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LA LEGGENDA DELLE MASCHE. - Esecuzione.

Creato il 27 maggio 2015 da Nickparisi
 I post precedenti di questo dossier sono apparsi QUI e QUI.
LA LEGGENDA DELLE MASCHE.  - Esecuzione."Non da teologo, né da giurista, bensì da semplice storico, penso che la questione di stregoneria sia destinata a produrre più che altro pietà: pietà verso i perseguitati, che desiderarono fare cose cattive, benché non le avessero fatte, che vissero nella maggior parte vite frustrate e tragiche. Pietà anche verso i persecutori, perché si credettero minacciati da pericoli reali e soltanto per questo motivo reagirono brutalmente."
G. C. Baroja
Eppure le cose sono perfino più complesse di quello che è stato detto finora.
Non tutte le Masche avevano una reputazione negativa, non di tutte quante si dicesse che fossero collegate al Demonio.  In molti casi anzi erano se non accette, perlomeno tollerate all'interno della loro comunità. Questo genere di masche partecipava alla vita religiosa del paese, spesso andava anche in chiesa.
Però, ovviamente, era di quelle"altre" masche che la gente preferiva parlare.
Erano infatti sulle streghe malvagie e del  Libro del Comando che gli anziano dei villaggi intessevano storie e racconti durante le "vijà" le tradizionali "veglie"(1) che si tenevano nelle stalle e nella cascine fino a qualche decennio fa.
Durante i freddi e nebbiosi inverni piemontesi  le famiglie si riunivano nelle ore serali: scaldati dal fieno e dal fiato degli animali l'intera comunità cantava, giocava, mangiava, le future coppie si scrutavano da lontano.

LA LEGGENDA DELLE MASCHE.  - Esecuzione.

Foto di una vecchia "vijà" del Cuneese


E c'era sempre qualcuno che raccontava Storie.
Storie di Masche e di altri malefici.
Ci sono nomi che ritornano più volte.
Nomi e vicende entrati di peso nel folkore regionale piemontese.
Eccone qualcuno:

- MICILINA E LE ALTRE.
 
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In questi casi Storia e leggenda spesso si fondono, s'intersecano e il più delle volte risulta difficile scoprire dove comincia l'una e dove finisce l'altra
- Storia di Clerionessa:
Era la Masca di Giaveno, un comune del torinese. La sua probabilmente è una delle leggende più antiche, dal momento che risale al 1300
Le cronache medievali narrano di come si dicesse esperta in filtri e sortilegi d'amore.
Peccato che spesso le ragazze destinatarie dei suoi filtri morissero tra atroci tormenti.
Condannata ad essere murata viva all'interno della torre dove si diceva vivesse il suo cadavere non è mai stato ritrovato.
Da Masca a fantasma.
- Storia di Sabrota la Longia:
Di lei invece si raccontano ancora le vicende nella zona di Asti.
Vissuta verosimilmente nel '500 ( ma nessuno ne è sicuro) era la classica strega da Sabba e da Balli delle Masche.
Di Sabrota veniva spesso messa in evidenza la leggendaria bruttezza ed il fatto che fosse  anche lei esperta in filtri e malefici ma che preferisse trasformarsi in gatto per spaventare ed uccidere i viandanti.
Ci sarebbe solo da scegliere riguardo alle leggende nate sulla sua figura, probabilmente  la più conosciuta è quella che narra di un soldato costretto ad aggirasi di notte per i boschi infestati dalle streghe. Aggredito da un inquietante e gigantesco felino dal pelo ispido e nero invece di fuggire il milite riesce a trafiggere con la spada una delle zampe dell'aggressore.
Inutile dire che nei giorni successivi  Sabrota sia stata vista dai paesani  ricorrere alle cure del medico per farsi curare una ferita da taglio al braccio,
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Le successive leggende sono perfino più oscure e raccontano di uomini maledetti dalla fattucchiera convinti di essere alternativamente cani o vitelli, di esorcismi praticati dai preti nel tentativo di salvare le vittime della strega.
Il finale della fiaba?
Termina con la morte della strega, anche in questo caso però la certezza non è assoluta.
Quando la strega muore inizialmente nessuno vuole trasportare la bara della donna, alla fine si fanno avanti i tre uomini più forti del villaggio, uno dei tre inciampa quasi subito, la bara si rovescia lasciando scivolare via il coperchio.
La bara si rivela vuota.
Per secoli durante le "veglie" i nonni hanno spaventato i nipoti raccontando storielle sul come anche molto dopo la morte della masca i pastori abbiano continuato a trovare ciocche dei capelli di Sabrota la Longia nei luoghi (molto spesso radure) dei Sabba.
- Storia di Micilina:
Ho già accennato di sfuggita alla Masca del Roero più volte in questo post.
E per un motivo ben preciso.
Micillina o secondo altre fonti Micilina, non è solo il nome più conosciuto, quello che ritorna più spesso nei racconti popolari  ma  è anche una di quelle di cui esistono effettivamente testimonianze storiche,  inutile aggiungere che anche stavolta cronaca storica e leggenda popolare si sono sovrapposte fondendosi in un melange in cui è difficile riconoscere la verità storica dall'esagerazione folcloristica.
Partiamo prima dalla leggenda.
Le tradizioni popolari sulla Masca più conosciuta del Roero sono particolarmente diffuse tra Asti e Cuneo già a partire dal '500, in particolare nei comuni di Barolo ( il probabile luogo di nascita della donna ) e Pocapaglia, dove la donna si unì in matrimonio con un contadino del luogo.
Subito cominciarono le maldicenze, acuite dal racconto di un incontro nel bosco con un cavaliere vestito di nero che -dopo un patto - fece aumentare i già presenti poteri della donna.
Il povero ed incolpevole marito della strega fece le spese dell'accordo malefico lasciandoci le penne quasi subito.
La donna sentendosi così libera cominciò a compiere numerosi sortilegi, i classici delle Masche: da quelli semplicemente dispettosi come il far crescere la barba alle bambine, fino a quelli più completamente malvagi come il gettare le fatture ed il malocchio sulle persone, facendo morire gli adulti o causando malformazioni nei  corpicini dei neonati.
Le cose però non durarono a lungo, l'ira dei contadini portarono a delle denunce sia nei confronti dell'autorità civile che di quella religiosa. Una volta  incarcerata la donna confessò abiurando il suo passato.
Le penitenze però non salvarono Micilina dalla morte.

