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La mia intervista a Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, gruppo che ha appena dato alle stampe il loro atteso nuovo album: “Le storie che ci raccontiamo”

Creato il 23 gennaio 2016 da Giannig77

Condivido con gli amici del blog la mia intervista a Tommaso Cerasuolo, cantante dei Perturbazione, gruppo a cui con grande piacere farò da moderatore col pubblico al loro prossimo incontro alla Feltrinelli di Verona in via Quattro Spade (Giovedì 28 alle ore 18). Oltre a parlare del disco nuovo “Le storie che ci raccontiamo”, uscito ieri, 22 gennaio, si esibiranno in un mini set acustico di 4 pezzi nuovi.

http://www.troublezine.it/interviews/20580/perturbazione

Abbiamo avuto modo di chiacchierare col frontman dei Perturbazione Tommaso Cerasuolo, raggiungendolo al telefono per quella che si è rivelata una discussione ricca e piacevole. Un nuovo album è alle porte (“Le Storie che ci raccontiamo”, esce il 22 gennaio per Mescal) e le cose da dire sono decisamente tante.
Tommaso è ancora leggermente convalescente da un’influenza, ma pieno di entusiasmo per l’uscita del singolo anticipatore “Dipende da te”, diffuso proprio il giorno fissato da noi per l’intervista.
Il ghiaccio è stato prontamente rotto, parlando simpaticamente della sua situazione forzatamente “casalinga”…

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Ciao Tommaso, nel farti un grosso in bocca al lupo per una pronta guarigione, ti chiedo se hai avuto modo di tastare “in diretta” il polso della situazione sul nuovo singolo: reazioni, pareri ecc, che idea ti sei fatto a proposito?
Ciao Gianni, beh, mi sembrano buone come prime impressioni…

Appena sentito il brano, ho immaginato potesse essere un singolo perfetto: un bel testo, una melodia ficcante e soprattutto questo suono, molto moderno, o meglio contemporaneo. Che non significa esservi snaturati, però avverto un’attitudine diversa. Ci vuoi dire qualcosa al riguardo?
Grazie delle tue parole. In realtà siamo sempre noi, anche se credo sia naturale cambiare, anzi, sia una cosa necessaria, fisiologica. Di pari passo va anche quella nuova forma di “leggerezza”, derivata anche qui molto semplicemente da un fatto biologico. Siamo invecchiati e si tende a lasciare un po’ da parte la pesantezza, o a dargli un significato diverso, magari accettandola come un fatto a volte connaturato, senza farsi più paranoie. Lo diciamo a chiare lettere nella canzone che anticipa il disco, una sorta di prologo.  Il concetto è proprio quello: ogni cosa dipende da noi. Crescendo non si hanno più alibi o costrizioni, possiamo determinare noi molte situazioni. E’ l’atteggiamento che fa la differenza, il desiderio di giocarsela sempre. Non deve influire il risultato ma come ti piace vivere la tua vita.  Non abbiamo perso la vena malinconica, credo emerga da alcuni testi, canzoni di quel tipo fanno sì che molte persone che ci ascoltino, ci si possano specchiare, immedesimandosi, ma specie nei concerti abbiamo bisogno di dare e ricevere benessere. Credo che anche questo conti col fattore “biologico” (ride, ndr): ci piace scrivere anche pezzi “da lunedì mattina”, che diano forza e carica!

E poi ci sono quei brani dove il mix è particolarmente riuscito, che fanno da sempre parte del vostro repertorio…
Sì, ci sono sempre piaciute quelle canzoni in cui a una melodia vivace, allegra, si sposa un testo che non lo è propriamente, in questo caso penso che il contrasto tra una storia di un certo tipo e un’attitudine musicale diversa sia riuscito in brani come Trentenni, al quale abbiamo omesso l’articolo femminile davanti, anche se è riferito in special modo alle ragazze, o Cinico.

Proprio quel brano, Trentenni, mi pare di aver capito che ti stia a cuore, racconta però una generazione che ormai non ci riguarda (mi ci metto anch’io dentro, visto che vado per i 39…), è già intrisa di nostalgia anche questa?
Riguarda la generazione precedente, però tutto sommato alcune dinamiche sono sempre valide e si ripetono nel tempo. E’ una di quelle canzoni che ha racchiuso il senso del disco. Ci piace molto, ma è un brano forse meno immediato all’ascolto, cucinato a fuoco lento.  Crediamo che la gente vi si possa riconoscere e capirla. Trasmette empatia, lasciando una piccola sorta di inquietudine perché ti accorgi che i conti non tornano. Io e Rossano specialmente abbiamo sempre avuto questa “mania” dell’osservazione, di guardare la realtà attorno e dentro di noi. Uno spunto, un dettaglio, molte canzoni prendono la loro origine da ambientazioni molto vicine, quasi dirette. Possono riguardare non solo noi stessi, quindi essere biografiche, ma anche in modo indiretto le persone che ci sono accanto, o semplicemente leggendo le notizie, annusando l’aria. Amori finiti, il tempo che scorre, tu che ti vuoi rimettere in gioco, riguadagnando il terreno, storie con cui ti ritrovi a fare i conti. E’ la vita stessa, e qui subentra di nuovo quella leggerezza, che non è negativa ma che diventa una misura per sopravvivere, quasi una forma di necessità.

