Magazine Ecologia e Ambiente

La mia vita a impatto 1

Creato il 02 gennaio 2012 da Greenkika

La mia vita a impatto 1 non finisce qui
Per chi non lo sapesse questo 2011 è stato per me un anno particolare: l’ho trascorso cercando di vivere una vita a impatto 1. Cosa vuol dire “a impatto 1″? Uno è il pianeta che abbiamo a disposizione, e perciò, siccome non possiamo pensare di migrare su Marte o sulla Luna una volta che le risorse saranno esaurite, ho cercato di comportarmi di conseguenza, vivendo una vita ecologica e inquinando in sostanza il meno possibile: all’inizio dell’anno scorso ho compilato il quiz del carbon footprint, un questionario sulle abitudini quotidiane in termini di spostamenti, consumi di energia e acqua, scelte alimentari e stile di vita, e il risultato è stato che per vivere come me sarebbe servito un pianeta virgola quindici, UNO VIRGOLA QUINDICI!
La cosa mi ha scosso al punto da spingermi ben oltre il semplice facepalm o il nascondersi dietro a frasi come “se il mondo fosse diverso, se tutti facessimo qualcosa blablà”. Ho provato ad agire.

Così a distanza di un anno ecco il bilancio di questi 12 mesi, e la cosa buffa è che ripensando al tempo passato, per la prima volta nella vita mi sembra di avere tutti i ricordi compattati su un unico piano temporale. È come fosse ieri che iniziavo a raccontare sul blog l’idea della vita ecologica e gli sviluppi del progetto prima che scattasse il 1° gennaio del 2011, chiedendomi poi come sarei stata 365 giorni dopo.
Come fosse ieri che raccoglievo cianfrusaglie da riusare o da buttare alla ricicleria, trapanavo un bidone per farne una compostiera, organizzavo la mia piccola casa eco, presa da una voglia di fare qualcosa che, già sapevo, mi avrebbe arricchita non solo nella pratica ma anche come prezioso lavoro per la costruzione dei miei valori e della mia identità.

La mia vita a impatto 1 non finisce qui

In questo anno, giorno dopo giorno, post dopo post, ho inseguito la coerenza con regole autoimposte solide e in evoluzione, ma spesso lasciandomi prendere da sensi di impotenza e di colpa, o inciampando in pochi ma perpetrati vizi, come l’avere poca voglia di cucinare in casa e rimediare con un take-away, o tingere i capelli di un rosso tossico, dimenticare le sporte di stoffa a casa quando andavo a fare la spesa, bere qualche caffè da cui dopo sei mesi di serena (o quasi) astinenza, mi sono lasciata di nuovo tentare. Non sono riuscita a rinunciare a cioccolato né a vino e arance, prodotti non a km0, né a miele e qualche formaggio, non vegani, e per quanto riguarda in NOshopping, in un anno ho acquistato 5 libri, una toppa da anarcociclista, dei piatti e una grattugia per mele al mercato dell’usato (voi vi ricordate tutti i vostri acquisti del 2011?).
Mi sono fatta accompagnare a casa in macchina tante, troppe volte, non ho sempre mangiato vegano, a volte ho bevuto alcolici e bevande in lattina e in bottiglia, non ho mai smesso veramente di fumare (tabacco biologico, evabeh) – parto subito con le mancanze, così mi potrò prendere il tempo per elencare tutte le cose belle fatte.

Ma inseguire la coerenza può essere molto difficile anche sul versante emozionale. Non tutti i giorni mi sono alzata con la voglia di salvare il pianeta: spesso mi sono detta che la soluzione migliore per tutti sarebbe una bella alluvione universale che spazzasse via tutto e tutti perché la natura ricominciasse daccapo. Mi sono chiesta quanto ridicola e vana potesse apparire questa impresa personale ma pubblica. Ho avuto paura di non avere la forza di arrivare a finire l’anno, di non soddisfare le mie aspettative e quelle di chi avevo vicino, ma per fortuna ho sempre condiviso i miei dubbi e trovato, dall’altra parte, una mano o una parola amica.
Tu non sei stata chiamata in questo progetto per salvare da sola le sorti di un mondo che è già condannato. L’unica cosa devi pensare è che tu non sei complice. Olocausto dei viventi, non sei complice. Mattanza dei mari, non sei complice. Trasformazione delle foreste in pascoli, non sei complice. Discariche indifferenziate, non sei complice. Tortura, non sei complice.
Giovane Arrogante @ Non c’è niente da ridere

