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La nona porta

Creato il 09 giugno 2013 da Theobsidianmirror
La nona portaDe Umbrarum Regni Noven Portis, Venetiae, apud Aristidem Torchiam. MLCLXVI. In-folio. 160 pag. compr. Frontespizio. 9 illustrazioni legno fuori testo. Di eccezionale rarità. Solo tre esempl. Conosciuti. Biblioteca Fargas, Sintra, Portogallo (vedi illustrazione). Bliblioteca Coy, Madrid, Spagna (mancante della tavola 9). Biblioteca Morel, Parigi, Francia. Esemplare privo di ex-libris e di annotazioni manoscritte. Completo secondo il catalogo asta della collezione Terral-Coy (Claymore, Madrid). Errore in Mateu (8 tavole invece di 9 in questo esemplare). Vi sono libri che non esistono e libri che invece esistono ma non dovrebbero essere mai esistiti. Fa parte della prima categoria (psudobiblium), per esempio, l’esecrando “Necronomicon”, uscito dalla fantasia di H.P. Lovecraft. Fa invece parte della seconda categoria il “De Masticatione Mortuari in Tumulis” del tedesco Micheal Ranft (di cui ho parlato molto tempo fa proprio qui sul blog). “Le nove porte del Regno delle Ombre” (De Umbrarum Regni Novem Portis), scritto e stampato nel 1666 da tale Aristide Torchia, un non meglio definito esoterista veneziano, processato e condannato al rogo dalla Santa Inquisizione, è un po’ l’uno e un po’ l’altro. È un libro che, a quanto pare, esisterebbe solo nella fantasia di Arturo Pérez-Reverte, che nel 1993 ne parlò in un suo romanzo (Il club Dumas), o forse è un libro che ne citerebbe un altro, molto più antico, scritto dalla mano di Lucifero in persona. Le nove porte, se esistono veramente, bisognerebbe quindi tenerle ben chiuse. Ma voi penserete che io sia pazzo e probabilmente non avete tutti i torti.
Le nove porte di cui parleremo oggi sono quelle di Roman Polanski che, nel 1999, trasse dal romanzo sopra citato uno dei suoi film più discussi. Intendiamoci, non siamo certo ai livelli dell’immortale “Rosemary’s Baby” (che condivide con “La nona porta” il tema demoniaco), ma al vecchio Polanski non possiamo negare di aver centrato ancora una volta il segno e, soprattutto, di aver visto giusto affidando il ruolo del protagonista a Johnny Deep, qui bello e tenebroso come non mai. Un Johnny Deep che oggi, guarda caso, festeggia il suo 50’ compleanno (lo avreste mai detto?) e al quale, come già successo solo pochi giorni fa per la sua “gemellina”, una manciata di bloggers sparsi qua e là per lo Stivale ha voluto erigere un tributo. In fondo al post trovate l’elenco dei blog partecipanti all’iniziativa: come al solito su ciascuno di essi oggi troverete la recensione di un film del nostro eroe di oggi, scelto pescando a caso nella sua sterminata filmografia. Al fianco di Depp troviamo qui Emmanuelle “sopraccigliona” Seigner, compagna di Polanski nella vita, in una prestazione a mio parere senza infamia e senza lode. Per inciso, forse stanco di lavorare con le mogli dei propri registi, Johnny Depp durante le riprese di questo film troverà di che distrarsi con la giovane e bella Vanessa Paradis (che più avanti lo renderà padre). Ma questa è un’altra storia…
La nona portaBoris Balkan (Frank Langella), un miliardario bibliofilo newyorkese, commissiona a Dean Corso (Johnny Depp), esperto di libri antichi, cinico e senza scrupoli, un'indagine su un antico testo esoterico (indovinate quale) presente nella propria collezione privata. Corso era un mercenario della bibliofilia; un cacciatore di libri su commissione. È un mestiere che implica le dita sporche e la parola facile, buoni riflessi, pazienza e molta fortuna. E anche una memoria prodigiosa, capace di ricordare in quale angolo polveroso di un negozio di libri usati riposa quell’esemplare per cui qualcuno è disposto a pagare una fortuna. La sua clientela era scelta e ristretta: una ventina di librai di Milano, Parigi, Londra, Barcellona e Losanna, di quelli che investono senza correre rischi, aristocratici, capaci di vendere la propria madre per un’edizione principe e non si sporcano mai le mani né la coscienza: per quello ci sono i tipi come Corso. 
