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La Guzzanti punisce ma non rapisce

Creato il 15 marzo 2012 da Albertocapece

La Guzzanti punisce ma non rapisceMassimo Pizzoglio per il Simplicissimus

Lo scollamento tra mondo “reale” e mondo “mediatico”, sempre più evidente e sempre più stridente, mi pare sia una delle cifre di questo nostro momento storico.
Un esempio, tra molti, è il nuovo programma televisivo di Sabina Guzzanti su La7: tre ore in prima serata per dare uno scossone satirico all’Italia (?!).
Che vuol dire non aver ben capito in che direzione è andato il mondo negli ultimi vent’anni.
Che vuol dire stare in una torre d’avorio con una cerchia ristretta di amici “soliti” con cui ci si “racconta” la realtà invece di viverla, invece di andarsela a cercare in strada, invece di ascoltarla.
Ed è un gran peccato, perché nel programma, al di là della bravura della conduttrice, di buone idee ce n’erano parecchie (ma per tre programmi da un’ora): il colloquio con Fassina interrotto da qualunque cosa, gli ospiti tenuti in sospeso, che non sanno se e quando verranno interpellati, grazie anche alla “santa” diretta che rende tutto più imperfetto, quindi vero…

Ma in un mondo in cui i ritmi sono accelerati e le alternative sono mille, a chi viene in mente di fare un programma di satira lungo tre ore, quando si ha l’evidenza storica che il pubblico non lo reggerà?
Neppure il mitico “Studio Uno”, che cinquant’anni fa si rivolgeva, sull’unica rete esistente, a un pubblico vergine e mansueto, durava tanto.
A La7 evidentemente sono recidivi, perché lo hanno toccato con mano con il programma della Dandini, che soffre della stessa elefantiasi scenica e della stessa cecità psicologica: non basta riempire un contenitore troppo ampio di grandi personaggi, di singole perle della comicità (beh, insomma…), di siparietti politici e di momenti culturali esotici…
il pubblico non reggerà la lunghezza.
Si distrarrà, “zappetterà” alla prima interruzione pubblicitaria, e approderà altrove, anche in una serata di “Chi l’ha visto” o di partite di calcio o di sceneggiati scemi.
Approderà allo smartphone che gli ricorderà di andare a vedere la bacheca di Facebook o di Twitter sul computer che rapidamente lo porterà via da davanti alla tv e voilà, scomparso.
Questo Sabina, che impazza su Twitter con le sue 140 battute e basta, dovrebbe saperlo bene.

Esistono centinaia di saggi, ma anche manualetti, sulla curva di attenzione: chiunque abbia avuto a che fare con un “pubblico” sa bene che mantenere desta la voglia di seguire un ragionamento o un’immagine è un lavoro complesso che richiede studio e sensibilità.
E adattabilità al contesto sociale e temporale in cui ci si muove.
E fare anche tesoro delle esperienze precedenti…
La Rai ha fatto da nave scuola per tutti nei flop televisivi: solo negli sceneggiati, Mediaset è riuscita a superarla.
I programmi comici e satirici di più di due ore crollati sotto il peso dell’audience mancata non si contano, neanche più ci ricordiamo i titoli.

Mentre tutti ricordiamo le chicche di programmi veloci, magari quotidiani, che ci lasciavano con l’acquolina in bocca in attesa del prossimo numero: Arbore (di quelli della notte), Albanese (quei geniali venti minuti prima dei Tg3 della notte), la stessa Dandini e il suo divano.
E allora ci si chiede quale sia la ratio di scelte così evidentemente scellerate: il cachet da prima serata lunga? il “prestigio” della prima serata? la locandina degli ospiti, tutti in una botta? l’ansia da talent scouting di nuovi fenomeni?

Non sono così addentro al mondo dello spettacolo televisivo da saper dare una risposta; mi vengono sospetti di desideri demolitori da parte di certa politica insofferente alla satira, ma forse i tempi sono cambiati anche per i bocconi avvelenati.
Questi politici (o tecnici, è uguale), ormai, avvelenano intere categorie alla volta.


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