Quali sono le cose più importanti che ho imparato in questo esperimento?
Ho capito tante cose in più sulle relazioni, in particolare quelle d’amicizia: a partire da Alessia che mi ha aiutata a dare una forma a progetto e blog, Vincio e Laura i miei tecnici, Neva e Sofia che mi hanno blandita e consolata in più occasioni e Tatiana che si è sbizzarrita in tutti quegli esperimenti estremi cui io non ho avuto possibilità di dedicarmi. La dolce Alberica che ha tradotto alcuni dei miei post in inglese e insieme a tanti lettori mi ha spronata in diversi modi, mamma e papà che mi hanno assecondata e gratificata spesso, BabyGreen dei mille consigli, ai@ce con le sue preziose informazioni sul fotovoltaico, Vanz e Nuk che mi hanno scattato bellissime foto, Marivì e Vanessa con cui ho giocato alla vita eco, Zio Burp, amico e papà un po’ green che mi ha divertita e fatta morire d’invidia con il suo floridissimo orto sul balcone, Artemisia, Momix, Myriam e Robi, le colleghe pazienti e tutte le persone che hanno creduto in me, commentato il blog e mi hanno invitato a eventi speciali o inviato link e idee per questa vita. Insomma, non mi sono mai sentita sola, grazie.
Ma quello che volevo dire è che a volte l’amicizia (o l’amore, se volete) deve avere la priorità sull’ecologia, altrimenti non si vive bene: è sciocco e inutile rifiutare un regalo non ecologico o un passaggio in macchina da un amico che vuole fare qualcosa di carino per te, o costringere chi ti invita a cena a cucinare solo vegano altrimenti niente cena (per la dieta vegana infatti ho scelto di seguirla solo a casa e quando possibile). Meglio organizzarsi diversamente ed essere un po’ flessibili.

Ho capito anche a quanto la televisione, per esempio, unisca, uniformi e al contempo allontani le persone e i modi di pensare.
La televisione, la tecnologia, il denaro, il cibo, le abitudini, i luoghi comuni sono tutte cose che allontanano le persone dalla propria natura. Che non è più quella delle caverne, bensì un senso di aggregazione, condivisione, di ricerca del bene, solidarietà e compassione, di assertività e curiosità, insomma una natura fatta di coscienza e che forse molti di noi hanno perso, compresa me. Perché ci accontentiamo di una vita comoda e facile, pur restando spesso e volentieri infelici? Per quanto riconosca l’importanza di fare delle scelte che possono comportare anche sacrifici, scelgo con troppa facilità di percorrere scorciatoie e di evitare la fatica.
Ho paura forse di vivere troppo forte?

Ma per fortuna ognuno di noi, in condizioni minime di libertà d’azione, può governare e ricostruire la propria vita.
Io, banalmente, da single ho avuto il vantaggio di poter essere quanto più intransigente o permissiva nel rispettare le regole che mi sono data, senza incontrare troppi conflitti o ostacoli sociali, ma chiunque può governare la propria vita liberandosi dai condizionamenti del consumismo e delle forme mentali come le tradizioni e le convinzioni sociali, del “tutto e subito”, optando per una vita più consapevole e mirata: fare attenzione alle etichette di cibi e cosmetici, sapere cosa si mangia, da dove proviene e quanto impatta sull’ambiente, scegliere il naturale e biologico, fare una gita in bici o a piedi per scoprire luoghi e odori mai notati dall’abitacolo di una macchina, organizzare swap party, eventi ecologici, partecipare alla vita di quartiere o a un GAS, informarsi sulla realtà del mondo, conoscere la propria città e chi si impegna per migliorarla, firmare petizioni, acquistare equo e solidale, risparmiare denaro, ridurre i rifiuti, riparare gli oggetti rotti, scegliere l’usato, condividere idee e progetti e mille altre possibilità.

Cosa mi è mancato?
Avrei voluto più tempo per viaggiare. A piedi, in bici o in treno, ovviamente. Essere più severa nel rispettare le regole e sincera con me stessa, oltrepassare le mie pigrizie, leggere di più, documentarmi meglio e approfonditamente, vivere appieno anche i sacrifici. Stare più in compagnia degli amici e lasciarmi un po’ più andare.
Perché per il resto mi sono divertita parecchio. No, non ho messo da parte un soldo ma ho migliorato il mio tenore di vita: ho giocato molta capoeira viaggiando con il mio gruppo e incontrando tanta bella gente, ho goduto dei cambiamenti di piccole abitudini da parte delle persone intorno a me, ho potuto spendere meglio nel cibo per me e per i gatti, ho risparmiato tempo ed energie e non c’è stato anno più pieno di buoni propositi e con la più alta percentuale di propositi messi in atto. Lo posso giurare sì sì.