E poi c’è il tema della identità, che mi pare emergere prepotente nella simpatica ma anche triste (a me è venuto da sentirmi solidale col protagonista maschile!) Cara rubrica del cuore. Sono queste le conseguenze di quelle “storie che ci raccontiamo”?
Vedi, sono punti di vista molto diversi a seconda di chi ascolta. Probabilmente le ragazze odieranno quella canzone, e il protagonista verrà additato come il classico stronzo! Alla fine dei brani ci siamo resi conto che era un album mai come stavolta fatto di storie. La canzone che dà il titolo al disco in fondo è venuta tardi ma ha rappresentato il filo conduttore, ha legato assieme tutto il resto. Alla fine ciò che conta è la misura nelle cose. Tema del disco è proprio quello: scoprire la misura tra chi siamo e chi ci raccontiamo di essere. Purtroppo molta gente non è in grado di farlo e finisce quasi inconsapevolmente per essere un immagine non reale di sé stessa. Già a scuola basta poco per essere classificati, se ci pensi. Ti mettono in una casella, ma non è così. Ci sono tantissime sfumature, ti dovrebbero insegnare che non esistono solo il bianco e il nero, ma anche molti tipi di grigio. Gli esseri umani tutti dovrebbero sistemarsi in quella fascia, perché l’animo umano è molto più complesso, ti ritrovi a scoprirlo spesso a tue spese.

Passando a questioni più tecniche, per la prima volta siete “usciti di casa” per registrare il disco, lavorando con Tommaso Colliva a Londra. In qualche modo questo fatto ha influito sull’umore del disco?
Colliva è un produttore che ci è sempre piaciuto. Al di là dei suoi importanti lavori, l’avevamo apprezzato per quanto fatto con Ghemon (che collabora, rappando nella traccia Everest, ndr) e grazie a lui lo avevamo contattato per il nostro disco. Lui ci conosceva e ha risposto subito positivamente, solo che in un primo momento non c’erano i tempi per poterci vedere e mettere al lavoro. Noi in realtà avevamo già da un po’ di tempo iniziato a lavorare sui pezzi, dando loro una direzione piuttosto precisa. Quando Tommaso ci ha ricontattati per dirci che si era liberato, ci ha chiesto espressamente di volare a Londra, visto che lui è di base lì, lavorano molto per i Muse da qualche anno e così, con spirito rinnovato, ci siamo ritrovati nella metropoli londinese. Lui non è uno di quei produttori che arrivano e stravolgono, è invece un che si mette al servizio delle canzoni. Abbiamo lavorato in piena sintonia, Londra c’ha influenzato soprattutto da un punto di vista “dell’energia”!

Nella carriera di un gruppo, specie quando comincia a diventare duratura come la vostra, si sente spesso il bisogno, arrivati a un certo punto, di tirare in ballo il discorso sul “nuovo inizio”. Nel vostro caso poteva essere accaduto con Sanremo, che ha rappresentato una svolta, dandovi ampi consensi di pubblico generalista e grande popolarità. La temuta (per i fans storici) svolta “mainstream” c’è stata in parte, nel senso che avete mantenuto comunque il vostro spirito, ma è indubbio che rivedervi in quattro, senza Gigi e Elena, dà l’idea, anche visivamente parlando, che siamo sì davanti al disco del “nuovo inizio”. Un nuovo percorso che sembra insolitamente sereno…