Balkan è in possesso di uno dei tre soli esemplari superstiti del famigerato libro di Torchia, ma è anche convinto che solo uno dei tre sia autentico. Promettendogli un lauto compenso, egli manda Corso in Europa presso i collezionisti in possesso delle altre due copie alla ricerca di quella autentica che gli permetterebbe di evocare Satana in persona. “Nulla è più affidabile di un uomo la cui lealtà può essere comprata con il denaro”. E sarà proprio attraverso l’Europa che Corso si troverà ad avere a che fare con un giallo dai toni dark, tra profezie, oscuri personaggi e morti misteriose. Il libro di Torchia è di fatto il vero protagonista della storia e i misteri in esso celati, che verranno svelati a poco a poco nel corso di due ore abbondanti di pellicola, scandiscono la trama de “La nona porta”. Solo tramite l’osservazione analitica delle nove tavole del libro, quelle che ho descritto in apertura di articolo, Dean Corso sarà in grado di sbrogliare la matassa. Mi risulta difficile ora proseguire con la trama senza rischiare di spoilare quei pochi che ancora non hanno visto questo film, per cui mi fermo qui. Dopotutto, come è buona regola nei migliori romanzi gialli, non c’è niente di più sbagliato del rivelare il nome dell’assassino prima dell’ultima pagina.
Un grande Roman Polanski che ha saputo ritornare sui propri passi riponendo il tema satanico-settiario, riuscendo ad evitare di cadere nella trappola dell’autocitazionismo. Peccato solo per quel finale un po’ forzato che ci lascia con la sensazione che una buona occasione sia andata perduta. E questo è un vero peccato perché, oltre alla trama davvero intrigante (ma questo è merito del romanzo) Polanski è riuscito per tre quarti del film a regalarci delle atmosfere a metà strada tra il romanzo gotico e il thiller paranormale.
Impossibile non citare infine l’eccezionale colonna sonora del compositore polacco Wojciech Kilar (autore anche delle musiche epiche del “Dracula” di Coppola) che ci accompagna, attraverso le none porte, fin dai memorabili titoli di testa.
La nona portaQuesto è tutto per quanto riguarda il film e i festeggiamenti al suo protagonista. Rimane però da approfondire l’aspetto più affascinante, non trovate?  Il famigerato volume con le nove tavole in grado di evocare il demonio è reale oppure è solo uno pseudobiblia? È esistito veramente un esoterista chiamato Aristide Torchia? Ci sono ulteriori significati nascosti in quelle tavole, oltre a quelli scoperti da Dean Corso? Gli spunti sono innumerevoli per cui credo che valga la pena approfondirli in un articolo extra, uno di questi giorni (ma lì mi sarà un po’ difficile evitare gli spoiler). Nel frattempo le celebrazioni del cinquantesimo di Depp continuano sui seguenti blog:
Arizona Dream (Emir Kusturica, 1992) su Montecristo
Benny & Joon (Jeremiah S. Chechik, 1993) su In Central Perk
Blow (Ted Demme, 2001) su Triccotraccofobia
Buon compleanno Mr. Grape (Lasse Hallström, 1993) su Viaggiando meno
Cry Baby (John Waters, 1990) su Pensieri Cannibali
Dead Man (Jim Jarmusch, 1995) su White Russian Cinema 
Donnie Brasco (Mike Newell, 1997) su Scrivenny
Ed Wood (Tim Burton, 1994) su Il Bollalmanacco di cinema
Edward mani di forbice (Tim Burton, 1990) su Movies Maniac
Il mistero di Sleepy Hollow (Tim Burton, 1999) su Director's Cult
La moglie dell'astronauta (Rand Ravich, 1999) su Bette Davis’ Eyes
La nona porta (Roman Polanski, 1999) su The Obsidian Mirror
La vera storia di Jack lo squartatore (Allen e Albert Hughes, 2001) su Combinazione casuale
Minuti contati (John Badham, 1995) su Il cinema spiccio
Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna (Gore Verbinski, 2003) su Recensioni ribelli
Secret Window (David Koepp, 2004) su 50/50 Thriller
The Rum Diary: Cronache di una passione (Bruce Robinson, 2011) su Era meglio il libro

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