In questo anno le domande più frequenti sono state: come sta cambiando la tua vita? cosa succederà dopo? qual è stato il sacrificio più grande e quale la scelta più difficile? dove trovi il tempo? quali sono i primi passi per essere eco?
Quello che ho risposto più o meno sempre è che mi sento sempre la stessa pur continuando a cambiare. In questo anno ho scremato gran parte dei miei presunti bisogni per vivere più lentamente: anche la spesa diventa una novità quando si va alla ricerca di prodotti con determinate caratteristiche (a km0, biologico, senza conservanti, vegano o vegetariano, non industriale, cruelty-free ecc.). Ho sperimentato nuove ricette di cibi e cosmetici, detergenti e detersivi, ho conosciuto persone nuove e forse qualcuna di queste è cambiata un pochino grazie a me.
Ho conosciuto un po’ di più i miei “tempi di apprendimento” delle buone abitudini e di riduzione di quelle cattive, ho cominciato a imparare l’attenzione alle piccole cose e al risparmio di denaro, acqua ed energia, a riconoscere il valore del silenzio, del tempo libero, della condivisione, del rispetto e il dispetto per le regole, dell’assertività, del dolore e della felicità semplice.
I primi passi per diventare eco partono da uno scuotimento di coscienza. A un certo punto ci si accorge che ci sono cose più importanti del nostro egoismo e della pigrizia e le possibilità sono due: o ci si strugge o ci si dà da fare. Per la seconda opzione ci sono numerosi piccoli divertenti step come la compostiera, gli intrugli agli olii essenziali, il riciclo, e per il resto leggetevi il blog a ritroso se vi va.

Ma lo possono fare tutti? Sì. La vita ecologica può essere come un gioco in cui tutti vincono: si parte col leggere un bel libro scioccante sugli allevamenti intensivi e si smette di mangiare carne e pesce non solo per questioni etiche ma anche ambientali e di salute, poi si sperimentano cosmetici e detergenti naturali per scoprire che il naso recupera all’istante un po’ dell’olfatto perduto e i disturbi respiratori si riducono. Poi si pensa alla spazzatura, e a quanta se ne potrebbe risparmiare se si riducessero gli imballaggi, se si riciclasse a dovere, se si possedesse una compostiera, se si passasse dall’usa e getta all’usa-e-riusa (menstrual cup, borraccia, tissue di stoffa ecc.).
Poi il resto vien da sé. Cambia la percezione degli oggetti e delle spese, cambia il modo di osservare gli altri e di comportarsi nel mondo.
Cambia tutto, e cambiano anche gli altri intorno. Trasmettere un buon esempio con una semplice azione come raccogliere un rifiuto da terra è così semplice da fare quasi spavento. Che sia senso di colpa o empatia, negli altri si scatenano reazioni più o meno vaste, in grado di focalizzare l’attenzione sulle piccole, preziose cose che impattano sulle nostre coscienze e sull’ambiente ogni giorno.

La mia vita a impatto 1 non finisce qui
E col senso di colpa devo avere a che fare anche io, ogni giorno. Mica è facile provare a sostenere il peso della sofferenza e degli abusi e della violenza, della crudeltà e dell’ignoranza nel mondo.
Sapere ogni volta qualcosa di più rende ancora più forte la consapevolezza di non sapere un cazzo, di non avere idea di come le dinamiche dei potenti possano salvare o distruggere il pianeta, di non poter fare davvero nulla per i miliardi di creature viventi uccise ogni giorno, e parlo di animali ma anche di umani, specialmente quelli dei paesi in via di sviluppo che subiscono i lati negativi di un divorante progresso (rifiuti non smaltiti, calamità naturali, mancanza d’acqua e di risorse ecc.).

Vabeh, sicuramente un anno di lavoro su se stessi non è sufficiente per potersi dire realmente cambiati o felici, né per imparare a non sobbarcarsi tutti i dolori del mondo. Per questo ho intenzione di andare avanti con questo progetto, con nuove idee e spunti anche da parte vostra. Non smettete di seguirmi e anzi!
Vi va di consigliarmi i luoghi e persone che dovrei assolutamente conoscere in Italia e in Europa, che abbiano a che fare con la riduzione dell’impatto sull’ambiente? Alimentazione veg, scelte alternative, sostenibilità e autosostentamento, decrescita, riciclo. Con i vostri consigli coglierò l’occasione per girare un po’ e per trovare nuove idee da dividere con voi.

AH! Per concludere, il quiz (che consiglio a tutti di compilare) al 31 dicembre 2011, mi dice che se tutti vivessero come me basterebbe lo 0,90 dell’intero pianeta terra. Un bel miglioramento, no?

Felice 2012 a tutti.


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