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La matrice del potere: il possesso

Creato il 22 settembre 2010 da Bruno Corino @CorinoBruno

Francisco Goya – Saturno divora suo figlio
Si può fare qualcosa quando si è nella condizione di farla. Non c’è niente di più banale di una frase del genere. La sua banalità dipende dall’essere questa frase il prodotto di una sterminata e infinita sequenza di eventi. Posso prendere qualcosa se sono nella condizione di allungare la mano, posso afferrare qualcosa se sono nella condizione di stringere la mano: «La psicologia dell’afferrare e incorporare – così come quella del mangiare, in generale – è ancora completamente inesplorata; in quell’ambito tutto ci sembra perfettamente ovvio» (Canetti). Un’azione (il prendere) dipende dall’azione precedente (allungare la mano), per cui se si stabilisce tra le due azioni un rapporto di dipendenza, allora posso scrivere: “Se sono nella condizione di fare qualcosa posso fare qualcosa”. Posso avere la percezione di essere nella condizione, ma la verifica effettiva posso averla soltanto nel momento in cui realmente faccio qualcosa. Essere nella condizione è la condizione per fare qualcosa, ed essere nella condizione vuol dire poter disporre di qualcosa, ma disporre di qualcosa vuol dire che già si è in possesso di qualcos’altro.
A cosa mira, infatti, un predatore quando predispone il suo schema d’attacco nei confronti di una preda? In linea generale, mira all’affermazione e alla preservazione del suo “esserci”, nella circostanza particolare invece mira al possesso dell’altro. Il comportamento del predatore, se lo circoscriviamo alla circostanza particolare, possiamo definirlo come un comportamento “strumentale”, per cui il predatore quando mira a catturare (a possedere) la preda mira al poter disporre del suo corpo. Appropriarsi del corpo altrui vuol dire poterne disporre. Il predatore incorpora la preda, la assimila a sé: l’appropriazione avviene mediante un processo di sottrazione. L’assimilazione o incorporazione della preda annulla il suo esserci, e, assimilando la preda, il predatore accumula la sua forza, la sua potenza. Avviene come se la forza vitale, che prima era incorporata nella preda, venisse convertita nella forza vitale del predatore. I nostri antenati definivano “mana” questa forza vitale. L’animale umano e non umano che prima della cattura dell’altro corpo si sentiva debole e sfinito, dopo aver incorporato la preda si sente forte e vigoroso, avverte per il tutto il corpo accrescersi un’energia. Potrei riformulare la frase iniziale in questi termini: si può possedere qualcosa se si dispone già di qualcos’altro, cioè posso possedere qualcosa se già possiedo qualcosa. Posso prendere un oggetto (entrare in possesso) se dispongo della forza per prendere possesso. Posso comprare un oggetto (entrare in possesso) se dispongo di denaro. Il possesso regola un altro possesso come un comportamento regola un altro comportamento. La matrice del potere ruota intorno alla matrice del possesso: il possesso è la condizione per poter disporre di qualcosa, ma per poter disporre di qualcosa bisogna possedere qualcos’altro. È la matrice del potere perché il possesso è ciò che consente di fare (o di non fare).


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