E’ indubbio che qualcosa sia cambiato, ma quando ci sono questi grandi scossoni non è sempre detto che poi non si possa ripartire ancora meglio. Accade nelle migliori famiglie, non è una frase fatta, lo so per esperienza personale. E noi non solo eravamo percepiti come famiglia, lo eravamo in effetti. Moglie e marito (appunto Gigi e Elena), due fratelli (Rossano e Cristiano), e poi io, Gigi e Rossano che per tantissimi anni eravamo di fatto un tutt’uno, sempre assieme, a condividere mille esperienze, non solo “professionali”, sul palco a suonare, ma proprio di vita, di crescita. E’ andata così, non possiamo rimproverare nessuno. Una frattura come quella familiare, prima che artistica non può non lasciare strascichi, e sono sicuro che Gigi e Elena ora sono più sereni. In realtà qualche sentore che qualcosa di grosso in seno al gruppo si stesse spezzando, era nell’aria da ben prima di Sanremo, però questo lo voglio dire con forza: tutti hanno dato il massimo, senza risparmiarsi. Abbiamo affrontato prima il Festival, poi quel lunghissimo tour e le altre esperienze correlate con grandissima intensità, l’abbiamo presa benissimo. Abbiamo avuto occasione, nello stesso anno, di suonare in contesti diversissimi fra loro, raggiungendo persone tra le più diverse. E questo era una cosa che tutti avevamo sempre sognato di raggiungere. Poi alla fine, qualcuno ha detto basta, ma ci sta, è la vita!
So che può sembrare strano, per chi ci ascolta da sempre, vederci in 4, ma noi abbiamo solo voglia di andare avanti e suonare il più possibile. Ci siamo ritrovati in piena armonia, per questo disco le cose sono filate molto lisce e mi fa piacere che l’ascoltatore possa avvertire una nuova aria. Stefano Milano, il bassista che è stato con noi fino al 2007 (poi sostituito da Alex) di recente ci ha visti e ci ha detto che sembravamo un gruppo “pacificato”. Credo che corrisponda al vero. In 6 sicuramente poteva esserci più varietà ma forse anche meno coesione. Ora siamo più compatti, c’è più unione.

Nel disco compaiono diversi ospiti, una delle quali, la bravissima Andrea Mirò, vi seguirà in tour come musicista aggiunto. Mi puoi dire qualcosa di questa fruttuosa collaborazione?
Andrea è un’artista eccezionale, non solo un’ottima cantante, ma anche una autrice e una polistrumentista preparatissima. Aveva già diretto per noi l’orchestra a Sanremo, ha collaborato al nostro disco, suonando e duettando con me.  Si era creata una grande e naturale intesa tra lei e tutto il nostro gruppo. L’anno scorso avevamo ripreso a suonare qualche data di rodaggio, noi 4, in una versione “garage” dei Perturbazione, giusto per toglierci un po’di ruggine. C’eravamo accorti però che dal vivo mancava qualcosa. Abbiamo chiesto a Andrea se avrebbe avuto piacere di condividere con noi i palcoscenici in vista del prossimo tour e lei c’ha dato piena disponibilità, rispondendo con entusiasmo. E siamo molto soddisfatti di queste prove, non vediamo l’ora di suonare dal vivo tutti insieme.

Un’ultima cosa, se ti va di rispondermi… Ma è vero che avevate proposto un pezzo per partecipare anche all’imminente edizione del Festival di Sanremo? Non vi era bastata la prima volta?
Ti posso rispondere tranquillamente, so che per molti musicisti l’argomento dell’esclusione è un argomento tabù ma noi non ci vergogniamo certo a dire che avevamo presentato un pezzo, proprio Dipende da te: era piaciuta anche molto, ma non è stata selezionata. Pazienza, passano solo poche canzoni, stavolta è toccato ad altri, l’abbiamo presa con molta filosofia. Non avevamo paura di tornare su quel palco… Cioè, la giusta apprensione è normale che ci sia, ma come tanti hanno sottolineato, l’altra volta c’eravamo proprio divertiti, soprattutto perché da lì in poi abbiamo avuto modo di suonare per platee diverse, in contesti molto differenti fra loro, dal Tenco a programmi tv, a Festival anche molto particolari. Noi non abbiamo mai avuto preclusioni, non abbiamo tradito nessuno, a partire da noi stessi e cerchiamo di fare la musica che ci piace. E ora abbiamo una grande carica per questo nuovo tour.

Beh, nell’augurarti una prontissima ripresa, rinnovo l’appuntamento con i nostri lettori, non solo per il tour ma anche per i vari incontri nelle librerie del circuito Feltrinelli…
Certo Gianni, per me sarà un piacere rivederti presto nella tua città. Quella serie di date saranno un ottimo antipasto in vista del vero tour estivo. Avremo modo di parlare col pubblico del nuovo disco ma anche di suonare un piccolo live set acustico. Vi aspettiamo!

E noi saremo presenti a Verona. Un grazie a te Tommaso per la splendida disponibilità e un grosso in bocca al lupo per i vostri progetti futuri
Ecco le date degli incontri alla Feltrinelli:
ROMA
Via Appia Nuova, 427 – Venerdì 22 Gennaio ore 18
TORINO
Stazione Porta Nuova –  Lunedì 25 Gennaio ore 18,30
MILANO
Piazza Piemonte,2 –  Martedì 26 Gennaio ore 18,30
FIRENZE
Piazza della Repubblica – Mercoledì 27 Gennaio ore 18,30
VERONA
Via Quattro Spade, 2 – Giovedì 28 Gennaio ore 18
BOLOGNA
Piazza Ravegnana, 1 –  Venerdì 29 Gennaio ore 18
GENOVA
Via Ceccardi, 16 – Giovedì 4 Febbraio ore 18


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