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Il Bric d'la Masca Micilina.
Il luogo dove Micaela Angiolina Damasius venne prima impiccata e poi bruciata.
Il luogo possiede tutt'ora oggi una fama sinistra. Secondo la tradizione le chiazze di 

terreno più scuro sarebbero i resti del sangue della strega.

Così un giorno venne condotta al suplizio, mentre i suoi guardiani l'accompagnavano presso il patibolo nell'aria volarono strane urla e miagolii indispettiti, diavoli e streghe tentarono fino all'ultimo di gettare gomitoli e bandoli per salvarle la vita.
Senza successo.
Così la strega venne prima impiccata, poi il corpo venne bruciato e le ceneri sparse al vento. La vicenda ebbe comunque un finale malevolo; nel corso degli anni successivi, tutta la zona di Pocapaglia subì la vendetta delle compagne di Micilina:  numerosi animali deformi nacquero nel paese, nuove tragedie avvennero tra le famiglie ed ancora oggi si vocifera che il Libro del Comando della maga sia nascosto da qualche parte in attesa della mano che sia degna di impossessarsene.
Questa la leggenda.
Ma la realtà storica?


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Una donna di nome Micaela Angiolina Damasius detta la Micilina fu effettivamente bruciata dopo un processo per stregoneria nel 1544.  La donna aveva ammesso le colpe imputatele, ma solo dopo un interrogatorio lungo e carico di numerose sevizie.
Il luogo dove avvenne il supplizio esiste davvero ed ancora oggi viene chiamato Bric d'la Masca
In quanto al marito della Damasius, molto probabilmente fu una persona molto meno innocente di quanto tramandi la leggenda, ma piuttosto un individuo violento con la chiara tendenza a picchiare la moglie
Questa la cronaca storica
Ovviamente però leggende hanno preso il sopravvento.
Ma di leggende, di nomi nel corso dei secoli in Piemonte ce ne furono tanti altri, leggenda dopo leggenda, testimonianza (orale o scritta che fosse) dopo testimonianza venne composto uno scrigno ricco di tradizioni senza pari, basti dire che ad un certo punto che nacquero leggende pure sulla Regina Giovanna II d'Angio. Giovanna II fu la controversa regina che governò nel Regno di Napoli dal 1414 al 1435 (una che quindi in territorio piemontese probabilmente non mise mai piede) venne equiparata al rango di strega. Giovanna II governò con pugno di ferro il suo regno, spesso senza controparte maschile (cosa questa impensabile all'epoca)  causando molte inimicizie e calunnie che dalla patria si diffusero in mezza Europa.
Piemonte compreso.
Quindi se andrete nel comune di Boves vi racconteranno la leggenda della strega Regina Giovanna.
L'ultima Masca di una certa fama fu  la cosiddetta La Marchesa attiva nel Canavese durante la prima metà del 1800.  Anche se va detto che a livello di substrato culturale le tradizioni in proposito ebbero una importanza di primo piano nella società rurale piemontese sicuramente fino a tutti gli anni '50s del nostro secolo e, probabilmente, anche molto oltre-  chiaro simbolo del ricordo di un epoca che stava morendo.

