni di Mario Gomez e di Pepito Rossi e alla doppietta di Matri, non si parla d’altro.
Ne parlavano tutti già quando uscì ma non andai subito a vederlo. Attesi la penuria cinematografica estiva per spaparanzarmi in una delle sale del Grotta in un’afosa serata di fine luglio.
Un film che vince un Golden Globe ed è candidato all’Oscar si presume sia un gran bel film. O un capolavoro come dicono gli “esperti”.
Eppure, per me, La Grande Bellezza è definibile in tre semplici parole: UNA CAGATA PAZZESCA!
Ok, iniziate pure a storcere la bocca. A definirmi, come già avete fatto, il solito rompicoglioni che va controcorrente per partito preso. A dire che ha una fotografia meravigliosa, un montaggio da capogiro, una colonna sonora perfetta e una Roma a due facce: la prima che sembra Sodoma & Gomorra (l’insegna al neon della Martini me l’aspettavo più a Milano che a Roma. Magari c’è anche lì…) e la seconda che così bella non l’avevano mai vista neppure i Romani.
Non sono mai stato a Roma se non all’aeroporto o a qualche concerto quindi su questo avrete sicuramente ragione, la fotografia è una delle ultime cose a cui faccio caso (è la parola “fotografia” che proprio non mi va giù) così come il montaggio e considero una colonna sonora perfetta quella di Blues Brothers o dove ci sono almeno un paio di canzoni dei Pink Floyd. Non di Bob Sinclar.
Non sono un critico e non ho questa presunzione di esserlo. Scrivo da semplice appassionato che ha visto più di duemila film. Però scrivo. Come blogger e come aspirante scrittore e di conseguenza, nonostante sia un amante dei film di Stallone (è la mia famosa “parte romantica” che prende sempre il sopravvento), ci sono due cose che ho imparato ad osservare con attenzione: soggetto (ovvero l’idea di base per chi non lo sapesse) e, soprattutto, sceneggiatura.
Non farò spoiler come sempre e in questo caso è impossibile farli perché La Grande Bellezza è un film che non ha una trama.
Tanti dei miei film “romantici” ne hanno poca. Ma ce l’hanno. Prendiamo ad esempio Tango & Cash, una delle mie trashate preferite (come potrebbe non esserlo!!):
Ray Tango e Gabriel Cash sono due poliziotti che vengono incastrati perché troppo scomodi (o troppo bravi) e vengono rinchiusi in un carcere di massima sicurezza. Decidono di evadere e di trovare chi li ha incastrati.
Storia semplice, vista e rivista, ma c’è.
Se qualcuno mi chiedesse: “Matte, raccontami in cinque secondi la trama di Tango & Cash” saprei cosa rispondere.
La Grande Bellezza di cosa parla?
Di Jep Gambardella, scrittore sessantacinquenne con all’attivo un solo libro scritto quando di anni ne aveva venti, che passa le proprie giornate, o meglio serate, a vagare di festa in festa. Di mondanità in mondanità.
Ok, ma di cosa parla?
Della disillusione di Jep e dei suoi amici borghesi con ideali di sinistra ma che comunque riescono a fare la bella vita e della loro decadenza (parola che ho trovato spessissimo leggendo le recensioni “serie” a giro per la rete).
Ok, ma di cosa parla?
E’ una sorta di rivisitazione contemporanea della Dolce Vita di Fellini ambientata in una società dove apparire conta molto più che essere.
Ok, ma di cosa parla?
Della ricerca dell’io interiore e del senso della vita.
Ok, ma di cosa parla?
Di niente.
Non parla di niente.

Vi chiedo scusa se ho questa visione primitiva rispetto ai vostri occhi sofisticati. Se vedo un puntino colorato nel mezzo ad una tela bianca vedo un puntino colorato nel mezzo ad una tela bianca. Nient’altro. Non lo osservo per ore immaginandomi tutta l’introspezione dell’artista. Di conseguenza un film senza trama è come il formaggio sul pesce, come la Coca Cola sgassata e come la vigilia di Natale senza Una Poltrona Per Due. Ovvero senza senso.
Oltre alla trama inesistente, ci sono altre cose che mi hanno lasciato perplesso. Ad esempio, come riesce il protagonista a reggere un tenore di vita così alto facendo il giornalista ed avendo venduto un solo libro 40 anni addietro? Manco avesse scritto La Bibbia. Inoltre dopo averci detto per più di un’ora di aver pensato solo alle feste e al divertimento, quando gli si presenta l’occasione di far roba con la Ferilli preferisce evitare, giustificandosi con una delle tante stucchevoli frasi ad effetto che potremmo tranquillamente trovare su una pagina depressa di Facebook e condivisa da qualche desperate housewife o dagli pseudo intellettualoidi: “È stato bello non fare l’amore”.
Il film è pieno di citazioni così, dette rigorosamente fuori campo per sembrare ancora più profonde, che vorrebbero far riflettere ma che in realtà sono un trattato di banalità. Per tutti quegli interminabili 142 minuti mi sono chiesto più volte se tra gli sceneggiatori ci fosse pure Fabio Volo.
Quello che in assoluto mi fa più sorridere è che il buon Sorrentino sarà andato a festeggiare la vittoria del Golden Globe proprio in una di quelle feste “decadenti” che ha voluto stigmatizzare in questo film, piene di donne siliconate, di papponi e di cocainomani.

Servillo è odioso. Un po’ per l’accento, un po’ per quelle maledette giacche multicolor che sembrano i ghiaccioli da 200 Lire di quando eravamo bambini e un po’ tanto perché si crede Robert De Niro (non Gambardella ma Servillo Servillo) ed è insopportabile il fatto che gli vengono cuciti addosso soltanto ruoli da “mattatore”. Verdone mi ha spiazzato. Non credevo che riuscisse più ad interpretare un ruolo che non fosse un ipocondriaco-depresso-nevrotico dato che per più di vent’anni non aveva fatto altro. Sulla Ferilli non saprei che dire se non le solite ovvietà: che anche se passano gli anni resta sempre una bella tacchina e che non sa recitare anche se la parte della spogliarellista di secondo pelo le calza a pennello.

Comunque, tirando le somme, La Grande Bellezza è film sopravvalutato proprio come il livello intellettivo di coloro che lo hanno definito un capolavoro.
O per dirla alla Gambardella: “è tutto un trucco”.
Quello usato da Sorrentino per arruffianarsi Hollywood e quello usato da voi per darvi uno spessore.
Non arrabbiatevi, lo sapete che vi odio tutti.
Facciamo un patto: tenetevi Sorrentino che io mi tengo Stallone.
Così siamo tutti felici, no?

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…


Archiviato in:La7maArte Tagged: cinema, golden globe, jep gambardella, la grande bellezza, oscar, paolo sorrentino, toni servillo

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