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La Collina della Zizzola  a Bra
Altro luogo dove si diceva si riunissero la Masche
(ma anche i fantasmi)

La cultura popolare forniva anche i modi per contrastare l'opera delle streghe.
Con qualche sorpresa.
- I MODI.
Già, perché ci sono elementi specifici di quel mondo alpino ed altri che invece ritornano un po in tutte le culture. Sto parlando di attività quali  gli esorcismi verso le persone o gli indumenti soggetti alla "fisica" della Strega. Oppure dell'abitudine ad appoggiare una scopa sul focolare in modo da distrarre la Masca introdottasi nelle case facendole contare il numero dei fili.
Abitudine simile a quella utilizzata in Campania contro le Janare
Ci sono usanze che ritornano.
Esistevano però anche erbe anti- stregoneria come l'ortica, la malva, la ruta, la verbena, l'artemisia e le foglie di ulivo.  Oppure si preferiva  appoggiare dei rametti a forma di croce sulle porte delle abitazioni o magari circondare la propria casa da un filo di canapa per evitare che le manifestazioni del Male si avvicinassero. 
Per quanto riguarda invece le usanze tipicamente locali, c'era solo l'imbarazzo della scelta.
 Nelle Langhe ad esempio, si cercava di non asciugare mai all'aperto gli abiti dei bambini per evitare che la streghe o gli spiriti portassero via con loro i minori, mentre se si aveva il sospetto che ad essere maledetto fosse stato un indumento di un adulto allora si bolliva l'abito stesso.
Esistevano altri tipi di cure per contrastare l'opera delle streghe, ma queste facevano parte delle credenze popolari ed ogni località aveva praticamente le sue.
Questo per quanto riguarda il folklore .
A livello storico però venne dato un altro tipo di risposta.
La risposta che gli uomini danno sempre in circostanze come queste.
E che ovviamente prevedeva una lunga scia di sangue.
-GLI ANNI DELLA PERSECUZIONE.
LA LEGGENDA DELLE MASCHE.  - Esecuzione.
Anche il Piemonte quindi pagò un pesante tributo nel clima di isteria collettiva che insanguinava l'Europa;  in particolare fu la zona di Novara a vivere gli eventi peggiori.
Tre donne vennero condotte al rogo  a Forno Rivara il 29 settembre 1472; due anni dopo nel Canavese ci fu un secondo processo che coinvolse quattro donne.
Due di queste vennero bruciare ancora vive a Prà Quazzoglio
Altre persecuzioni vennero effettuate a Ciriè e a Rivara
Fu solo l'inizio.
Perché vedete, la gente ha sempre bisogno di un nemico, di qualcuno da additare in quanto diverso e diverse erano le donne ai margini della società, le vecchie che vivevano da sole, le persone in grado di conoscere le virtù medicinali delle piante.
O peggio solo perché erano vittime delle maldicenze altrui.
C'era la paura certo.
Ma quando si comincia a perseguitare le situazioni o le persone di cui si ha paura o quello che si ritiene sbagliato si diventa uguali a quello che si cerca di combattere.

Siamo arrivati alla fine della mia lunga incursione nell'universo delle Masche piemontesi, tre lunghissimi articoli e mi rendo conto di aver solo appena scalfito la superficie dell'argomento. 

Mi riservo quindi per il futuro - se vorrete- una ulteriore puntata sui processi  più famosi rivolti alle streghe piemontesi.
Provate a pensare a quando il villaggio, il borgo, la campagna, le montagne o i boschi adiacenti erano  il Mondo intero, l'unico  tipo di confine o di orizzonte possibili.
Era una condizione di vita migliore o peggiore rispetto a quella a cui siamo oggi abituati?
Ma un mondo chiuso crea per necessità di cose le sue peculiarità, le sue credenze.
Una cosa del genere è accaduta in Piemonte con le Masche.
Rimane un ultima cosa da considerare.
Avete mai notato l'assonanza del nome "Masche" col termine "Maschera", ci avete mai fatto caso?
E cosa è in fondo una maschera se non un nome, una copertura che noi diamo a tutto ciò che non conosciamo e che non comprendiamo?
FINE.

LA LEGGENDA DELLE MASCHE.  - Esecuzione.

Immagine presa da QUESTO articolo del blog Beati Lotofagi.
Grazie  Ivano Satos e complimenti a Vanni Cuoghi !!!


- NOTE:
(1) In Veneto esisteva una tradizione molto simile chiamata "filò". In alcune zone del Polesine questa tradizione resiste ancora.

PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE:

Grado Giovanni Merlo  STREGHE.  Ed. Il Mulino Saggi
Pinuccia Di Gesaro   STREGHE. L'OSSESSIONE DEL DIAVOLO IL REPERTORIO DEI MALEFIZI. LA REPRESSIONE .   Ed. Praxis 3
Per questi due ringrazio i consigli di Ariadia1111
In rete invece trovate:
https://taccuinodaaltrimondi.wordpress.com/2013/10/30/immancabile-special-per-halloween-le-masche-e-linquietante-folklore-piemontese/
Naturalmente sono in attesa dei vostri preziosi consigli sia a riguardo di libri e articoli sia per i post interessanti dispersi in rete.

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